Quasi 500 indirizzi sulla sabbia e sulla roccia che vanno altre a Ferragosto
Qualcuno la chiama ristorazione balneare. E, a ben vedere, non ha tutti i torti. Per decenni le guide gastronomiche hanno rivolto lo sguardo quasi esclusivamente ai ristoranti dell’entroterra: locali aperti tutto l’anno, sale interne, cucine strutturate. Il mare, invece, restava sullo sfondo, come se la ristorazione in riva alle onde fosse un fenomeno stagionale, marginale, quasi folkloristico.
Poi basta aprire l’app CucinaMare – giunta alla sua terza edizione – per rendersi conto che quel mondo sommerso non solo esiste, ma pullula di indirizzi vivaci, contemporanei, spesso aperti 365 giorni l’anno, a pranzo e a cena, con crostacei e bollicine come linguaggio comune. Le regioni alpine restano fuori per ovvie ragioni – Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino e Alto Adige – ma le isole entrano in scena con forza, contribuendo a un totale che supera i 460 locali censiti.
Ed è qui che accade qualcosa di inatteso: le località considerate “minori” si ravvivano, compaiono segnalazioni sorprendenti, spesso inaspettate persino per gli stessi gestori, abituati a sognare la Michelin. Una guida del genere, probabilmente, la Rossa non la farà mai, nonostante abbia appena ampliato il proprio raggio d’azione ai vini, oltre che agli hotel e ai ristoranti. Ma CucinaMare, nel suo percorso, non rinuncia a includere i grandi nomi: dalle tre stelle di Uliassi a Senigallia al due stelle di Gennaro Esposito a Vico Equense, pur non essendo direttamente sul mare, fino alla costellazione delle insegne a una stella.
