La Germania dice addio alle stelle verdi ma resta consapevole

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La Germania accoglie la nuova Guida Michelin 2026 con un gesto che sorprende: nessuno degli ex detentori della Stella Verde viene promosso, nonostante il Paese sia stato, sin dagli esordi, uno dei territori più ricettivi verso la filosofia del “mindful dining”. Una scelta che lascia un vuoto evidente, quasi un silenzio, se non fosse per un’unica eccezione che spicca come un lampo nel paesaggio: Sonja Baumann & Erik Scheffler, che al loro NeoBiota di Colonia conquistano simultaneamente stella Michelin e Stella Verde, un doppio debutto che li colloca immediatamente tra i protagonisti della scena tedesca.

Nel capitolo dei Bib Gourmand 2026, la sorpresa parla italiano: Mario Furlanello, al Bornheimer Ratskeller di Francoforte, ottiene il riconoscimento e, insieme, il nuovo commento “mindful”. Poi, di nuovo, il deserto. Nessun altro ciuffo d’erba all’orizzonte, nessun’altra voce consapevole a farsi strada tra le nuove segnalazioni.

Il vertice della ristorazione tedesca resta comunque solido: dodici i tre stelle, nonostante la chiusura di Aqua lo scorso 21 marzo e la conseguente ascesa di L.A. Jordan, che ne raccoglie l’eredità. Tra questi, solo Marco Müller del Rutz di Berlino può vantare anche la citazione “mindful voices”, un unicum nel gotha gastronomico nazionale.

Scendendo di un gradino, tra le circa cinquanta due stelle, emerge etz a Norimberga, dove Felix Schneider riceve anch’egli il trafiletto “mindful voices”. Nella stessa città, Essigbrätlein di Andree Köthe & Yves Ollech eguaglia il collega, confermando Norimberga come una delle capitali tedesche della cucina consapevole.

La lista continua: Alexander Herrmann & Tobias Bätz si associano a Wirsberg con l’Aura; a Berlino Horváth di Sebastian Frank mantiene la doppia stella con la menzione mindful; ad Amburgo 100/200 Kitchen di Thomas Imbusch completa il quadro delle “voci consapevoli” tra i bistellati tedeschi.

Alla fine, non è andata così male. La Germania, pur avara di nuove Stelle Verdi, conserva un nucleo di ristoranti che interpretano la sostenibilità con profondità e coerenza, lasciando intravedere che la partita, almeno qui, è tutt’altro che chiusa.

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I Finalisti e tutti gli altri Oli d’Italia del Gambero Rosso 2026/2027

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2 Foglie Rosse
Più di 30 euro

Liguria
Krosus Monocultivar Taggiasca Bio 2025 Paolo Cassini
Monocultivar Frantoio 2025 Belfiore Da 26 a 30 euro
Mosto Oro Monocultivar Taggiasca 2025 Giuseppe Calvi Da 26 a 30 euro

Lombardia
Incanto 2025 Le Fucine Frantoio, Leccino, Sbresa, Pendolino, Altre
Numero Uno 2025 Comincioli Leccino, Casaliva, Altre
Roncaccio Dop Laghi Lombardi 2025 Olio Gaiatto Leccino, Frantoio, Pendolino

Veneto
Autoctone 2025 Michele Callegari Leccino, Frantoio, Tonda di Villacidro, Ascolana Da 26 a 30 euro
Blend 2025 Frantoio di Cornoleda Leccino, Rasara, Pendolino, Altre Da 26 a 30 euro
Campo di Casa 2025 Frantoio Bonamini Leccino, Casaliva, Frantoio, Grignano Da 26 a 30 euro
Dop Garda 2025 Colle d’Oro sul Lago Casaliva, Frantoio, Leccino
Oro del Vajo 2025 Colle d’Oro sul Lago Leccino, Frantoio, Grignano Da 26 a 30 euro
Monocultivar Favarol 2025 Frantoio Famiglia Orlandi
Monocultivar Rasara 2025 Frantoio di Cornoleda
Riva Jacur Monocultivar Leccino 2025 Luciano Breda

