In attesa delle Chiavi Michelin 2026 avanzano gli Oli Resort

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Va dove ti porta l’olio. Perché i tempi in cui si partiva verso ristoranti considerati vere istituzioni, nazionali e internazionali, sono finiti. Quelle insegne che per decenni hanno rappresentato un’epoca oggi non ci sono più. E mentre il fine dining si interroga sul proprio futuro – spesso senza aver mai davvero guadagnato, nonostante prezzi elevati – il pubblico e i cuochi sembrano orientarsi verso la trattoria, verso un ritorno alla semplicità.

In questo vuoto di certezze, avanzano le guide dedicate ai singoli prodotti: vino, olio. E si scopre che chi quei prodotti li crea ha saputo trasformare la propria attività in un’esperienza, rendendo finalmente redditizio ciò che un tempo era solo lavoro agricolo. L’ospitalità, ormai, ruota attorno al vino: in Spagna, i Tre Chiavi Michelin sono tutti Wine Resort. Con l’olio non siamo ancora a quel livello, ma i segnali sono incoraggianti.

La culla è la Toscana, e la città è Firenze. Anche la Puglia osserva da lontano con buone prospettive. È bastato un giro tra frantoi e aziende agricole dei Colli Fiorentini per ritrovarsi in splendide ville medicee e intuire che, molto probabilmente, venerdì 18 settembre – con la nuova assegnazione delle Chiavi Michelin agli hotel – potrebbero arrivare novità importanti per il nostro Paese.

Si parte dalla Dimora del Ghirlandaio, indirizzo segnalato dalla Guida Rossa Hotels da circa un anno. Le sue due ville e la suite appartenute al celebre maestro del ’400 – che ebbe tra i suoi giovani allievi anche Buonarroti – oggi ospitano una produzione olearia premiata con le Due Foglie del Gambero Rosso.

E come non citare il Verrocchio, che dà il nome al ristorante di Villa La Massa, già detentrice delle Due Chiavi Michelin, e che produce un olio “on Arno”. Siamo a Bagno a Ripoli: la bottiglietta è disponibile sugli scaffali anche per gli ospiti esterni e per chi frequenta la piscina.

Non possono mancare i Medici. In una delle loro dimore, la produzione olearia di Malenchini ha ottenuto le Tre Foglie, grazie al suo “Crepuscolo” Bio. Siamo alla Villa Medicea di Lilliano, a Grassina, dove anche la vicina frazione di La Torre offre appartamenti di grande pregio, piscina e zona breakfast. L’offerta gastronomica è interamente costruita su wine & oil tasting, dalla mattina alla sera.

Poi c’è lo Chef dell’Olio, Andrea Perini, che opera a I Vicelli, borgo riservato agli adulti durante la bella stagione. A colazione, pranzo e cena si consulta una vera carta degli oli, con produzioni toscane e selezioni provenienti dalle regioni più vocate, oltre all’olio della casa, l’Al 588. Qui avviene la magia: si sceglie la bottiglia o la proposta al bicchiere da abbinare ai piatti. E il martedì sera, anche alla pizza.

Due Foglie anche per l’olio dei Frescobaldi, prodotto a Castello di Nipozzano, poco sopra Pontassieve, dove la ricettività si divide anche tra il Quartino dello chef Dario Landi e Castello di Pomino, a circa 600 metri d’altezza.

A Marignolle, un antico relais – definito “ameno” dalla Michelin cartacea dei decenni scorsi – produce un proprio olio. Qui, oltre al breakfast su richiesta, si può cenare; durante il giorno funziona una scuola di cucina che attira ospiti interni ed esterni.

La vera chicca è a Impruneta, in una parte nascosta della località, all’interno della tenuta di Villa Triboli, dove si cela anche un lago. Nella fattoria si produce un unico olio, premiato con le Due Foglie Rosse, che spesso ottiene il massimo. I packaging sono vari e acquistabili anche online: dalla bottiglietta in metallo che protegge dalla luce alla bag-in-box da più litri. Non è possibile alloggiare nella splendida residenza, abitata dalla famiglia proprietaria: e dunque non potrà ambire alle Tre Chiavi.

Fuori gioco anche La Gramigna, a Sieci, che ha ottenuto Tre Foglie con il proprio Olio Grullo, forte di una produzione 2025 pari a una tonnellata. Nei dintorni, ricettività diffusa: ville per famiglie numerose e appartamenti nel centro di Firenze.

