E’ in Provincia di Macerata il baricentro dell’ospitalità Marchigiana fra Arte e Cultura

  • Autore dell'articolo:
  • Articolo pubblicato:
  • Categoria dell'articolo:ChefHotelVini
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Posso dire di aver odiato e amato Macerata.

La ragione affonda le radici in un’esperienza che molti della mia generazione ricordano bene: il servizio militare. A diciott’anni ti ritrovavi improvvisamente catapultato in un luogo sconosciuto, spesso difficile da raggiungere, con i capelli rasati quasi a zero e le giornate scandite dal suono impietoso della sveglia della caserma. Era il periodo del cosiddetto CAR, il Centro Addestramento Reclute, un mese di attesa prima della destinazione definitiva.

Nel mio caso era ottobre. Avevo appena concluso la stagione estiva come dj sulla riviera e ripreso l’attività alla Bussola in collina quando arrivò la chiamata. Furono quattro settimane intense, quasi surreali, che non mi permisero di apprezzare una città ricca di fascino come Macerata, nota soprattutto per il magnifico Sferisterio che proprio d’estate offre il meglio di sé.

Quasi cinquant’anni dopo sono tornato da queste parti per motivi ben più piacevoli. Un caro amico, conosciuto nel corso di questo mezzo secolo, mi ha rivolto un invito che oggi sembra appartenere a un’altra epoca: un weekend nelle Marche, con consorte al seguito. Io e mia moglie, architetto, abbiamo persino pensato a uno scherzo. In tempi dominati dai social, ricevere un invito così autentico conserva ancora un sapore speciale.

Destinazione: Ripe San Ginesio, piccolo borgo dell’entroterra maceratese appartenente ai Monti Azzurri, una delle aree più colpite dal terremoto che ha segnato questa parte delle Marche. Un territorio che, nonostante le ferite subite, continua a custodire tesori gastronomici, culturali e artigianali di assoluto valore.

La capacità ricettiva del borgo non consente ancora di accogliere tutti gli ospiti al suo interno e così, nel raggio di pochi chilometri, emergono alcune realtà già ben note agli appassionati di buona tavola e charme.

A Colmurano si incontra Agra Mater, ristorante con camere e pizzeria che ha recentemente conquistato i Tre Gamberi nella guida Osterie d’Italia del Gambero Rosso, il massimo riconoscimento riservato alla categoria. Poco distante, a Urbisaglia, la Michelin segnala la Locanda Le Logge, elegante indirizzo nel centro storico che unisce cucina, ospitalità e ambienti dal gusto contemporaneo inseriti in una struttura dal fascino antico.

In queste colline anche il vino trova interpreti di grande livello. Tra i protagonisti spicca la Ribona, vitigno simbolo del territorio, premiato dalla critica e valorizzato da produttori come Saputi.

Continua a leggereE’ in Provincia di Macerata il baricentro dell’ospitalità Marchigiana fra Arte e Cultura

L’attesa è finita Slow Food, Gambero Rosso e Michelin come le Comari di Windsor si rivelano in vista del 2027

  • Autore dell'articolo:
  • Articolo pubblicato:
  • Categoria dell'articolo:ChefVini
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

L’autunno delle guide eno e gastronomiche entra nel vivo e, dopo le prime uscite di fine settembre, il calendario delle pubblicazioni si fa sempre più fitto. È il periodo più atteso da ristoratori, produttori e appassionati, quello in cui vengono svelati i giudizi, le classifiche e i riconoscimenti destinati a segnare la nuova annata 2027.

Tra le novità spicca il debutto in Italia della guida ai vini di Falstaff, storico riferimento per il pubblico di lingua tedesca. Dopo aver consolidato la propria autorevolezza nel mondo della ristorazione, il magazine austriaco amplia infatti la sua presenza nel nostro Paese con una guida dedicata ai vini italiani, in attesa di sviluppare ulteriormente anche il settore alberghiero sempre rivolta al pubblico di lingua tedesca.

Nel frattempo per noi italiani e stranieri Slow Wine ha iniziato a svelare le prime anticipazioni regionali in vista della presentazione ufficiale e della degustazione prevista per sabato 17 ottobre. Due giorni più tardi sarà invece il turno di Osterie d’Italia di Slow Food, una delle pubblicazioni più seguite dagli appassionati della cucina territoriale e della tradizione gastronomica.

Il fine settimana successivo riflettori puntati sul Gambero Rosso, che celebrerà i quarant’anni della propria attività con la degustazione dei Tre Bicchieri, mentre gran parte della guida è già consultabile online. Un anniversario importante che coinvolgerà anche le guide dedicate a ristoranti e pizzerie, due comparti fiore all’occhiello nell’offerta editoriale del gruppo.

Grande attesa anche per la Guida Michelin, che in queste ore sta già anticipando alcune novità in vista della cerimonia del 12 novembre, quando verranno assegnate le nuove Stelle. Come da tradizione, nei giorni precedenti saranno resi noti anche i riconoscimenti Bib Gourmand, dedicati ai locali che offrono il miglior rapporto qualità-prezzo.

