Un tre stelle Michelin perde la Cheffe, the show must go on
Il ponte di Ognissanti 2026 non ha tradito, almeno dal punto di vista meteorologico, l’immaginario che da sempre accompagna la commemorazione dei defunti. Pioggia battente, raffiche di vento e allerte diffuse hanno caratterizzato giornate dal sapore autunnale più cupo, in attesa, ci si augura, della tradizionale estate di San Martino.
È in questo scenario che il mondo della gastronomia italiana guarda con crescente attenzione alla presentazione della Guida Michelin 2027, in programma a Piacenza. Dopo le anticipazioni e le valutazioni provenienti dalle guide Falstaff, Slow Food e Gambero Rosso, tra i quindici ristoranti più importanti d’Italia serpeggia qualche interrogativo. Da anni, infatti, in Francia anche autentiche istituzioni dell’alta cucina non sono state risparmiate da declassamenti clamorosi: da Paul Bocuse a Guy Savoy, da Georges Blanc fino all’Ambroisie, nomi che sembravano destinati a rimanere intoccabili nell’Olimpo gastronomico.
La memoria corre inevitabilmente anche a episodi più drammatici, come il suicidio dello chef franco-svizzero Benoît Violier alla vigilia della presentazione della Guida Michelin francese. Un evento che sconvolse il mondo della ristorazione internazionale e che ancora oggi induce a riflettere sul peso psicologico esercitato da classifiche, riconoscimenti e giudizi.
In giornate già cariche di significato, ha sorpreso anche la scelta di Rai Uno di trasmettere, nella mattinata del 2 novembre, il Requiem di Giuseppe Verdi eseguito pochi giorni prima al Teatro alla Scala, con protagonista il soprano Anna Netrebko. Quasi un invito collettivo alla riflessione, alla memoria e alla consapevolezza del tempo che passa.
Poi, nel pomeriggio, è arrivata una notizia destinata a colpire profondamente il mondo della gastronomia internazionale: la scomparsa di Nadia Santini, una delle figure più rappresentative della cucina mondiale, proprio mentre a Lima si preparava la nuova edizione dei The World’s 50 Best Restaurants, manifestazione della quale il suo ristorante era stato protagonista nel corso degli anni.
Nata nel Vicentino e approdata a Canneto sull’Oglio dopo il matrimonio con Antonio Santini, Nadia aveva scritto una delle pagine più straordinarie della ristorazione italiana. Con l’edizione Michelin 1996 divenne infatti la prima donna italiana a conquistare le tre stelle Michelin, riconoscimento mantenuto ininterrottamente fino a oggi, alla vigilia della Guida 2027.
Il suo ristorante, Dal Pescatore di Runate, immerso nella tranquillità del Parco dell’Oglio, a poco più di sessanta chilometri da Piacenza, rappresenta un caso quasi unico nella storia dell’alta cucina. Una storia costruita senza scorciatoie e senza accelerazioni, in netto contrasto con i tempi moderni che vedono spesso nascere ristoranti desiderosi di conquistare in pochi anni i massimi riconoscimenti e con le camere.
La famiglia Santini ha edificato il proprio successo con pazienza e continuità. Prima i nonni, poi i suoceri, che dal 1925 portarono avanti l’attività senza alcuna stella Michelin. Quando Nadia e Antonio ne assunsero la guida, reduci dagli studi universitari, arrivò la prima stella nel 1982. Sei anni dopo la seconda. Occorsero poi altri undici anni per raggiungere la terza, simbolo di una crescita lenta, coerente e fondata sul lavoro quotidiano.
Una lezione che oggi assume un significato ancora più profondo. Nadia Santini ci lascia in uno dei consueti giorni di riposo del ristorante, mentre le prenotazioni per la settimana successiva erano già confermate e la brigata si preparava a una nuova stagione di accoglienza.
Elio Crociani Journalist
