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Key to 2 Key Cernobbio Villa d’Este Splendido Mare, A Belmond Hotel, Portofino Masseria Torre Maizza, a Rocco Forte Hotel
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È Michele Pascarella il nuovo numero uno al mondo nella classifica 50 Top Pizza. Al secondo posto troviamo Antony Mangieri, che nel 2024 aveva raggiunto la vetta mondiale, eguagliando il ritorno al primo posto di Francesco Martucci, oggi quarto in coppia con Seu. A completare il podio, il nuovo numero uno italiano della classifica nazionale, Francesco Capece.
La doppia presenza del patron de I Masanielli nella classifica mondiale – dopo la new entry alla numero quattro USA con Miami – non si è concretizzata come ci auguravamo, e sarà necessario attendere il prossimo anno per capire se riuscirà a salire ulteriormente.
Il Paese considerato numero uno quest’anno, dopo l’Italia nel 2022 con Caserta e Napoli e dopo New York nel 2024 con gli Stati Uniti, è il Regno Unito, con Londra che conquista la vetta. Per trovare un’altra nazione oltre queste tre bisogna scendere alla numero sei, dove si colloca il Brasile, seguito da Giappone, Spagna, Cile, Australia, Colombia, Cina e Francia, quest’ultima presente solo alla ventiduesima posizione con Tonino Cogliano.
Napoli on the Road, oggi locale numero uno al mondo, aveva debuttato nella prima edizione World del 2022 alla posizione 63, mentre Londra figurava al numero 15 con 50 Kalò. Entrambi salgono l’anno successivo, ma è nel 2024 che Ciro Salvo scende dalla sette alla nove, venendo superato dall’ascesa del collega nella City, che si piazza alla numero cinque e rimane stabile fino all’anno scorso.
Svegliarsi la mattina e scoprire che soltanto due alberghi italiani figurano nella classifica ufficiale dei 50 Best Hotels può sembrare quasi drammatico. Ma è proprio in questi momenti che il mestiere del giornalista impone rigore: verificare, consultare la fonte, ricostruire la notizia con precisione. Oggi, nell’era dei social, chiunque può pubblicare qualsiasi cosa, e la confusione è sempre dietro l’angolo.
La realtà, invece, racconta un’Italia ben più presente. È bello vedere che il “piccolo B&B”, come ama definirlo Massimo Bottura, sia balzato alla posizione 18 (era 82), diventando addirittura il terzo italiano in classifica, superato soltanto da Passalacqua sul Lago di Como, sceso dalla numero 4 dello scorso anno alla 5 e Four Seasons Firenze sceso dalla 7 alla 12.
E gli altri grandi alberghi nazionali? Ci sono, eccome. Alla 32 compare Bvlgari Roma, nuovo entrato nel 2025 alla 22; alla 39 Portrait che risale dalla 99; e chiude la prima metà della lista dei cento il San Domenico Palace Taormina, alla 50, nuova entrata.
Proseguendo, l’Italia continua a comparire con regolarità:
58 San Pietro Positano (new entry) 60 Splendido Portofino, in ascesa dalla 83 62 Castiglione del Bosco (new entry) 66 Hotel Oriental Minerva Roma, nuova apertura e nuova entrata 68 Forestis Dolomites a Bressanone, Alto Adige (new entry) 84 Borgo Sant’Andrea Amalfi, in discesa dalla 53 88 Borgo Egnazia a Savelletri, giù dalla 63 91 Villa Treville Positano (new entry) 95 Castello di Reschio a Lisciano Niccone, Umbria, sceso dalla 81
In totale, quindici hotel italiani nei primi cento al mondo: una presenza solida, distribuita in luoghi di bellezza straordinaria, dalle Dolomiti alla Costiera, passando per la campagna modenese. Il numero complessivo è pressoché identico a quello dell’anno precedente, con diverse uscite compensate da nuove entrate che confermano la vitalità dell’hôtellerie italiana.
Sono arrivati anche a Bordeaux i Grappoli Michelin, e il confronto con la Bourgogne è inevitabile. Là ci si poteva limitare a un trittico rassicurante – Pinot Noir, Chardonnay e una microscopica produzione diAligoté – mentre nella regione vinicola più vasta e complessa dell’Aquitania la tavolozza dei vitigni si allarga, si stratifica, si complica.
E infatti, tra le nuove assegnazioni, spunta persino un Tre Grappoli da uve bianche, un risultato che in Bourgogne non è salito così in alto. Ora che Château d’Yquem ha ottenuto il massimo, quasi viene da pensare che un Montrachet – tra i vari attuali premiati con due Grappoli – avrebbe potuto eguagliarlo. Un nome a caso dalla Côte de Beaune? Non sarebbe stato fuori luogo.