Diversa la scelta di Gault&Millau, che ha deciso di spostare la pubblicazione della nuova edizione alla fine di gennaio. Una decisione che coinvolge anche buona parte del Nord Italia e il Sudtirolo, territorio che fino a qualche anno fa era incluso nella guida dedicata all’Austria.

Più incerta, invece, la situazione delle Guide de L’Espresso, al momento ancora assenti dal panorama delle pubblicazioni autunnali, qualcuno ha già ricevuto l’invito alla presentazione a fine novembre.

Sempre a fine gennaio, in occasione del Sigep di Rimini, arriverà inoltre la classifica delle Pizzerie in Viaggio, destinata a prendere il posto della guida Gelaterie d’Italia all’interno della manifestazione.

Sul fronte internazionale, la nuova Wein Guide Italien 2027 di Falstaff, realizzata in lingua tedesca e pensata principalmente per i mercati di Germania, Austria e Svizzera, adotta il sistema di valutazione in centesimi e non esita ad assegnare anche il punteggio massimo di 100/100 ad alcune etichette considerate di assoluta eccellenza.

Continua a leggereL’attesa è finita Slow Food, Gambero Rosso e Michelin come le Comari di Windsor si rivelano in vista del 2027

Aumenta la presenza della Relais & Chateaux nella parte adriatica e ionica italiana

  • Autore dell'articolo:
  • Articolo pubblicato:
  • Categoria dell'articolo:ChefHotel
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Dall’Adriatico al Salento, fino a Matera: viaggio fra future stelle, Chiavi Michelin e grandi indirizzi dell’ospitalità

Partire per la Puglia significa spesso attraversare territori che raccontano storie diverse, una dopo l’altra. Il viaggio di questo inizio d’autunno è cominciato la mattina presto, lungo la dorsale adriatica, con una prima tappa al confine tra Abruzzo e Marche, alla scoperta di una delle novità più interessanti dell’hôtellerie italiana.

Qui si trova infatti un nuovo ingresso nella prestigiosa collezione Relais & Châteaux, destinato a chiudere la stagione il prossimo 31 ottobre ma già forte di importanti riconoscimenti: una stella Michelin per il ristorante e una Chiave Michelin per l’ospitalità. Un caso quasi unico lungo la costa adriatica. In passato, infatti, il marchio Relais & Châteaux era stato rappresentato da poche eccellenze come il Duchessa Isabella di Ferrara per l’accoglienza e il San Domenico di Imola per la ristorazione. A sud, soltanto Il Melograno in Puglia e Villa San Martino a Martina Franca.

Poco distante, nella terra del produttore Emidio Pepe, merita una sosta l’Osteria dei Maltagliati di Torano Nuovo. Il locale ha recentemente ottenuto i Tre Gamberi del Gambero Rosso, affiancando il riconoscimento al Bib Gourmand Michelin e alla segnalazione fresca della guida Falstaff, con un punteggio che eguaglia quello del vicino ristorante stellato ben più celebrato.

La giornata, iniziata sotto un luminoso sole autunnale, è cambiata radicalmente durante la discesa verso il Salento. Giunti in prossimità di Monopoli, la pioggia si è trasformata in un autentico nubifragio. Per lunghi tratti sembrava di navigare in mare aperto, nel mezzo di una tempesta.

Proprio durante quelle ore arrivava la notizia della scomparsa di Federico “l’Olandese Volante”, storica voce della radio italiana. Un personaggio amatissimo che aveva lasciato l’Olanda, sua terra natale, per costruire la propria carriera in Italia, paese al quale era legato anche al fatto che il papà gestiva un villaggio turistico sul Lago di Garda. A lui è dedicato idealmente questo itinerario.

La prima vera tappa pugliese è Lecce, città che negli ultimi anni sta vivendo un momento di crescente fermento gastronomico. Qui si trova Gimmi, recentemente entrato nelle segnalazioni Falstaff anche qui con un punteggio simile all’unico stellato rimasto in città e già presente nella Guida Michelin. Il ristorante è ospitato all’interno del suggestivo Chiostro dei Domenicani, struttura che da tempo rappresenta una delle location per eventi più affascinanti della città e che negli ultimi anni ha ampliato la propria offerta con camere e ospitalità.

Alla guida della cucina c’è Donato Episcopo, chef che vanta un curriculum di assoluto rilievo, maturato tra esperienze stellate come Casa del Nonno 13, Marennà e i ristoranti di Heinz Beck, oltre a una precedente stella Michelin conquistata in Veneto, a Follina.

La proposta gastronomica è accompagnata da una curata selezione di vini, con percorsi di abbinamento ben studiati e un servizio attento ai dettagli. Un progetto che potrebbe contribuire a colmare una lacuna ancora evidente nel territorio salentino, dove non mancano alberghi di prestigio e Chiavi Michelin, ma sono ancora relativamente pochi gli indirizzi capaci di proporre un’esperienza gastronomica di alto livello integrata all’ospitalità.