Trentino
46° Parallelo Bio 2025 Frantoio di Riva Casaliva, Frantoio, Leccino
Dop Garda Trentino 2025 Madonna delle Vittorie Casaliva, Frantoio
L7 Monocultivar Casaliva Bio 2025 Laghel 7
Ulìva Dop Garda Trentino Monocultivar Casaliva 2025 Frantoio di Riva

Emilia Romagna
Blend 2025 Oleificio Pecci Morciano di Romagna (Rn) Correggiolo, Ascolana, Leccino, Pendolino
Grèda Monocultivar Sperone di Gallo 2025 Podere La Fortuna Brisighella (Ra) Da 21 a 25 euro
Pandesco Monocultivar Maurino Bio 2025 Palazzo di Varignana
Vargnano Monocultivar Nostrana di Brisighella 2025 Palazzo di Varignana
Uliveto del Fattore Selezione Rodolfo Monocultivar Correggiolo 2025 Primo Fraternali Grilli Montegridolfo (Rn) Da 11 a 20 euro
Uniqo Monocultivar Ghiacciola 2025 Frantoio Oleario Bigucci San Giovanni in Marignano (Rn)

Toscana
Riserva 2025 Frantoio di Croci Massa a Cozzile (Pt) Frantoio, Moraiolo
Tradizionale 2025 Frantoio di Croci Massa a Cozzile (Pt) Frantoio, Moraiolo, Maurino, Altre Da 11 a 20 euro
L’Olinto Dop Chianti Classico Monocultivar Frantoio Bio 2025 Podere Grassi Greve in Chianti (Fi)
Monocultivar Maurino 2025 Giacomo Grassi Greve in Chianti (Fi)
Igp Toscano Monocultivar Frantoio Bio 2025 Tenuta Pietrapiana Reggello (Fi)
Blend 14 Dop Chianti Classico Bio 2025 Tenuta La Poggiona San Casciano Val di Pesa (Fi) Leccio del Corno, Moraiolo, Frantoio, Leccino
Galardi Bio 2025 Fattoria di Poggiopiano Fiesole (Fi) Frantoio, Leccino
L’Oliandolo Bardi Igp Toscano Monocultivar Leccio del Corno Bio 2025 Olio Bardi Trequanda (Si)
Olio Extravergine di Oliva Bio 2025 MPS Tenimenti Poggio Bonelli & Chigi Saracini Castelnuovo Berardenga (Si) Frantoio, Moraiolo, Leccino
Igp Toscano Capalbio Monocultivar Leccino Bio 2025 Clivio degli Ulivi Capalbio (Gr)
Ragazzaccio Monocultivar Leccino Bio 2025 Tenuta Querciamatta Monsummano Terme (Pt) Leccino
Monocultivar Maurino Bio 2025 Scovaventi Manciano (Gr) Maurino
Olio Prunicce Igp Toscano Monocultivar Leccio del Corno 2025 Biserno San Vincenzo (Li) Leccio del Corno
Monocultivar Leccino Bio 2025 Fèlsina Castelnuovo Berardenga (Si) Leccino
Dop Terre di Siena 2025 Frantoio Buraschi Montepulciano (Si) Frantoio, Correggiolo, Moraiolo, Leccino, Altre
Corinna Igp Toscano Montepulciano 2025 Frantoio Buraschi Montepulciano (Si) Moraiolo, Leccio del Corno, Correggiolo, Leccino, Altre
Selezione Oro Verde Bio 2025 Casalbrandi Reggello (Fi) Moraiolo, Frantoio
Terrena 1965 Monocultivar Pendolino Bio 2025 Santissima Annunziata San Vincenzo (Li)
Il Corno Monocultivar Leccio del Corno 2025 Frantoio di Massarosa (Lu)
Monocultivar Maurino 2025 Giuseppe Marini Pistoia
Cassiano Dop Chianti Classico 2025 Talente San Casciano Val di Pesa (Fi) Frantoio, Moraiolo, Leccino