Se la Francia continua su questa strada, ha ancora una cartuccia da giocare in bianco: la Champagne, che inevitabilmente precederà l’ingresso dell’Italia nel nuovo universo Michelin Wines. E quando toccherà a noi, sarà quasi certamente una questione di rossi.
Storicamente, la geografia di Bordeaux è un duello tra rive. Da una parte la rive droite, dove il Merlot domina a Saint-Émilion; dall’altra la rive gauche, con Pauillac e il regno del Cabernet Sauvignon. L’eccezione che conferma la regola è la zona di Sauternes & Barsac, dove la bacca bianca – Sémillon e Sauvignon Blanc – scrive una storia a parte. Un tempo, la raccolta dei due vitigni principali avveniva in periodi diversi: la rive droite vendemmiava con un anticipo di trenta giorni, incassando un mese di vantaggio. Oggi questo dettaglio non sembra preoccupare il patron di Cheval Blanc, che ha ottenuto il massimo punteggio con un equilibrio perfetto: 50% Merlot e 50% Cabernet Franc.
Se la terza denominazione giudicata da Michelin sarà davvero la Champagne, con il suo Metodo Classico declinato in bianco e rosé, per il Lambrusco rosso non si intravedono grandi aspettative: la tipologia è quasi esclusivamente rossa. Un piccolo spiraglio potrebbe aprirsi per il Sorbara, notoriamente rosato e in alcuni casi metodo Champenoise. Nel mondo dei vini liquorosi, oltre all’ovvio Porto, resta da capire chi altro potrebbe ambire a un riconoscimento simile. Intanto Sauternes non si limita certo a Château d’Yquem: la tipologia “muffata” conta diverse etichette, e la micro-ossidazione che la caratterizza potrebbe far pensare ad altri territori pronti a seguirne l’esempio.
La mappa dei Tre Grappoli racconta molto. Cinque vini su nove arrivano dalla rive droite, tra Saint-Émilion e Pomerol, con percentuali di Merlot che non scendono mai sotto il 50% e raggiungono il 93% in Petrus, completati da Cabernet Franc e una piccola quota di Petit Verdot. Dalla rive gauche ne arrivano tre: il Cabernet Sauvignon tocca il 70% in Lafite, mentre scende al 46% in Léoville Las Cases, che sorprendentemente utilizza un 49% di Merlot. Anche qui il resto è affidato al Cabernet Franc e a una parte di Petit Verdot.
Va dove ti porta l’olio. Perché i tempi in cui si partiva verso ristoranti considerati vere istituzioni, nazionali e internazionali, sono finiti. Quelle insegne che per decenni hanno rappresentato un’epoca oggi non ci sono più. E mentre il fine dining si interroga sul proprio futuro – spesso senza aver mai davvero guadagnato, nonostante prezzi elevati – il pubblico e i cuochi sembrano orientarsi verso la trattoria, verso un ritorno alla semplicità.
In questo vuoto di certezze, avanzano le guide dedicate ai singoli prodotti: vino, olio. E si scopre che chi quei prodotti li crea ha saputo trasformare la propria attività in un’esperienza, rendendo finalmente redditizio ciò che un tempo era solo lavoro agricolo. L’ospitalità, ormai, ruota attorno al vino: in Spagna, i Tre Chiavi Michelin sono tutti Wine Resort. Con l’olio non siamo ancora a quel livello, ma i segnali sono incoraggianti.
La culla è la Toscana, e la città è Firenze. Anche la Puglia osserva da lontano con buone prospettive. È bastato un giro tra frantoi e aziende agricole dei Colli Fiorentini per ritrovarsi in splendide ville medicee e intuire che, molto probabilmente, venerdì 18 settembre – con la nuova assegnazione delle Chiavi Michelin agli hotel – potrebbero arrivare novità importanti per il nostro Paese.
Si parte dalla Dimora del Ghirlandaio, indirizzo segnalato dalla Guida Rossa Hotels da circa un anno. Le sue due ville e la suite appartenute al celebre maestro del ’400 – che ebbe tra i suoi giovani allievi anche Buonarroti – oggi ospitano una produzione olearia premiata con le Due Foglie del Gambero Rosso.
E come non citare il Verrocchio, che dà il nome al ristorante di Villa La Massa, già detentrice delle Due Chiavi Michelin, e che produce un olio “on Arno”. Siamo a Bagno a Ripoli: la bottiglietta è disponibile sugli scaffali anche per gli ospiti esterni e per chi frequenta la piscina.