L’esempio più vicino resta Vinilia Wine Resort di Manduria, attualmente impegnato in una fase di rinnovamento dopo la partenza dello chef Pietro Penna.

La mattina successiva Lecce si risveglia sotto un autentico diluvio. Fortunatamente il maltempo si esaurisce rapidamente e il viaggio può riprendere verso l’estremo lembo del tacco d’Italia, Santa Maria di Leuca, quel punto dove metaforicamente il mondo sembra finire e dove Adriatico e Ionio si incontrano.

Prima di raggiungere la destinazione, la sosta è a Diso. Qui ha recentemente aperto Mohala, raffinato Boutique cinque stelle lusso che ancora gode di rare opportunità: nessuna tassa di soggiorno e apertura annuale garantita dalla presenza di una moderna spa con ampia piscina interna.

All’interno della struttura ha trovato casa il ristorante Carèm, guidato dallo chef Giuseppe Amato. Oltre ai servizi di pranzo e cena, il cuoco firma anche una colazione à la carte particolarmente interessante, nella quale merita una menzione l’uovo soufflé.

L’apertura risale soltanto allo scorso luglio e per le segnalazioni nelle guide bisognerà attendere ancora. Intanto una prima attestazione di fiducia è arrivata dal circuito TheFork Awards, dove la struttura è stata segnalata da Valeria Piccini, storica cheffe del ristorante Da Caino, due stelle Michelin in Maremma.

Sempre nel Salento, la Michelin ha recentemente assegnato una Chiave a Palazzo Daniele di Gagliano del Capo, elegante struttura ospitata nel centro storico e appartenente al circuito Design Hotels grazie ai suoi interni. Confermata invece la Chiave Michelin per Baglioni Masseria Muzza, a nord di Otranto, dove opera lo chef Luigi Barletta, già apprezzato al Maizza.

Lasciata la Puglia, l’itinerario entra in Basilicata attraversando una zona ancora poco raccontata dalle guide internazionali. Prima di raggiungere l’area di Pisticci, recentemente interessata dall’arrivo di una nuova Chiave Michelin, la sosta è a Bernalda.

Qui si trova Palazzo Margherita, il raffinato albergo voluto da Francis Ford Coppola nel paese d’origine della propria famiglia. Anche chi non soggiorna nella struttura può vivere parte dell’esperienza attraverso il bar con cucina Cinecittà aperto agli esterni. La sera, invece, il ristorante interno è riservato agli ospiti e propone un’esclusiva cena con menu che cambia tutti i giorni per un numero di massimo dieci commensali.

Un luogo che conserva tutto il fascino di un set cinematografico e che potrebbe ambire a un riconoscimento ancora più elevato nell’ambito delle Chiavi Michelin visto che già Bottura e la coppia Melis-Crepet in questo senso sono stati beneficiati dalle tre Chiavi.

Pochi chilometri più avanti si incontra Masseria Torre Fiore, recupero di un antico borgo agricolo caratterizzato da sottili influenze architettoniche arabe. Al suo interno trova spazio il ristorante Patio, guidato da una cuoca lucana che ha maturato importanti esperienze professionali a Pavia, dove aveva sviluppato una proposta vegetariana e vegana già apprezzata dalle guide.

La splendida piscina valorizza gli spazi esterni durante la bella stagione, anche se con l’arrivo dell’autunno la struttura non ha lo stesso appeal e si avvia verso la tradizionale chiusura di fine ottobre.

Terminata la colazione, il viaggio di ritorno conduce a Matera. La domenica è possibile raggiungere quasi direttamente in auto il ristorante Da Mo, poco distante dal celebre albergo diffuso Sextantio, il visionario progetto di Daniele Kihlgren, recentemente scomparso.

C’è tempo anche per una passeggiata fino al nuovo Relais & Châteaux Vetera, recentemente insignito di due Chiavi Michelin, e per osservare da vicino l’evoluzione gastronomica della città che ha appena rivelato un nuovo indirizzo Michelin, anche se non espone la vetrofania rossa, Aroma. Matera continua infatti a crescere sotto il profilo dell’ospitalità e della ristorazione, ma per compiere il definitivo salto di qualità nel panorama nazionale avrebbe probabilmente bisogno di una seconda stella Michelin in città, così come è accaduto nel settore alberghiero con l’incremento delle Chiavi.

Tra gli indirizzi più promettenti figura il ristorante guidato da Pompeo Limongiello e dalla sua famiglia, entrato nella Guida Michelin soltanto due anni dopo l’apertura. Una squadra affiatata tra cucina e sala, capace di valorizzare il territorio attraverso piatti originali e una carta dei vini particolarmente interessante, nella quale spicca persino un elegante Vermouth ottenuto da passito di Aglianico.

L’ultima tappa prima del rientro arriva a San Severo, dove si fa rifornimento presso nell’unico distributore aperto la domenica pomeriggio, poco prima dell’annunciato sciopero contro il rincaro dei carburanti.