Olio Extravergine di Oliva Bio 2025 Fattoria Triboli Leccino, Frantoio, Moraiolo

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C’erano una volta le stelle Verdi ai Ristoranti durevoli

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La Michelin annuncia la fine delle Stelle Verdi, introdotte nel 2020 per riconoscere l’impegno dei ristoranti verso la sostenibilità. Negli ultimi anni erano diventate una presenza discreta: niente simbolo dedicato in guida, solo un cenno durante la presentazione della stessa e poche righe nel comunicato stampa. Ora, però, la decisione è definitiva. Le stelle verdi non verranno più assegnate. Rimarranno solo quelle già attribuite, almeno pernoi, come un sigillo permanente: gli unici ristoranti che oggi possono vantare il triplo riconoscimento – Tre Stelle, Tre Chiavi e Green Star – restano Single Thread, Bad Ragaz e l’Oustau de Baumanière, ormai irraggiungibili.

Una scelta che fa discutere. Per qualcuno la Guida diventa “sempre più rossa”, e non solo per tradizione. Cosa prenderà il posto della Stella Verde? Da giugno, Mindfull Voices promette una nuova pubblicazione dedicata alla sostenibilità, estesa non solo ai ristoranti ma anche ad alberghi e vini. Un segnale che lascia intendere come il tema non sia affatto archiviato.

Intanto, ci si augura che gli chef continuino a coltivare il proprio orto, a portare in tavola prodotti di casa, a investire in pannelli solari, raccolta differenziata, lotta agli sprechi: tutto ciò che rende una cucina davvero durevole.

L’Italia e le sue Green Star

Nell’edizione 2026 della Guida italiana le stelle verdi sono state 72, su un totale di 394 stellati. Un numero significativo, che racconta un movimento diffuso.

Nella nostra Hall of Fame non possiamo però includere chi, come Tina Marcelli, ha perso la stella verde insieme all’indirizzo Michelin dopo la chiusura del Ristorante Gourmet degli Chalet Amonti in Valle Aurina. Resta invece il Green all’Artifex di Brennero, oggi guidato da Andrea Moccia, dove la cheffe l’aveva conquistata in precedenza.

La storia delle stelle verdi in Italia comincia nel novembre 2020, mentre in Francia erano già comparse qualche mese prima, in pieno periodo Covid, durante la presentazione parigina.

Chi l’ha persa, chi l’ha cambiata, chi non l’ha riconfermata

Non hanno mantenuto la Stella Verde dopo aver cambiato ristorante Antonello Sardi, oggi stellato a Fiesole, e Giorgio Servetto, ora a Verona da Iris solo in rosso. L’unico locale ad aver perso il Green pur conservando la stella classica è Lazzaro 1915 a Pontelongo, con Piergiorgio Siviero: il meno “green” secondo la Michelin.

Una curiosità: Vite di San Patrignano, a Coriano, riporta ancora l’autocertificazione dello chef che aveva ottenuto la Stella Verde nell’edizione 2023, Davide Pontoriere, nonostante oggi ci sia un nuovo chef, già stellato in passato. Mirko Gatti, invece, è stato uno dei pochi a conquistare due volte la Stella Verde: prima con Radici, poi con àbitat a San Fermo della Battaglia. L’ultimo ristorante ha chiuso nell’ottobre 2025, e non ci sarà una terza occasione.

È sparita rapidamente dalla Guida online La Bursch di Campiglia Cervo, nuova Stella Verde 2026, dopo l’uscita della cheffe Erika Gotta.

