E’ in Provincia di Macerata il baricentro dell’ospitalità Marchigiana fra Arte e Cultura

Posso dire di aver odiato e amato Macerata.

La ragione affonda le radici in un’esperienza che molti della mia generazione ricordano bene: il servizio militare. A diciott’anni ti ritrovavi improvvisamente catapultato in un luogo sconosciuto, spesso difficile da raggiungere, con i capelli rasati quasi a zero e le giornate scandite dal suono impietoso della sveglia della caserma. Era il periodo del cosiddetto CAR, il Centro Addestramento Reclute, un mese di attesa prima della destinazione definitiva.

Nel mio caso era ottobre. Avevo appena concluso la stagione estiva come dj sulla riviera e ripreso l’attività alla Bussola in collina quando arrivò la chiamata. Furono quattro settimane intense, quasi surreali, che non mi permisero di apprezzare una città ricca di fascino come Macerata, nota soprattutto per il magnifico Sferisterio che proprio d’estate offre il meglio di sé.

Quasi cinquant’anni dopo sono tornato da queste parti per motivi ben più piacevoli. Un caro amico, conosciuto nel corso di questo mezzo secolo, mi ha rivolto un invito che oggi sembra appartenere a un’altra epoca: un weekend nelle Marche, con consorte al seguito. Io e mia moglie, architetto, abbiamo persino pensato a uno scherzo. In tempi dominati dai social, ricevere un invito così autentico conserva ancora un sapore speciale.

Destinazione: Ripe San Ginesio, piccolo borgo dell’entroterra maceratese appartenente ai Monti Azzurri, una delle aree più colpite dal terremoto che ha segnato questa parte delle Marche. Un territorio che, nonostante le ferite subite, continua a custodire tesori gastronomici, culturali e artigianali di assoluto valore.

La capacità ricettiva del borgo non consente ancora di accogliere tutti gli ospiti al suo interno e così, nel raggio di pochi chilometri, emergono alcune realtà già ben note agli appassionati di buona tavola e charme.

A Colmurano si incontra Agra Mater, ristorante con camere e pizzeria che ha recentemente conquistato i Tre Gamberi nella guida Osterie d’Italia del Gambero Rosso, il massimo riconoscimento riservato alla categoria. Poco distante, a Urbisaglia, la Michelin segnala la Locanda Le Logge, elegante indirizzo nel centro storico che unisce cucina, ospitalità e ambienti dal gusto contemporaneo inseriti in una struttura dal fascino antico.

In queste colline anche il vino trova interpreti di grande livello. Tra i protagonisti spicca la Ribona, vitigno simbolo del territorio, premiato dalla critica e valorizzato da produttori come Saputi.

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Chiocciole Osterie d’Italia Slow Food

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nuove Chiocciole 2027
La Brasserie du Bon Bec Cogne (Ao)
Lou Ressignon Cogne (Ao)
Ristorante Da Maurizio Cravanzana (Cn)
Osteria Imperfetta Guarene (Cn)
OrtOsteria Renè Albenga (Sv)
Dalla Padella alla Brace Imperia
Da Fiorella Luni (Sp)
El Licinsì Brescia
Gabbiano Corte de’ Cortesi con Cignone (Cr)
Aquila d’Oro Dosso del Liro (Co)
Buscone Varzi (Pv)
Osteria 17 Pergine Valsugana (Tn)
Osteria dal Pupi Cavallino-Treporti (Ve)

Alla Ruota Negrar di Valpolicella (Vr)
La Vallata Barcis (Pn)
La Longarola Lesignano de’ Bagni (Pr)
Antica Trattoria Carra Varano Melegari (Pc)
Summertime a Capoliveri (Isola d’Elba) (Li)
Antica Cantina ad Orvieto (Tr)
Isotta Roma
63 Osteria Contemporanea Lecce
Frangipane Trani
Due Nani Ariano Irpino (Av)
La Buca dei Ladroni Ceppaloni (Bn)
La Taverna Lucana Castelluccio Superiore (Pz)

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L’attesa è finita Slow Food, Gambero Rosso e Michelin come le Comari di Windsor si rivelano in vista del 2027

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L’autunno delle guide eno e gastronomiche entra nel vivo e, dopo le prime uscite di fine settembre, il calendario delle pubblicazioni si fa sempre più fitto. È il periodo più atteso da ristoratori, produttori e appassionati, quello in cui vengono svelati i giudizi, le classifiche e i riconoscimenti destinati a segnare la nuova annata 2027.