Dopo centinaia di chilometri percorsi tra Puglia, Basilicata e Adriatico, il viaggio si conclude là dove storicamente inizia la Via Emilia. A Rimini, infatti, una sosta da La Marianna, il terzo ristorante del gruppo di Giuliano Canzian recentemente entrato nella Guida Michelin, offre l’occasione per chiudere il percorso con una cucina di mare ben eseguita e una proposta che sembra avere tutte le caratteristiche per ambire, almeno, a un futuro Bib Gourmand.

Continua a leggereAumenta la presenza della Relais & Chateaux nella parte adriatica e ionica italiana

Ecco i vincitori di The Fork Awards 2026 secondo gli stellati

  • Autore dell'articolo:
  • Articolo pubblicato:
  • Categoria dell'articolo:Chef
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Ogni anno, tra classifiche e guide che si moltiplicano soprattutto nei periodi più caldi, torna puntuale un’iniziativa ormai consolidata: i The Fork Awards, giunti alla loro ottava edizione. L’evento mette in luce i nuovi ristoranti prenotabili online, abbinandoli a Chef di ristoranti stellati che li hanno personalmente segnalati. Una curiosità: quasi tutti i mentori hanno almeno una stella Michelin. Le eccezioni sono poche e significative — Paolo Morelli, che la stella l’ha avuta a lungo; Stéphane Zippl, ancora detentore della Stella Verde; e Viviana Varese, oggi premiata con le 3 Chiavi di Passalacqua. Sono loro gli unici “non stellati” chiamati a indicare i nuovi talenti.

Il meccanismo è semplice: il ristorante più votato online tra le nuove aperture vince. Ma, proprio come accade agli Oscar, essere in gara è già una forma di riconoscimento.

Quest’anno, il ristorante emergente più sostenuto dagli Chef stellati e pluristellati è Sextantio, in Abruzzo, all’interno dell’omonimo Albergo Diffuso premiato con la Chiave Michelin. Un consenso sorprendente: un tre stelle, due due stelle, due una stella e un tre Spicchi hanno indicato la stessa realtà. Merito forse della location visionaria creata da Daniel Kihlgren, maestro dei rifugi d’autore, ma soprattutto del lavoro dello Chef Executive Dino Como.

Di fatto, Sextantio avrebbe già vinto solo per la forza delle sue segnalazioni: Gennaro Esposito nuova sede Torre del Saracino a Sorrento, Donato Ascani Glam Venezia, Niko Romito Reale Castel di Sangro, Michele Lazzarini Contrada Bricconi Oltressenda Alta, Arcangelo Tinari Vila Maiella Guardiagrele, Claudio Mengoni Borgo San Jacopo Firenze e Franco Pepe in Grazi Caiazzo hanno espresso il loro apprezzamento. Un parterre che parla da sé.

A questo punto, l’elenco degli altri 47 concorrenti diventa quasi superfluo: la maggior parte può contare su un solo mentore. Eppure, alcune realtà spiccano. Stecca Roma raccoglie più segnalazioni grazie a Gian Marco Bianchi (Al Madrigale, Tivoli), Gianfranco Pascucci (Al Porticciolo, Fiumicino) e Daniele Usai (Tino, Fiumicino). Thelema ottiene il sostegno di Andrea Berton a Milano, Simone Cantafio La Stua de Michil a Corvara, Alessandro Negrini e Fabio Pisani di Aimo e Nadia a Milano, Sara Scarsella di Sintesi ad Ariccia e Giancarlo Perbellini del XII Apostoli a Verona.

A Torino, Spirito Osteria viene segnalata da Michelangelo Mammoliti, fresco delle tre stelle de La Rei Natura, Giancarlo Morelli e Davide Palluda di All’Enoteca a Canale. Nino Osteria con Cucina conquista sia Antonio Guida del Seta a Milano, sia Chiara Pavan e consorte a Venissa. Nomos Ante a Roma riceve l’apprezzamento di Gabriele Boffa supportato da Enrico Bartolini in Piemonte e Anthony Genovese de Il Pagliaccio Roma.

C’è anche una pizzeria segnalata da due Chef: Sasà Martucci Milano, indicato da Giuseppe Torrisi e Andrea Aprea. Infine, Somnium a Eboli, scelto da Peppe Guida dell’Antica Osteria Nonna Rosa di Vico Equense; Francesco Sodano, nuovo due stelle a Casa Rana nel Veronese; e Giuseppe Iannotti del Kresios a Telese Terme.