Verso Siena ma sempre in provincia di Firenze al Castello di Vicchiomaggio due Foglie all’IGP Toscano Bio e novità 2026 alcune nuove ville si sono aggiunte all’offerta ricettiva e saranno aperte tutto l’anno assieme al Ristorante, siamo nel Chianti Classico a Greve.

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Agosto, Guida mia non ti conosco, Michelin non va in ferie

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Sono quindici le nuove entrate del mese di agosto 2026 che confluiranno nella Guida Michelin 2027, attesa in versione cartacea a Piacenza giovedì 12 novembre. Un aggiornamento che arriva proprio mentre i diretti interessati rientrano dalle vacanze, e che questa volta porta con sé un elemento inedito: il ritorno di alcuni “soliti noti”, re-entry che fanno sperare in ulteriori ripescaggi futuri, magari dovuti a dimenticanze, fattori imponderabili o cambi di guida, più che a veri stravolgimenti strutturali.

Essere pubblicati sulla Rossa, oggi, è diventato un traguardo sempre più improbabile: anche ristoranti solidi, riconosciuti e funzionanti alla perfezione possono restare fuori. Rientrare, poi, è quasi impossibile. Eppure, proprio questo è accaduto a Tuccino di Polignano a Mare, da sempre considerato il miglior ristorante di pesce d’Italia. Era scomparso dalla Michelin nel 2011 per un errore d’ufficio nella compilazione della scheda, nonostante fosse presente in tutte le guide nazionali con punteggi elevati e nonostante molti si aspettassero una stella. Ora, con il nuovo ingresso, la possibilità della promozione non è solo riaperta: è spalancata.

Dal ristorante pugliese, il patron Pasquale e tutta la famiglia — allargata e comprensiva del Fish Manager Vito Mancini — confermano che l’unica novità è il cambio del menù: una scelta di piatti molto ampia e due percorsi degustazione, ormai diventati obbligatori per chi ambisce alla stella.

Soddisfatta anche Iside De Cesare, che vede entrare in Michelin il suo Terrae a Firenze. Il ristorante, riaperto dopo la pausa estiva e operativo solo la sera, punta chiaramente alla sua seconda stella. Non lontano, un’altra storia di ritorni: il celebre ristorante stellato del Lingotto di Torino, attivo dal 2008 presso Eataly, sarebbe tornato alla sua sede originaria a Ivrea.

A Roma, Carlo Cracco — che non ha bisogno di presentazioni — entra con il suo Viride, mentre lascia definitivamente Castrocaro. Tra le novità agostane compare anche Balzi Rossi, che rientra con il nuovo chef.

Busto Arsizio si conferma una delle località più dinamiche: a giugno era arrivato Deg, ora ad agosto appena passato entra anche Gustoo, guidato dallo chef romeno Vasile Dumitroae. Arrivato in Italia nel vicino Comasco, ha iniziato da zero nel mondo della ristorazione, passando dalla pizza alla cucina contemporanea. Il locale, in pieno centro e a pochi chilometri da Malpensa, prima del Covid proponeva anche pizze gastronomiche solo la sera realizzate con la stessa materia prima dei piatti, in particolare i crudi di pesce. Oggi non mancano le proposte di carne, sempre eccellenti e ben presenti tra i secondi. A pranzo business lunch con altro menù del giorno.

A chi andrà la stella? Difficile dirlo. Da una parte c’è chi predilige il percorso fisso, dall’altra chi propone solo la carta. Nel caso di Gustoo, se il cliente vuole assaggiare più piatti, la cucina ridimensiona le porzioni in modo sartoriale, lasciando spazio anche al dessert. L’ardua sentenza spetta alla Michelin, che finora sembra prediligere percorsi da circa dieci portate, pochi coperti e tavoli rotondi ben distanziati.

Completano il quadro altre nuove entrate: due a Torino, quattro a Roma e provincia, due in Puglia (con anche Monopoli), Milano e provincia di Bergamo, e una in provincia di Vicenza.