Tra le novità spicca il debutto in Italia della guida ai vini di Falstaff, storico riferimento per il pubblico di lingua tedesca. Dopo aver consolidato la propria autorevolezza nel mondo della ristorazione, il magazine austriaco amplia infatti la sua presenza nel nostro Paese con una guida dedicata ai vini italiani, in attesa di sviluppare ulteriormente anche il settore alberghiero sempre rivolta al pubblico di lingua tedesca.

Nel frattempo per noi italiani e stranieri Slow Wine ha iniziato a svelare le prime anticipazioni regionali in vista della presentazione ufficiale e della degustazione prevista per sabato 17 ottobre. Due giorni più tardi sarà invece il turno di Osterie d’Italia di Slow Food, una delle pubblicazioni più seguite dagli appassionati della cucina territoriale e della tradizione gastronomica.

Il fine settimana successivo riflettori puntati sul Gambero Rosso, che celebrerà i quarant’anni della propria attività con la degustazione dei Tre Bicchieri, mentre gran parte della guida è già consultabile online. Un anniversario importante che coinvolgerà anche le guide dedicate a ristoranti e pizzerie, due comparti fiore all’occhiello nell’offerta editoriale del gruppo.

Grande attesa anche per la Guida Michelin, che in queste ore sta già anticipando alcune novità in vista della cerimonia del 12 novembre, quando verranno assegnate le nuove Stelle. Come da tradizione, nei giorni precedenti saranno resi noti anche i riconoscimenti Bib Gourmand, dedicati ai locali che offrono il miglior rapporto qualità-prezzo.

Diversa la scelta di Gault&Millau, che ha deciso di spostare la pubblicazione della nuova edizione alla fine di gennaio. Una decisione che coinvolge anche buona parte del Nord Italia e il Sudtirolo, territorio che fino a qualche anno fa era incluso nella guida dedicata all’Austria.

Più incerta, invece, la situazione delle Guide de L’Espresso, al momento ancora assenti dal panorama delle pubblicazioni autunnali, qualcuno ha già ricevuto l’invito alla presentazione a fine novembre.

Sempre a fine gennaio, in occasione del Sigep di Rimini, arriverà inoltre la classifica delle Pizzerie in Viaggio, destinata a prendere il posto della guida Gelaterie d’Italia all’interno della manifestazione.

Sul fronte internazionale, la nuova Wein Guide Italien 2027 di Falstaff, realizzata in lingua tedesca e pensata principalmente per i mercati di Germania, Austria e Svizzera, adotta il sistema di valutazione in centesimi e non esita ad assegnare anche il punteggio massimo di 100/100 ad alcune etichette considerate di assoluta eccellenza.

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Aumenta la presenza della Relais & Chateaux nella parte adriatica e ionica italiana

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Dall’Adriatico al Salento, fino a Matera: viaggio fra future stelle, Chiavi Michelin e grandi indirizzi dell’ospitalità

Partire per la Puglia significa spesso attraversare territori che raccontano storie diverse, una dopo l’altra. Il viaggio di questo inizio d’autunno è cominciato la mattina presto, lungo la dorsale adriatica, con una prima tappa al confine tra Abruzzo e Marche, alla scoperta di una delle novità più interessanti dell’hôtellerie italiana.

Qui si trova infatti un nuovo ingresso nella prestigiosa collezione Relais & Châteaux, destinato a chiudere la stagione il prossimo 31 ottobre ma già forte di importanti riconoscimenti: una stella Michelin per il ristorante e una Chiave Michelin per l’ospitalità. Un caso quasi unico lungo la costa adriatica. In passato, infatti, il marchio Relais & Châteaux era stato rappresentato da poche eccellenze come il Duchessa Isabella di Ferrara per l’accoglienza e il San Domenico di Imola per la ristorazione. A sud, soltanto Il Melograno in Puglia e Villa San Martino a Martina Franca.