Continua a leggereEcco i vincitori di The Fork Awards 2026 secondo gli stellati

Ecco chi ha già vinto con le novità Michelin di Settembre

  • Autore dell'articolo:
  • Articolo pubblicato:
  • Categoria dell'articolo:Chef
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Mancano soltanto gli ingressi di ottobre e la lista dei possibili protagonisti della Guida Michelin 2027 – tra stelle, Bib Gourmand e mindful voices – sarà finalmente completa. È brutto da dire, ma il meccanismo è ormai chiaro: a conquistare un upgrade sono quasi sempre gli indirizzi già presenti in guida o che, mese dopo mese, entrano nella selezione online, alimentando l’attenzione dei media per tutto l’anno. Certo, resta quello 0,01% di imprevedibilità che la Michelin rivendica come suo diritto naturale, la possibilità del “botto” inatteso. Ma molti operatori sono scoraggiati dal fatto che, due mesi prima dell’ingresso, arriva la famosa lettera di pre‑avviso. Sarà per il prossimo anno, da gennaio: la routine è ormai consolidata.

Se agosto era stato il mese delle re‑entry, con diversi nomi storici tornati in selezione, i venti di settembre sembrano soffiare in direzione opposta. Le novità sono molte, anche se una retrò spicca: Il Pozzo Osteria a Sant’Angelo in Colle, Montalcino. Un locale che va e viene nelle guide da sempre, ma che rientra tra le nuove segnalazioni. Qui il Bib Gourmand appare quasi certo per novembre, pochi giorni prima della presentazione ufficiale di Piacenza. Il segreto? Una cucina tradizionale ben eseguita, la Cheffe‑proprietaria Paola Binarelli, e il nipote in sala con una selezione impeccabile dei vini locali, anche al bicchiere.

La seconda novità toscana di settembre è la nuova gestione de L’Oca Bonda all’Impruneta: tre giovani chef che hanno scelto di mantenere il nome storico, proponendo però una cucina sorprendentemente di pesce, in un territorio che solitamente tende alla terra. Apertura dal giovedì al lunedì, pranzo e cena.

Il mare torna protagonista anche a Peschiera del Garda, dove BIP Bella Italia Pesce dello chef‑patron Fabio Codognola entra in selezione con il suo ristorante e l’annesso B&B, gestito separatamente. Tutto indipendente anche al 1224 di Cortina d’Ampezzo, nonostante si trovi all’interno dell’Hotel Savoia 5*L e sia, contemporaneamente, la “succursale cittadina” del Baita Piè Tofana di Rumerlo.

Tra le vecchie conoscenze, ritorna il Posta Vecchia di Ladispoli con il ribattezzato Da Aurelio. Sempre nel Lazio compaiono Dieci a Nepi, Quid a Roma e Percorsi al Vecchio Ponte Bracciano.

Il resto delle novità si sposta verso Sud, le isole e l’estremo Est & Ovest:

a Torino, Akoya;
a Trieste, Chimera di Bacco.

Agosto, Guida mia non ti conosco, Michelin non va in ferie

Sono quindici le nuove entrate del mese di agosto 2026 che confluiranno nella Guida Michelin 2027, attesa in versione cartacea a Piacenza giovedì 12 novembre. Un aggiornamento che arriva proprio mentre i diretti interessati rientrano dalle vacanze, e che questa volta porta con sé un elemento inedito: il ritorno di alcuni “soliti noti”, re-entry che fanno sperare in ulteriori ripescaggi futuri, magari dovuti a dimenticanze, fattori imponderabili o cambi di guida, più che a veri stravolgimenti strutturali.

Essere pubblicati sulla Rossa, oggi, è diventato un traguardo sempre più improbabile: anche ristoranti solidi, riconosciuti e funzionanti alla perfezione possono restare fuori. Rientrare, poi, è quasi impossibile. Eppure, proprio questo è accaduto a Tuccino di Polignano a Mare, da sempre considerato il miglior ristorante di pesce d’Italia. Era scomparso dalla Michelin nel 2011 per un errore d’ufficio nella compilazione della scheda, nonostante fosse presente in tutte le guide nazionali con punteggi elevati e nonostante molti si aspettassero una stella. Ora, con il nuovo ingresso, la possibilità della promozione non è solo riaperta: è spalancata.

Dal ristorante pugliese, il patron Pasquale e tutta la famiglia — allargata e comprensiva del Fish Manager Vito Mancini — confermano che l’unica novità è il cambio del menù: una scelta di piatti molto ampia e due percorsi degustazione, ormai diventati obbligatori per chi ambisce alla stella.

Soddisfatta anche Iside De Cesare, che vede entrare in Michelin il suo Terrae a Firenze. Il ristorante, riaperto dopo la pausa estiva e operativo solo la sera, punta chiaramente alla sua seconda stella. Non lontano, un’altra storia di ritorni: il celebre ristorante stellato del Lingotto di Torino, attivo dal 2008 presso Eataly, sarebbe tornato alla sua sede originaria a Ivrea.

A Roma, Carlo Cracco — che non ha bisogno di presentazioni — entra con il suo Viride, mentre lascia definitivamente Castrocaro. Tra le novità agostane compare anche Balzi Rossi, che rientra con il nuovo chef.