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Arrivano gli Spicchi ma rimangono gli estimatori della Tonda tutto pasto

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Con settembre tornano in libreria le nuove guide che da quest’anno saranno tutte online: si parte dalle Pizzerie, poi toccherà ai Ristoranti e infine ai Vini. È già noto che Francesco Martucci non è più il numero uno nazionale e, di conseguenza, non più “Profeta in Patria”. Rimane però l’attuale numero uno al mondo fino a martedì 15, anche se la nuova classifica mondiale alle porte non potrà confermarlo: i primi quaranta passeranno infatti al verdetto planetario senza variazioni. Resta da capire se Confine riuscirà a superare gli stranieri, sempre più agguerriti.

Il mito di Franco Pepe continua a resistere in molte classifiche internazionali e, fino allo scorso anno, il Gambero Rosso lo valutava con un punteggio altissimo, 97. Eppure, nella Top Ten della Pizz of the Pizz appena calcolata, non compare tra i quattordici esercizi selezionati, sei dei quali ex aequo. Insomma, Pepe in Grani continua a far discutere, e anche Martucci senior sembra cedere lo scettro al fratello Sasà, almeno sul fronte italiano.

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Pizz of The Pizz 2026 Italia

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Pizz of the Pizz 2026 Settembre

1 Confine Milano 
2 I Masanielli – Francesco Martucci Caserta – – – –
2 Seu Pizza Illuminati Roma 
2 I Tigli San Bonifacio (Vr) –
3 50 Kalò Napoli 
4 Sasà Martucci Caserta +
5 Dry Milano Milano –
6 BOB Alchimia a Spicchi Montepaone Lido (Cz) ++++++
7 Cambia-Menti Caserta – – – –
8 Avenida Calò Roma ++++++++++++++++
9 La Cascina dei Sapori Rezzato (Bs) – – –
9 Sestogusto Torino – – – –
9 Clementina Fiumicino (Rm) –
10 La Notizia Napoli – – – – – – –

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Dubai, San Paolo e San Francisco sono le città con i tre stelle Michelin in forte salita

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La nuova stagione delle Guide Gastronomiche 2027 si avvicina, e mentre attendiamo le nuove assegnazioni, vale la pena guardare indietro e osservare “come sono andate le cose” nel mondo, concentrandoci sui nuovi tre stelle Michelin.
In Italia, la tradizione si è confermata: ogni anno un nuovo Trois Macarons senza alcun declassamento. Il 2026 è stato l’anno di Michelangelo Mammoliti, che a Serralunga d’Alba (CN), con La Rei Natura, ha conquistato il vertice. Resta aperta la domanda su cosa accadrà a Quattro Passi di Nerano, che non avrebbe riaperto quest’anno, pur comparendo ancora nella directory Michelin tra i quindici tre stelle nazionali.

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Questi i nuovi ingressi sulla Guida Michelin 2027 Italia

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Nuovi indirizzi Michelin 2027

Agosto
Terrae by Iside De Cesare Firenze
Lemelae Gallio (Vi)
Viride by Carlo Cracco Roma
Tribuna Campitelli Roma
Metis Roma
Osteria Landi Lido di Ostia (Rm)
La Corte del Noce Villa d’Adda (Bg)
PEPE Barra Italiana Milano
Gustoo Busto Arsizio (Va)
Tuccino Polignano Mare (Ba)
Sale Blu Monopoli (Ba)
Casa Vicina Ivrea (To)
Balzi Rossi Ventimiglia (Im)
Tiffany Bistrot di Mare Torino
Antica Trattoria Cirio Torino

Luglio
Il Ginkgo  CREMONA 
MARE Bistrot FIUMICINO (Rm)
Osteria Terra Arsa FOGGIA 
Ausa ISERNIA 
Borgo Cala Creta-Giardino Arabo LAMPEDUSA (Ag)

Tavola MoS – Stefano Zanini LONATO DEL GARDA (Bs)
Lisander MALGRATE (Lc)
Osteria Stella MASONE (Ge)

Aroma MATERA
Radino Wine Bistrot MATERA
Casa Gasperoni POGGIO TORRIANA (Rn)

La Marianna RIMINI 
Partage RIVAROLO CANAVESE (To)
Thelema – Maison de Cuisine SAN VITO (Mi)
Entroterra Trattoria Sostenibile TERAMO

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La Germania dice addio alle stelle verdi ma resta consapevole

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La Germania accoglie la nuova Guida Michelin 2026 con un gesto che sorprende: nessuno degli ex detentori della Stella Verde viene promosso, nonostante il Paese sia stato, sin dagli esordi, uno dei territori più ricettivi verso la filosofia del “mindful dining”. Una scelta che lascia un vuoto evidente, quasi un silenzio, se non fosse per un’unica eccezione che spicca come un lampo nel paesaggio: Sonja Baumann & Erik Scheffler, che al loro NeoBiota di Colonia conquistano simultaneamente stella Michelin e Stella Verde, un doppio debutto che li colloca immediatamente tra i protagonisti della scena tedesca.