Poco distante, nella terra del produttore Emidio Pepe, merita una sosta l’Osteria dei Maltagliati di Torano Nuovo. Il locale ha recentemente ottenuto i Tre Gamberi del Gambero Rosso, affiancando il riconoscimento al Bib Gourmand Michelin e alla segnalazione fresca della guida Falstaff, con un punteggio che eguaglia quello del vicino ristorante stellato ben più celebrato.

La giornata, iniziata sotto un luminoso sole autunnale, è cambiata radicalmente durante la discesa verso il Salento. Giunti in prossimità di Monopoli, la pioggia si è trasformata in un autentico nubifragio. Per lunghi tratti sembrava di navigare in mare aperto, nel mezzo di una tempesta.

Proprio durante quelle ore arrivava la notizia della scomparsa di Federico “l’Olandese Volante”, storica voce della radio italiana. Un personaggio amatissimo che aveva lasciato l’Olanda, sua terra natale, per costruire la propria carriera in Italia, paese al quale era legato anche al fatto che il papà gestiva un villaggio turistico sul Lago di Garda. A lui è dedicato idealmente questo itinerario.

La prima vera tappa pugliese è Lecce, città che negli ultimi anni sta vivendo un momento di crescente fermento gastronomico. Qui si trova Gimmi, recentemente entrato nelle segnalazioni Falstaff anche qui con un punteggio simile all’unico stellato rimasto in città e già presente nella Guida Michelin. Il ristorante è ospitato all’interno del suggestivo Chiostro dei Domenicani, struttura che da tempo rappresenta una delle location per eventi più affascinanti della città e che negli ultimi anni ha ampliato la propria offerta con camere e ospitalità.

Alla guida della cucina c’è Donato Episcopo, chef che vanta un curriculum di assoluto rilievo, maturato tra esperienze stellate come Casa del Nonno 13, Marennà e i ristoranti di Heinz Beck, oltre a una precedente stella Michelin conquistata in Veneto, a Follina.

La proposta gastronomica è accompagnata da una curata selezione di vini, con percorsi di abbinamento ben studiati e un servizio attento ai dettagli. Un progetto che potrebbe contribuire a colmare una lacuna ancora evidente nel territorio salentino, dove non mancano alberghi di prestigio e Chiavi Michelin, ma sono ancora relativamente pochi gli indirizzi capaci di proporre un’esperienza gastronomica di alto livello integrata all’ospitalità.

L’esempio più vicino resta Vinilia Wine Resort di Manduria, attualmente impegnato in una fase di rinnovamento dopo la partenza dello chef Pietro Penna.

La mattina successiva Lecce si risveglia sotto un autentico diluvio. Fortunatamente il maltempo si esaurisce rapidamente e il viaggio può riprendere verso l’estremo lembo del tacco d’Italia, Santa Maria di Leuca, quel punto dove metaforicamente il mondo sembra finire e dove Adriatico e Ionio si incontrano.

Prima di raggiungere la destinazione, la sosta è a Diso. Qui ha recentemente aperto Mohala, raffinato Boutique cinque stelle lusso che ancora gode di rare opportunità: nessuna tassa di soggiorno e apertura annuale garantita dalla presenza di una moderna spa con ampia piscina interna.

All’interno della struttura ha trovato casa il ristorante Carèm, guidato dallo chef Giuseppe Amato. Oltre ai servizi di pranzo e cena, il cuoco firma anche una colazione à la carte particolarmente interessante, nella quale merita una menzione l’uovo soufflé.

L’apertura risale soltanto allo scorso luglio e per le segnalazioni nelle guide bisognerà attendere ancora. Intanto una prima attestazione di fiducia è arrivata dal circuito TheFork Awards, dove la struttura è stata segnalata da Valeria Piccini, storica cheffe del ristorante Da Caino, due stelle Michelin in Maremma.

Sempre nel Salento, la Michelin ha recentemente assegnato una Chiave a Palazzo Daniele di Gagliano del Capo, elegante struttura ospitata nel centro storico e appartenente al circuito Design Hotels grazie ai suoi interni. Confermata invece la Chiave Michelin per Baglioni Masseria Muzza, a nord di Otranto, dove opera lo chef Luigi Barletta, già apprezzato al Maizza.