Non possono mancare i Medici. In una delle loro dimore, la produzione olearia di Malenchini ha ottenuto le Tre Foglie, grazie al suo “Crepuscolo” Bio. Siamo alla Villa Medicea di Lilliano, a Grassina, dove anche la vicina frazione di La Torre offre appartamenti di grande pregio, piscina e zona breakfast. L’offerta gastronomica è interamente costruita su wine & oil tasting, dalla mattina alla sera.
Poi c’è lo Chef dell’Olio, Andrea Perini, che opera a I Vicelli, borgo riservato agli adulti durante la bella stagione. A colazione, pranzo e cena si consulta una vera carta degli oli, con produzioni toscane e selezioni provenienti dalle regioni più vocate, oltre all’olio della casa, l’Al 588. Qui avviene la magia: si sceglie la bottiglia o la proposta al bicchiere da abbinare ai piatti. E il martedì sera, anche alla pizza.
Due Foglie anche per l’olio dei Frescobaldi, prodotto a Castello di Nipozzano, poco sopra Pontassieve, dove la ricettività si divide anche tra il Quartino dello chef Dario Landi e Castello di Pomino, a circa 600 metri d’altezza.
A Marignolle, un antico relais – definito “ameno” dalla Michelin cartacea dei decenni scorsi – produce un proprio olio. Qui, oltre al breakfast su richiesta, si può cenare; durante il giorno funziona una scuola di cucina che attira ospiti interni ed esterni.
La vera chicca è a Impruneta, in una parte nascosta della località, all’interno della tenuta di Villa Triboli, dove si cela anche un lago. Nella fattoria si produce un unico olio, premiato con le Due Foglie Rosse, che spesso ottiene il massimo. I packaging sono vari e acquistabili anche online: dalla bottiglietta in metallo che protegge dalla luce alla bag-in-box da più litri. Non è possibile alloggiare nella splendida residenza, abitata dalla famiglia proprietaria: e dunque non potrà ambire alle Tre Chiavi.
Fuori gioco anche La Gramigna, a Sieci, che ha ottenuto Tre Foglie con il proprio Olio Grullo, forte di una produzione 2025 pari a una tonnellata. Nei dintorni, ricettività diffusa: ville per famiglie numerose e appartamenti nel centro di Firenze.
Verso Siena ma sempre in provincia di Firenze al Castello di Vicchiomaggio due Foglie all’IGP Toscano Bio e novità 2026 alcune nuove ville si sono aggiunte all’offerta ricettiva e saranno aperte tutto l’anno assieme al Ristorante, siamo nel Chianti Classico a Greve.
Sono quindici le nuove entrate del mese di agosto 2026 che confluiranno nella Guida Michelin 2027, attesa in versione cartacea a Piacenza giovedì 12 novembre. Un aggiornamento che arriva proprio mentre i diretti interessati rientrano dalle vacanze, e che questa volta porta con sé un elemento inedito: il ritorno di alcuni “soliti noti”, re-entry che fanno sperare in ulteriori ripescaggi futuri, magari dovuti a dimenticanze, fattori imponderabili o cambi di guida, più che a veri stravolgimenti strutturali.
Essere pubblicati sulla Rossa, oggi, è diventato un traguardo sempre più improbabile: anche ristoranti solidi, riconosciuti e funzionanti alla perfezione possono restare fuori. Rientrare, poi, è quasi impossibile. Eppure, proprio questo è accaduto a Tuccino di Polignano a Mare, da sempre considerato il miglior ristorante di pesce d’Italia. Era scomparso dalla Michelin nel 2011 per un errore d’ufficio nella compilazione della scheda, nonostante fosse presente in tutte le guide nazionali con punteggi elevati e nonostante molti si aspettassero una stella. Ora, con il nuovo ingresso, la possibilità della promozione non è solo riaperta: è spalancata.
Dal ristorante pugliese, il patron Pasquale e tutta la famiglia — allargata e comprensiva del Fish Manager Vito Mancini — confermano che l’unica novità è il cambio del menù: una scelta di piatti molto ampia e due percorsi degustazione, ormai diventati obbligatori per chi ambisce alla stella.
Soddisfatta anche Iside De Cesare, che vede entrare in Michelin il suo Terrae a Firenze. Il ristorante, riaperto dopo la pausa estiva e operativo solo la sera, punta chiaramente alla sua seconda stella. Non lontano, un’altra storia di ritorni: il celebre ristorante stellato del Lingotto di Torino, attivo dal 2008 presso Eataly, sarebbe tornato alla sua sede originaria a Ivrea.