Busto Arsizio si conferma una delle località più dinamiche: a giugno era arrivato Deg, ora ad agosto appena passato entra anche Gustoo, guidato dallo chef romeno Vasile Dumitroae. Arrivato in Italia nel vicino Comasco, ha iniziato da zero nel mondo della ristorazione, passando dalla pizza alla cucina contemporanea. Il locale, in pieno centro e a pochi chilometri da Malpensa, prima del Covid proponeva anche pizze gastronomiche solo la sera realizzate con la stessa materia prima dei piatti, in particolare i crudi di pesce. Oggi non mancano le proposte di carne, sempre eccellenti e ben presenti tra i secondi. A pranzo business lunch con altro menù del giorno.

A chi andrà la stella? Difficile dirlo. Da una parte c’è chi predilige il percorso fisso, dall’altra chi propone solo la carta. Nel caso di Gustoo, se il cliente vuole assaggiare più piatti, la cucina ridimensiona le porzioni in modo sartoriale, lasciando spazio anche al dessert. L’ardua sentenza spetta alla Michelin, che finora sembra prediligere percorsi da circa dieci portate, pochi coperti e tavoli rotondi ben distanziati.

Completano il quadro altre nuove entrate: due a Torino, quattro a Roma e provincia, due in Puglia (con anche Monopoli), Milano e provincia di Bergamo, e una in provincia di Vicenza.

Nuovi ristoranti Michelin Italia di Luglio, qualcuno fa il bis e c’è pure il tris

Luglio porta con sé quindici nuove entrate italiane nella Guida Michelin, in attesa della presentazione ufficiale dell’edizione 2027 prevista a novembre a Piacenza. Un mese vivace, che parla soprattutto romagnolo: il riminese continua a muoversi, con Borgo San Giuliano che accoglie il terzo locale firmato Canzian, mentre a Torriana torna alla ribalta Casa Gasperoni, guidata oggi da Giuseppe, già stellato. Una coppia di nomi che ormai sembra giocare in casa quando si parla di novità sulla Rossa.

Pochi chilometri più a nord di dove avverrà la presentazione, verso Cremona, è invece Lorenzo Barbieri a rompere il ghiaccio: il suo Ginkgo riporta in Guida la cucina italiana, dopo anni in cui la città del Torrone e di Stradivari era rappresentata soltanto da un indirizzo giapponese.

Continua a leggereEcco chi ha già vinto con le novità Michelin di Settembre

Questi i nuovi ingressi sulla Guida Michelin 2027 Italia

  • Autore dell'articolo:
  • Articolo pubblicato:
  • Categoria dell'articolo:Chef
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Nuovi indirizzi Michelin 2027

Settembre
Abbamele Osteria MAMOIADA (Nu)
Ulìa ARZACHENA (Ss)
Percorsi al Vecchio Ponte BRACCIANO (Rm)
Dal Pittore CAGLIARI 
Aurea Osteria Contemporanea CAGLIARI 
1224 Restaurant CORTINA D’AMPEZZO (Bl)
Seasons FORIO D’ISCHIA (Na)
Luigi Lepore – Casa Koplè FRANCAVILLA ANGITOLA (Vv)
Casa Scarica Cucina Da Vivere GRAGNANO (Na)

L’Oca Bonda IMPRUNETA (Fi)
Trattoria da Pina di Maniaci ISOLA VULCANO (Ms)
Da Aurelio LADISPOLI (Rm)
Dieci NEPI (Vt)
Osteria Arbustico PAESTUM (Sa)
Bella Italia Pesce PESCHIERA DEL GARDA (Vr)
QUID ROMA (Rm)

Il Pozzo SANT’ANGELO IN COLLE (Si)
Chimera di Bacco TRIESTE
Convivial TUSCANIA (Vt)
Akoya TORINO

Continua a leggereQuesti i nuovi ingressi sulla Guida Michelin 2027 Italia

Il gioco d’azzardo attira ma con la Michelin SudOvest americana c’è chi preferisce le zone di Wil E. Coyote

  • Autore dell'articolo:
  • Articolo pubblicato:
  • Categoria dell'articolo:ChefHotel
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Dopo quindici anni di silenzio, Michelin torna a Las Vegas. La guida dedicata alla città del gioco era apparsa solo nelle edizioni 2008 e 2009, quando l’unico ristorante a ottenere le tre stelle fu quello di Joël Robuchon. Oggi, nella nuova selezione American Southwest 2026 – che comprende anche Arizona, New Mexico, il resto del Nevada e Utah – quel tre stelle storico scende a due, segnando simbolicamente la distanza tra la Las Vegas di allora e quella di oggi.

Continua a leggereIl gioco d’azzardo attira ma con la Michelin SudOvest americana c’è chi preferisce le zone di Wil E. Coyote

La Germania dice addio alle stelle verdi ma resta consapevole

  • Autore dell'articolo:
  • Articolo pubblicato:
  • Categoria dell'articolo:Chef
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

La Germania accoglie la nuova Guida Michelin 2026 con un gesto che sorprende: nessuno degli ex detentori della Stella Verde viene promosso, nonostante il Paese sia stato, sin dagli esordi, uno dei territori più ricettivi verso la filosofia del “mindful dining”. Una scelta che lascia un vuoto evidente, quasi un silenzio, se non fosse per un’unica eccezione che spicca come un lampo nel paesaggio: Sonja Baumann & Erik Scheffler, che al loro NeoBiota di Colonia conquistano simultaneamente stella Michelin e Stella Verde, un doppio debutto che li colloca immediatamente tra i protagonisti della scena tedesca.