Lasciata la Puglia, l’itinerario entra in Basilicata attraversando una zona ancora poco raccontata dalle guide internazionali. Prima di raggiungere l’area di Pisticci, recentemente interessata dall’arrivo di una nuova Chiave Michelin, la sosta è a Bernalda.

Qui si trova Palazzo Margherita, il raffinato albergo voluto da Francis Ford Coppola nel paese d’origine della propria famiglia. Anche chi non soggiorna nella struttura può vivere parte dell’esperienza attraverso il bar con cucina Cinecittà aperto agli esterni. La sera, invece, il ristorante interno è riservato agli ospiti e propone un’esclusiva cena con menu che cambia tutti i giorni per un numero di massimo dieci commensali.

Un luogo che conserva tutto il fascino di un set cinematografico e che potrebbe ambire a un riconoscimento ancora più elevato nell’ambito delle Chiavi Michelin visto che già Bottura e la coppia Melis-Crepet in questo senso sono stati beneficiati dalle tre Chiavi.

Pochi chilometri più avanti si incontra Masseria Torre Fiore, recupero di un antico borgo agricolo caratterizzato da sottili influenze architettoniche arabe. Al suo interno trova spazio il ristorante Patio, guidato da una cuoca lucana che ha maturato importanti esperienze professionali a Pavia, dove aveva sviluppato una proposta vegetariana e vegana già apprezzata dalle guide.

La splendida piscina valorizza gli spazi esterni durante la bella stagione, anche se con l’arrivo dell’autunno la struttura non ha lo stesso appeal e si avvia verso la tradizionale chiusura di fine ottobre.

Terminata la colazione, il viaggio di ritorno conduce a Matera. La domenica è possibile raggiungere quasi direttamente in auto il ristorante Da Mo, poco distante dal celebre albergo diffuso Sextantio, il visionario progetto di Daniele Kihlgren, recentemente scomparso.

C’è tempo anche per una passeggiata fino al nuovo Relais & Châteaux Vetera, recentemente insignito di due Chiavi Michelin, e per osservare da vicino l’evoluzione gastronomica della città che ha appena rivelato un nuovo indirizzo Michelin, anche se non espone la vetrofania rossa, Aroma. Matera continua infatti a crescere sotto il profilo dell’ospitalità e della ristorazione, ma per compiere il definitivo salto di qualità nel panorama nazionale avrebbe probabilmente bisogno di una seconda stella Michelin in città, così come è accaduto nel settore alberghiero con l’incremento delle Chiavi.

Tra gli indirizzi più promettenti figura il ristorante guidato da Pompeo Limongiello e dalla sua famiglia, entrato nella Guida Michelin soltanto due anni dopo l’apertura. Una squadra affiatata tra cucina e sala, capace di valorizzare il territorio attraverso piatti originali e una carta dei vini particolarmente interessante, nella quale spicca persino un elegante Vermouth ottenuto da passito di Aglianico.

L’ultima tappa prima del rientro arriva a San Severo, dove si fa rifornimento presso nell’unico distributore aperto la domenica pomeriggio, poco prima dell’annunciato sciopero contro il rincaro dei carburanti.

Dopo centinaia di chilometri percorsi tra Puglia, Basilicata e Adriatico, il viaggio si conclude là dove storicamente inizia la Via Emilia. A Rimini, infatti, una sosta da La Marianna, il terzo ristorante del gruppo di Giuliano Canzian recentemente entrato nella Guida Michelin, offre l’occasione per chiudere il percorso con una cucina di mare ben eseguita e una proposta che sembra avere tutte le caratteristiche per ambire, almeno, a un futuro Bib Gourmand.