Nel capitolo dei Bib Gourmand 2026, la sorpresa parla italiano: Mario Furlanello, al Bornheimer Ratskeller di Francoforte, ottiene il riconoscimento e, insieme, il nuovo commento “mindful”. Poi, di nuovo, il deserto. Nessun altro ciuffo d’erba all’orizzonte, nessun’altra voce consapevole a farsi strada tra le nuove segnalazioni.

Il vertice della ristorazione tedesca resta comunque solido: dodici i tre stelle, nonostante la chiusura di Aqua lo scorso 21 marzo e la conseguente ascesa di L.A. Jordan, che ne raccoglie l’eredità. Tra questi, solo Marco Müller del Rutz di Berlino può vantare anche la citazione “mindful voices”, un unicum nel gotha gastronomico nazionale.

Scendendo di un gradino, tra le circa cinquanta due stelle, emerge etz a Norimberga, dove Felix Schneider riceve anch’egli il trafiletto “mindful voices”. Nella stessa città, Essigbrätlein di Andree Köthe & Yves Ollech eguaglia il collega, confermando Norimberga come una delle capitali tedesche della cucina consapevole.

La lista continua: Alexander Herrmann & Tobias Bätz si associano a Wirsberg con l’Aura; a Berlino Horváth di Sebastian Frank mantiene la doppia stella con la menzione mindful; ad Amburgo 100/200 Kitchen di Thomas Imbusch completa il quadro delle “voci consapevoli” tra i bistellati tedeschi.

Alla fine, non è andata così male. La Germania, pur avara di nuove Stelle Verdi, conserva un nucleo di ristoranti che interpretano la sostenibilità con profondità e coerenza, lasciando intravedere che la partita, almeno qui, è tutt’altro che chiusa.

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I Finalisti e tutti gli altri Oli d’Italia del Gambero Rosso 2026/2027

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2 Foglie Rosse
Più di 30 euro

Liguria
Krosus Monocultivar Taggiasca Bio 2025 Paolo Cassini
Monocultivar Frantoio 2025 Belfiore Da 26 a 30 euro
Mosto Oro Monocultivar Taggiasca 2025 Giuseppe Calvi Da 26 a 30 euro

Lombardia
Incanto 2025 Le Fucine Frantoio, Leccino, Sbresa, Pendolino, Altre
Numero Uno 2025 Comincioli Leccino, Casaliva, Altre
Roncaccio Dop Laghi Lombardi 2025 Olio Gaiatto Leccino, Frantoio, Pendolino

Veneto
Autoctone 2025 Michele Callegari Leccino, Frantoio, Tonda di Villacidro, Ascolana Da 26 a 30 euro
Blend 2025 Frantoio di Cornoleda Leccino, Rasara, Pendolino, Altre Da 26 a 30 euro
Campo di Casa 2025 Frantoio Bonamini Leccino, Casaliva, Frantoio, Grignano Da 26 a 30 euro
Dop Garda 2025 Colle d’Oro sul Lago Casaliva, Frantoio, Leccino
Oro del Vajo 2025 Colle d’Oro sul Lago Leccino, Frantoio, Grignano Da 26 a 30 euro
Monocultivar Favarol 2025 Frantoio Famiglia Orlandi
Monocultivar Rasara 2025 Frantoio di Cornoleda
Riva Jacur Monocultivar Leccino 2025 Luciano Breda

Trentino
46° Parallelo Bio 2025 Frantoio di Riva Casaliva, Frantoio, Leccino
Dop Garda Trentino 2025 Madonna delle Vittorie Casaliva, Frantoio
L7 Monocultivar Casaliva Bio 2025 Laghel 7
Ulìva Dop Garda Trentino Monocultivar Casaliva 2025 Frantoio di Riva