Nel capitolo dei Bib Gourmand 2026, la sorpresa parla italiano: Mario Furlanello, al Bornheimer Ratskeller di Francoforte, ottiene il riconoscimento e, insieme, il nuovo commento “mindful”. Poi, di nuovo, il deserto. Nessun altro ciuffo d’erba all’orizzonte, nessun’altra voce consapevole a farsi strada tra le nuove segnalazioni.

Il vertice della ristorazione tedesca resta comunque solido: dodici i tre stelle, nonostante la chiusura di Aqua lo scorso 21 marzo e la conseguente ascesa di L.A. Jordan, che ne raccoglie l’eredità. Tra questi, solo Marco Müller del Rutz di Berlino può vantare anche la citazione “mindful voices”, un unicum nel gotha gastronomico nazionale.

Scendendo di un gradino, tra le circa cinquanta due stelle, emerge etz a Norimberga, dove Felix Schneider riceve anch’egli il trafiletto “mindful voices”. Nella stessa città, Essigbrätlein di Andree Köthe & Yves Ollech eguaglia il collega, confermando Norimberga come una delle capitali tedesche della cucina consapevole.

La lista continua: Alexander Herrmann & Tobias Bätz si associano a Wirsberg con l’Aura; a Berlino Horváth di Sebastian Frank mantiene la doppia stella con la menzione mindful; ad Amburgo 100/200 Kitchen di Thomas Imbusch completa il quadro delle “voci consapevoli” tra i bistellati tedeschi.

Alla fine, non è andata così male. La Germania, pur avara di nuove Stelle Verdi, conserva un nucleo di ristoranti che interpretano la sostenibilità con profondità e coerenza, lasciando intravedere che la partita, almeno qui, è tutt’altro che chiusa.

Continua a leggereLa Germania dice addio alle stelle verdi ma resta consapevole

C’erano una volta le stelle Verdi ai Ristoranti durevoli

  • Autore dell'articolo:
  • Articolo pubblicato:
  • Categoria dell'articolo:Chef
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

La Michelin annuncia la fine delle Stelle Verdi, introdotte nel 2020 per riconoscere l’impegno dei ristoranti verso la sostenibilità. Negli ultimi anni erano diventate una presenza discreta: niente simbolo dedicato in guida, solo un cenno durante la presentazione della stessa e poche righe nel comunicato stampa. Ora, però, la decisione è definitiva. Le stelle verdi non verranno più assegnate. Rimarranno solo quelle già attribuite, almeno pernoi, come un sigillo permanente: gli unici ristoranti che oggi possono vantare il triplo riconoscimento – Tre Stelle, Tre Chiavi e Green Star – restano Single Thread, Bad Ragaz e l’Oustau de Baumanière, ormai irraggiungibili.

Una scelta che fa discutere. Per qualcuno la Guida diventa “sempre più rossa”, e non solo per tradizione. Cosa prenderà il posto della Stella Verde? Da giugno, Mindfull Voices promette una nuova pubblicazione dedicata alla sostenibilità, estesa non solo ai ristoranti ma anche ad alberghi e vini. Un segnale che lascia intendere come il tema non sia affatto archiviato.

Intanto, ci si augura che gli chef continuino a coltivare il proprio orto, a portare in tavola prodotti di casa, a investire in pannelli solari, raccolta differenziata, lotta agli sprechi: tutto ciò che rende una cucina davvero durevole.

L’Italia e le sue Green Star

Nell’edizione 2026 della Guida italiana le stelle verdi sono state 72, su un totale di 394 stellati. Un numero significativo, che racconta un movimento diffuso.

Nella nostra Hall of Fame non possiamo però includere chi, come Tina Marcelli, ha perso la stella verde insieme all’indirizzo Michelin dopo la chiusura del Ristorante Gourmet degli Chalet Amonti in Valle Aurina. Resta invece il Green all’Artifex di Brennero, oggi guidato da Andrea Moccia, dove la cheffe l’aveva conquistata in precedenza.

La storia delle stelle verdi in Italia comincia nel novembre 2020, mentre in Francia erano già comparse qualche mese prima, in pieno periodo Covid, durante la presentazione parigina.

Chi l’ha persa, chi l’ha cambiata, chi non l’ha riconfermata

Non hanno mantenuto la Stella Verde dopo aver cambiato ristorante Antonello Sardi, oggi stellato a Fiesole, e Giorgio Servetto, ora a Verona da Iris solo in rosso. L’unico locale ad aver perso il Green pur conservando la stella classica è Lazzaro 1915 a Pontelongo, con Piergiorgio Siviero: il meno “green” secondo la Michelin.