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Spariscono i Chicchi a favore delle Tazzine sul Gambero Rosso 2027 Bar d’Italia

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New 3 Tazzine 2027
La Corte Romanengo Genova
Pan Milano
Allegra Bologna
Forno Brisa Bologna
Barnum Café Roma
Walter Musco Roma
Bistrot Zì Rosa Sant’Anastasia (Na)
DaMa Italian Bakery Bari
Charleston Café Palermo
Morettino Caffè Palermo

Gilli Firenze Bar dell’Anno 2027
Bar e Territorio Pane & Marmellata Lucca
Novità dell’Anno Manì Rimini

I 6 Bar che hanno fatto Storia
Caffè Mulassano di Torino
Venezia Gran Caffè Quadri
Harry’s Bar Venezia
Il Caffè Sicilia Noto (Sr)
Pavé Milano
Ditta Artigianale Firenze

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DoctorWine aka Daniele Cernilli 2027

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Toscana cinque 3 faccini 99 e nove 2 faccini 98
99
Bolgheri Sassicaia 2023 Tenuta San Guido
Brunello di Montalcino Riserva Madonna delle Grazie 2020 Il Marroneto
Guardiavigna 2022 Podere Forte
Merlot Redigaffi 2023 Tua Rita
Syrah Per Sempre 2023 Tua Rita
98
Brunello di Montalcino Giovanni Neri 2021 Casanova di Neri
Brunello di Montalcino Vecchie Viti 2021 Siro Pacenti
Chianti Classico Gran Selezione Gaiole San Sano 2022 Marchesi Antinori
Chianti Classico Gran Selezione Greve 2021 Querciabella
Chianti Classico Gran Selezione Ruello 2022 Boschetto Campacci
Chianti Classico Gran Selezione San Donato in Poggio Vigneto Il Poggio 2021 Castello di Monsanto

Chianti Classico Gran Selezione Vigneto Bellavista 2021 Castello di Ama
Merlot Masseto 2023 Masseto
Rosso Lupicaia 2021 Castello del Terriccio

Piemonte due 3 faccini e cinque 2 faccini 98
99
Barolo Riserva Falletto Vigneto Le Rocche 2020 Bruno Giacosa
Barolo Riserva Monfortino 2020 Giacomo Conterno
98
Barbaresco Albesani Vigna Borgese 2022 Piero Busso
Barbaresco Pajé Vecchie Viti 2020 Roagna I Paglieri
Barbaresco Sorì San Lorenzo 2023 Gaja
Barolo Bricco Rocche 2022 Ceretto
Barolo Riserva Sarmassa 10 Anni 2016 Marchesi di Barolo

Veneto un 3 faccini 99 e due 2 faccini 98
99
Amarone della Valpolicella Monte Lodoletta 2019 Romano Dal Forno
98
Amarone della Valpolicella Classico Campolongo di Torbe 2016 Masi
Colli Berici Riserva Carmenère Riserva Oratorio di San Lorenzo 2021 Inama

Alto Adige un 3 faccini e tre 2 faccini 98
99
Alto Adige Grande Cuvée Terlaner I 2023 Cantina Terlano / Kellerei Terlan
98
Chardonnay Riserva Troy 2023 Cantina Kellerei Tramin
Chardonnay Riserva Vigna Au 2022 Tiefenbrunner – Schlosskellerei Turmhof
Valle Isarco Sylvaner Stiftsgarten 2021 Abbazia di Novacella / Kloster Neustift

Friuli Venezia Giulia un 3 faccini e due 2 faccini 98
99
Friuli Colli Orientali Bianco Riserva Tricur 2020 Monviert
98
Collio Bianco San Serff 2016 Castello di Spessa
Collio Sauvignon Ronco delle Mele 2015 Venica&Venica

Sicilia un 3 faccini due 2 faccini
99
Etna Rosso Arcurìa Sopra il Pozzo 2021 Graci
98
Contea di Sclafani Rosso del Conte 2022 Tenuta Regaleali Tasca d’Almerita
Etna Rosso Contrada Guardiola 2024 Passopisciaro

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Italia, Svizzera, Francia, Maldive e Australia ottengono – più nuovi – 3 Chiavi Michelin 2026 Hotels

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Le Tre Chiavi Michelin continuano a crescere nel Mondo e nel 2026 raggiungono quota 155 strutture insignite del massimo riconoscimento dell’hôtellerie secondo la Guida. L’espansione è evidente: 18 nuovi hotel entrano nel gotha mondiale, distribuiti tra Asia (6), Europa (8), Oceania (2), Africa (1) e Americhe (1).