Emilia Romagna
Blend 2025 Oleificio Pecci Morciano di Romagna (Rn) Correggiolo, Ascolana, Leccino, Pendolino
Grèda Monocultivar Sperone di Gallo 2025 Podere La Fortuna Brisighella (Ra) Da 21 a 25 euro
Pandesco Monocultivar Maurino Bio 2025 Palazzo di Varignana
Vargnano Monocultivar Nostrana di Brisighella 2025 Palazzo di Varignana
Uliveto del Fattore Selezione Rodolfo Monocultivar Correggiolo 2025 Primo Fraternali Grilli Montegridolfo (Rn) Da 11 a 20 euro
Uniqo Monocultivar Ghiacciola 2025 Frantoio Oleario Bigucci San Giovanni in Marignano (Rn)

Toscana
Riserva 2025 Frantoio di Croci Frantoio, Moraiolo
Tradizionale 2025 Frantoio di Croci Frantoio, Moraiolo, Maurino, Altre Da 11 a 20 euro
L’Olinto Dop Chianti Classico Monocultivar Frantoio Bio 2025 Podere Grassi
Monocultivar Maurino 2025 Giacomo Grassi
Igp Toscano Monocultivar Frantoio Bio 2025 Tenuta Pietrapiana
Blend 14 Dop Chianti Classico Bio 2025 Tenuta La Poggiona Leccio del Corno, Moraiolo, Frantoio, Leccino
Galardi Bio 2025 Fattoria di Poggiopiano Frantoio, Leccino
L’Oliandolo Bardi Igp Toscano Monocultivar Leccio del Corno Bio 2025 Olio Bardi
Olio Extravergine di Oliva Bio 2025 MPS Tenimenti Poggio Bonelli & Chigi Saracini Frantoio, Moraiolo, Leccino
Igp Toscano Capalbio Monocultivar Leccino Bio 2025 Clivio degli Ulivi
Ragazzaccio Monocultivar Leccino Bio 2025 Tenuta Querciamatta Leccino
Monocultivar Maurino Bio 2025 Scovaventi Maurino
Olio Prunicce Igp Toscano Monocultivar Leccio del Corno 2025 Biserno Leccio del Corno
Monocultivar Leccino Bio 2025 Fèlsina Leccino
Dop Terre di Siena 2025 Frantoio Buraschi Frantoio, Correggiolo, Moraiolo, Leccino, Altre
Corinna Igp Toscano Montepulciano 2025 Frantoio Buraschi Moraiolo, Leccio del Corno, Correggiolo, Leccino, Altre
Selezione Oro Verde Bio 2025 Casalbrandi Moraiolo, Frantoio
Terrena 1965 Monocultivar Pendolino Bio 2025 Santissima Annunziata
Il Corno Monocultivar Leccio del Corno 2025 Frantoio di Massarosa
Monocultivar Maurino 2025 Giuseppe Marini
Cassiano Dop Chianti Classico 2025 Talente Frantoio, Moraiolo, Leccino

Olio Extravergine di Oliva Bio 2025 Fattoria Triboli Leccino, Frantoio, Moraiolo

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C’erano una volta le stelle Verdi ai Ristoranti durevoli

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La Michelin annuncia la fine delle Stelle Verdi, introdotte nel 2020 per riconoscere l’impegno dei ristoranti verso la sostenibilità. Negli ultimi anni erano diventate una presenza discreta: niente simbolo dedicato in guida, solo un cenno durante la presentazione della stessa e poche righe nel comunicato stampa. Ora, però, la decisione è definitiva. Le stelle verdi non verranno più assegnate. Rimarranno solo quelle già attribuite, almeno pernoi, come un sigillo permanente: gli unici ristoranti che oggi possono vantare il triplo riconoscimento – Tre Stelle, Tre Chiavi e Green Star – restano Single Thread, Bad Ragaz e l’Oustau de Baumanière, ormai irraggiungibili.

Una scelta che fa discutere. Per qualcuno la Guida diventa “sempre più rossa”, e non solo per tradizione. Cosa prenderà il posto della Stella Verde? Da giugno, Mindfull Voices promette una nuova pubblicazione dedicata alla sostenibilità, estesa non solo ai ristoranti ma anche ad alberghi e vini. Un segnale che lascia intendere come il tema non sia affatto archiviato.