Una curiosità: Vite di San Patrignano, a Coriano, riporta ancora l’autocertificazione dello chef che aveva ottenuto la Stella Verde nell’edizione 2023, Davide Pontoriere, nonostante oggi ci sia un nuovo chef, già stellato in passato. Mirko Gatti, invece, è stato uno dei pochi a conquistare due volte la Stella Verde: prima con Radici, poi con àbitat a San Fermo della Battaglia. L’ultimo ristorante ha chiuso nell’ottobre 2025, e non ci sarà una terza occasione.

È sparita rapidamente dalla Guida online La Bursch di Campiglia Cervo, nuova Stella Verde 2026, dopo l’uscita della cheffe Erika Gotta.

Il caso St. Hubertus e l’unico chef con due autocertificazioni

Il St. Hubertus di San Cassiano, dopo la ristrutturazione, ha perso sia il Green sia le Tre Stelle. Con la riapertura attende una nuova valutazione: il nuovo concept Shabu Shabu potrebbe aprire scenari inaspettatamente zen.

Infine, un primato nazionale: l’unico chef ad aver firmato due autocertificazioni Green nella Guida italiana è Riccardo Gaspari, con il San Brite e l’El Brite de Larieto, nei dintorni di Cortina d’Ampezzo.

Continua a leggereC’erano una volta le stelle Verdi ai Ristoranti durevoli

Dopo la sola Francia oltre 30 anni con le Tre Stelle Michelin in Europa

  • Autore dell'articolo:
  • Articolo pubblicato:
  • Categoria dell'articolo:Chef
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Prima della scoperta dell’America la Guida Michelin ha rivelato i suoi tre stelle europei

La seconda nazione a ricevere la terza stella Michelin, per ragioni di vicinanza ma anche di lingua, è il Belgio. L’anno fatidico fu il 1972, annata senza nessuna novità a tre stelle in Francia, a Bruxelles viene incoronato Villa Lorraine e successivamente nel 79 tocca anche a Comme chez soi sempre nella capitale.

In ordine di tempo si passa alla Germania con Aubergine a Monaco di Baviera nel 1980 e tarderà poco ad arrivare il primo italiano con tre stelle Heinz Winkler al Tantris, quindi all’estero, sempre a Monaco.

Non è finita la Germania fa pure la doppia a Colonia con Goldener Pflug. Nello stesso 1982 l’Inghilterra ottiene la terza stella Le Gavroche a Londra.

Intanto che in Francia i tre stelle vanno e vengono, fuori dai confini resta tutto stazionario e dal Belgio arriva il terzo sempre a Bruxelles, Pierre Romeyer nel 1983.

Raddoppiano nel Regno unito nel 1985 i Roux con l’altro ristorante sul Tamigi a Bray nei pressi del Castello di Windsor con Waterside Inn dove fino a poco tempo fa si recava annualmente la Regina d’Inghilterra. Purtroppo Villa Lorreine viene declassato in Belgio.

Nonostante la Guida Michelin in Italia fosse la seconda come pubblicazione al mondo dopo i francesi di lingua, la terza stella tardò parecchio ad arrivare con il secondo italiano a riceverle, questa volta in patria: Gualtiero Marchesi, correva l’anno 1986.

L’anno dopo toccò alla Spagna con Zalacain a Madrid entrare nel mondo dei tre stelle.

Passano a quattro i tripla stella in Germania questa volta a Dussendorf all’Im Schiffchen nel 1988 e anche il Belgio è inarrestabile con l’arrivo del loro terzo tre stelle in carica: Bruneau, ed è ancora Bruxelles a ospitarle tutte.

Fra tutti questi fuori dalla Francia e Belgio con tre stelle il primo a scendere nel 1989 a due è in effetti il meno noto, quello della famiglia Robertz a Colonia in Germania, L’aratro d’oro chiuse definitivamente nel 1996. Restando a fine anni 80 è la Spagna a salire a tre stelle con Arzak quindi nei Paesi Baschi.

Anni 90 arriva anche il secondo ristorante italiano con tripla stella nei dintorni di Milano ad Abbiategrasso L’antica Osteria del Ponte.

La Germania perde un altro tre stelle nel 92 ma questa volta lo Chef avrà una lunga carriera altrove, si tratta del Tantris che ancor’oggi la terza non è più riuscito più a riprenderla.

Lo sostituisce un ristorante che l’anno dopo che viene considerato ancora il migliore di sempre, lo Schwarzwaldstube nella Foresta Nera a Baiersbronn. In Italia la prima donna a prendere la Stella fuori dalla Francia è proprio Annie Feolde di Villeneuve Loubet la città natale di Escoffier, all’Enoteca Pinchiorri, altro maestro della Sala. Perde la terza stella a Londra Le Gavroche e la riacciuffa come accade nei Miserables: Tante Claire vicino a Mayfair in Chelsea questo nel 93.

Continua a leggereDopo la sola Francia oltre 30 anni con le Tre Stelle Michelin in Europa