L’Italia, ancora una volta, si conferma la nazione con il maggior numero di novità: quattro nuovi Tre Chiavi, un primato che ribadisce la centralità del Paese nell’ospitalità internazionale. La Francia aggiunge due nuove insegne, entrambe nel Sud, mentre nelle Americhe la sorpresa arriva ne al Sud ne al Nord in Costa Rica, che conquista la sua seconda tripla Chiave.

Naturalmente, l’ingresso di nuove eccellenze comporta anche qualche uscita: quattro strutture perdono il titolo delle tre Chiavi, segno di un sistema di valutazione dinamico e rigoroso.

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Ecco i vincitori di The Fork Awards 2026 secondo gli stellati

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Ogni anno, tra classifiche e guide che si moltiplicano soprattutto nei periodi più caldi, torna puntuale un’iniziativa ormai consolidata: i The Fork Awards, giunti alla loro ottava edizione. L’evento mette in luce i nuovi ristoranti prenotabili online, abbinandoli a Chef di ristoranti stellati che li hanno personalmente segnalati. Una curiosità: quasi tutti i mentori hanno almeno una stella Michelin. Le eccezioni sono poche e significative — Paolo Morelli, che la stella l’ha avuta a lungo; Stéphane Zippl, ancora detentore della Stella Verde; e Viviana Varese, oggi premiata con le 3 Chiavi di Passalacqua. Sono loro gli unici “non stellati” chiamati a indicare i nuovi talenti.

Il meccanismo è semplice: il ristorante più votato online tra le nuove aperture vince. Ma, proprio come accade agli Oscar, essere in gara è già una forma di riconoscimento.

Quest’anno, il ristorante emergente più sostenuto dagli Chef stellati e pluristellati è Sextantio, in Abruzzo, all’interno dell’omonimo Albergo Diffuso premiato con la Chiave Michelin. Un consenso sorprendente: un tre stelle, due due stelle, due una stella e un tre Spicchi hanno indicato la stessa realtà. Merito forse della location visionaria creata da Daniel Kihlgren, maestro dei rifugi d’autore, ma soprattutto del lavoro dello Chef Executive Dino Como.

Di fatto, Sextantio avrebbe già vinto solo per la forza delle sue segnalazioni: Gennaro Esposito nuova sede Torre del Saracino a Sorrento, Donato Ascani Glam Venezia, Niko Romito Reale Castel di Sangro, Michele Lazzarini Contrada Bricconi Oltressenda Alta, Arcangelo Tinari Vila Maiella Guardiagrele, Claudio Mengoni Borgo San Jacopo Firenze e Franco Pepe in Grazi Caiazzo hanno espresso il loro apprezzamento. Un parterre che parla da sé.

A questo punto, l’elenco degli altri 47 concorrenti diventa quasi superfluo: la maggior parte può contare su un solo mentore. Eppure, alcune realtà spiccano. Stecca Roma raccoglie più segnalazioni grazie a Gian Marco Bianchi (Al Madrigale, Tivoli), Gianfranco Pascucci (Al Porticciolo, Fiumicino) e Daniele Usai (Tino, Fiumicino). Thelema ottiene il sostegno di Andrea Berton a Milano, Simone Cantafio La Stua de Michil a Corvara, Alessandro Negrini e Fabio Pisani di Aimo e Nadia a Milano, Sara Scarsella di Sintesi ad Ariccia e Giancarlo Perbellini del XII Apostoli a Verona.

A Torino, Spirito Osteria viene segnalata da Michelangelo Mammoliti, fresco delle tre stelle de La Rei Natura, Giancarlo Morelli e Davide Palluda di All’Enoteca a Canale. Nino Osteria con Cucina conquista sia Antonio Guida del Seta a Milano, sia Chiara Pavan e consorte a Venissa. Nomos Ante a Roma riceve l’apprezzamento di Gabriele Boffa supportato da Enrico Bartolini in Piemonte e Anthony Genovese de Il Pagliaccio Roma.

C’è anche una pizzeria segnalata da due Chef: Sasà Martucci Milano, indicato da Giuseppe Torrisi e Andrea Aprea. Infine, Somnium a Eboli, scelto da Peppe Guida dell’Antica Osteria Nonna Rosa di Vico Equense; Francesco Sodano, nuovo due stelle a Casa Rana nel Veronese; e Giuseppe Iannotti del Kresios a Telese Terme.

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