Intanto, ci si augura che gli chef continuino a coltivare il proprio orto, a portare in tavola prodotti di casa, a investire in pannelli solari, raccolta differenziata, lotta agli sprechi: tutto ciò che rende una cucina davvero durevole.

L’Italia e le sue Green Star

Nell’edizione 2026 della Guida italiana le stelle verdi sono state 72, su un totale di 394 stellati. Un numero significativo, che racconta un movimento diffuso.

Nella nostra Hall of Fame non possiamo però includere chi, come Tina Marcelli, ha perso la stella verde insieme all’indirizzo Michelin dopo la chiusura del Ristorante Gourmet degli Chalet Amonti in Valle Aurina. Resta invece il Green all’Artifex di Brennero, oggi guidato da Andrea Moccia, dove la cheffe l’aveva conquistata in precedenza.

La storia delle stelle verdi in Italia comincia nel novembre 2020, mentre in Francia erano già comparse qualche mese prima, in pieno periodo Covid, durante la presentazione parigina.

Chi l’ha persa, chi l’ha cambiata, chi non l’ha riconfermata

Non hanno mantenuto la Stella Verde dopo aver cambiato ristorante Antonello Sardi, oggi stellato a Fiesole, e Giorgio Servetto, ora a Verona da Iris solo in rosso. L’unico locale ad aver perso il Green pur conservando la stella classica è Lazzaro 1915 a Pontelongo, con Piergiorgio Siviero: il meno “green” secondo la Michelin.

Una curiosità: Vite di San Patrignano, a Coriano, riporta ancora l’autocertificazione dello chef che aveva ottenuto la Stella Verde nell’edizione 2023, Davide Pontoriere, nonostante oggi ci sia un nuovo chef, già stellato in passato. Mirko Gatti, invece, è stato uno dei pochi a conquistare due volte la Stella Verde: prima con Radici, poi con àbitat a San Fermo della Battaglia. L’ultimo ristorante ha chiuso nell’ottobre 2025, e non ci sarà una terza occasione.

È sparita rapidamente dalla Guida online La Bursch di Campiglia Cervo, nuova Stella Verde 2026, dopo l’uscita della cheffe Erika Gotta.

Il caso St. Hubertus e l’unico chef con due autocertificazioni

Il St. Hubertus di San Cassiano, dopo la ristrutturazione, ha perso sia il Green sia le Tre Stelle. Con la riapertura attende una nuova valutazione: il nuovo concept Shabu Shabu potrebbe aprire scenari inaspettatamente zen.

Infine, un primato nazionale: l’unico chef ad aver firmato due autocertificazioni Green nella Guida italiana è Riccardo Gaspari, con il San Brite e l’El Brite de Larieto, nei dintorni di Cortina d’Ampezzo.

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Le Stelle Verdi Michelin in Italia dal 2021 a oggi

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Edizione 2021

Gardenia Caluso (To)
“Da oltre 20 anni raccolgo erbe spontanee e fiori eduli che costituiscono il fulcro della mia cucina e la cui conoscenza devo, tra l’altro, alle magistre d’erbe della Valchiusella.”
Mariangela Susigan

Casa Format Orbassano (To)
“Siamo totalmente autosufficiente dal punto di vista del fabbisogno energetico ma ci si avvicina allo stesso risultato anche per la necessità di verdure, grazie ad un orto naturale di 2000 mq.”
Igor Macchia

D’O Davide Oldani
“In qualità di direttore tecnico dell’Istituto Professionale di Stato per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera di Cornaredo, ho l’obiettivo di avvicinare i giovani alla conoscenza e al rispetto del prodotto come fondamento dell’esperienza di cuoco.”
Davide Oldani

Caffè la Crepa Isola Dovarese (Cr)
“Il legame appassionato con il territorio si esprime nell’orto (su cui si basa anche la produzione di mostarde, giardiniere e altre specialità) e nella vigna di proprietà, così come nel service point per le biciclette.”
Franco Malinverno

Joia Milano
“Portiamo avanti gli insegnamenti fondamentali dello chef Pietro Leemann, da cui ereditiamo non solo la gestione pratica, ma soprattutto l’approccio etico alla proposta gastronomica, oggi in gran parte divenuta vegana.”
Sauro Ricci – Raffaele Minghini

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