A Roma, Carlo Cracco — che non ha bisogno di presentazioni — entra con il suo Viride, mentre lascia definitivamente Castrocaro. Tra le novità agostane compare anche Balzi Rossi, che rientra con il nuovo chef.
Busto Arsizio si conferma una delle località più dinamiche: a giugno era arrivato Deg, ora ad agosto appena passato entra anche Gustoo, guidato dallo chef romeno Vasile Dumitroae. Arrivato in Italia nel vicino Comasco, ha iniziato da zero nel mondo della ristorazione, passando dalla pizza alla cucina contemporanea. Il locale, in pieno centro e a pochi chilometri da Malpensa, prima del Covid proponeva anche pizze gastronomiche solo la sera realizzate con la stessa materia prima dei piatti, in particolare i crudi di pesce. Oggi non mancano le proposte di carne, sempre eccellenti e ben presenti tra i secondi. A pranzo business lunch con altro menù del giorno.
A chi andrà la stella? Difficile dirlo. Da una parte c’è chi predilige il percorso fisso, dall’altra chi propone solo la carta. Nel caso di Gustoo, se il cliente vuole assaggiare più piatti, la cucina ridimensiona le porzioni in modo sartoriale, lasciando spazio anche al dessert. L’ardua sentenza spetta alla Michelin, che finora sembra prediligere percorsi da circa dieci portate, pochi coperti e tavoli rotondi ben distanziati.
Completano il quadro altre nuove entrate: due a Torino, quattro a Roma e provincia, due in Puglia (con anche Monopoli), Milano e provincia di Bergamo, e una in provincia di Vicenza.
La nuova stagione delle Guide Gastronomiche 2027 si avvicina, e mentre attendiamo le nuove assegnazioni, vale la pena guardare indietro e osservare “come sono andate le cose” nel mondo, concentrandoci sui nuovi tre stelle Michelin. In Italia, la tradizione si è confermata: ogni anno un nuovo Trois Macarons senza alcun declassamento. Il 2026 è stato l’anno di Michelangelo Mammoliti, che a Serralunga d’Alba (CN), con La Rei Natura, ha conquistato il vertice. Resta aperta la domanda su cosa accadrà a Quattro Passi di Nerano, che non avrebbe riaperto quest’anno, pur comparendo ancora nella directory Michelin tra i quindici tre stelle nazionali.
La Germania accoglie la nuova Guida Michelin 2026 con un gesto che sorprende: nessuno degli ex detentori della Stella Verde viene promosso, nonostante il Paese sia stato, sin dagli esordi, uno dei territori più ricettivi verso la filosofia del “mindful dining”. Una scelta che lascia un vuoto evidente, quasi un silenzio, se non fosse per un’unica eccezione che spicca come un lampo nel paesaggio: Sonja Baumann & Erik Scheffler, che al loro NeoBiota di Colonia conquistano simultaneamente stella Michelin e Stella Verde, un doppio debutto che li colloca immediatamente tra i protagonisti della scena tedesca.
Nel capitolo dei Bib Gourmand 2026, la sorpresa parla italiano: Mario Furlanello, al Bornheimer Ratskeller di Francoforte, ottiene il riconoscimento e, insieme, il nuovo commento “mindful”. Poi, di nuovo, il deserto. Nessun altro ciuffo d’erba all’orizzonte, nessun’altra voce consapevole a farsi strada tra le nuove segnalazioni.
Il vertice della ristorazione tedesca resta comunque solido: dodici i tre stelle, nonostante la chiusura di Aqua lo scorso 21 marzo e la conseguente ascesa di L.A. Jordan, che ne raccoglie l’eredità. Tra questi, solo Marco Müller del Rutz di Berlino può vantare anche la citazione “mindful voices”, un unicum nel gotha gastronomico nazionale.
Scendendo di un gradino, tra le circa cinquanta due stelle, emerge etz a Norimberga, dove Felix Schneider riceve anch’egli il trafiletto “mindful voices”. Nella stessa città, Essigbrätlein di Andree Köthe & Yves Ollech eguaglia il collega, confermando Norimberga come una delle capitali tedesche della cucina consapevole.
La lista continua: Alexander Herrmann & Tobias Bätz si associano a Wirsberg con l’Aura; a Berlino Horváth di Sebastian Frank mantiene la doppia stella con la menzione mindful; ad Amburgo 100/200 Kitchen di Thomas Imbusch completa il quadro delle “voci consapevoli” tra i bistellati tedeschi.
Alla fine, non è andata così male. La Germania, pur avara di nuove Stelle Verdi, conserva un nucleo di ristoranti che interpretano la sostenibilità con profondità e coerenza, lasciando intravedere che la partita, almeno qui, è tutt’altro che chiusa.