Il caso St. Hubertus e l’unico chef con due autocertificazioni

Il St. Hubertus di San Cassiano, dopo la ristrutturazione, ha perso sia il Green sia le Tre Stelle. Con la riapertura attende una nuova valutazione: il nuovo concept Shabu Shabu potrebbe aprire scenari inaspettatamente zen.

Infine, un primato nazionale: l’unico chef ad aver firmato due autocertificazioni Green nella Guida italiana è Riccardo Gaspari, con il San Brite e l’El Brite de Larieto, nei dintorni di Cortina d’Ampezzo.

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Le Stelle Verdi Michelin in Italia dal 2021 a oggi

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Edizione 2021

Gardenia Caluso (To)
“Da oltre 20 anni raccolgo erbe spontanee e fiori eduli che costituiscono il fulcro della mia cucina e la cui conoscenza devo, tra l’altro, alle magistre d’erbe della Valchiusella.”
Mariangela Susigan

Casa Format Orbassano (To)
“Siamo totalmente autosufficiente dal punto di vista del fabbisogno energetico ma ci si avvicina allo stesso risultato anche per la necessità di verdure, grazie ad un orto naturale di 2000 mq.”
Igor Macchia

D’O Davide Oldani
“In qualità di direttore tecnico dell’Istituto Professionale di Stato per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera di Cornaredo, ho l’obiettivo di avvicinare i giovani alla conoscenza e al rispetto del prodotto come fondamento dell’esperienza di cuoco.”
Davide Oldani

Caffè la Crepa Isola Dovarese (Cr)
“Il legame appassionato con il territorio si esprime nell’orto (su cui si basa anche la produzione di mostarde, giardiniere e altre specialità) e nella vigna di proprietà, così come nel service point per le biciclette.”
Franco Malinverno

Joia Milano
“Portiamo avanti gli insegnamenti fondamentali dello chef Pietro Leemann, da cui ereditiamo non solo la gestione pratica, ma soprattutto l’approccio etico alla proposta gastronomica, oggi in gran parte divenuta vegana.”
Sauro Ricci – Raffaele Minghini

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Dopo la sola Francia oltre 30 anni con le Tre Stelle Michelin in Europa

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Prima della scoperta dell’America la Guida Michelin ha rivelato i suoi tre stelle europei

La seconda nazione a ricevere la terza stella Michelin, per ragioni di vicinanza ma anche di lingua, è il Belgio. L’anno fatidico fu il 1972, annata senza nessuna novità a tre stelle in Francia, a Bruxelles viene incoronato Villa Lorraine e successivamente nel 79 tocca anche a Comme chez soi sempre nella capitale.

In ordine di tempo si passa alla Germania con Aubergine a Monaco di Baviera nel 1980 e tarderà poco ad arrivare il primo italiano con tre stelle Heinz Winkler al Tantris, quindi all’estero, sempre a Monaco.

Non è finita la Germania fa pure la doppia a Colonia con Goldener Pflug. Nello stesso 1982 l’Inghilterra ottiene la terza stella Le Gavroche a Londra.

Intanto che in Francia i tre stelle vanno e vengono, fuori dai confini resta tutto stazionario e dal Belgio arriva il terzo sempre a Bruxelles, Pierre Romeyer nel 1983.

Raddoppiano nel Regno unito nel 1985 i Roux con l’altro ristorante sul Tamigi a Bray nei pressi del Castello di Windsor con Waterside Inn dove fino a poco tempo fa si recava annualmente la Regina d’Inghilterra. Purtroppo Villa Lorreine viene declassato in Belgio.

Nonostante la Guida Michelin in Italia fosse la seconda come pubblicazione al mondo dopo i francesi di lingua, la terza stella tardò parecchio ad arrivare con il secondo italiano a riceverle, questa volta in patria: Gualtiero Marchesi, correva l’anno 1986.

L’anno dopo toccò alla Spagna con Zalacain a Madrid entrare nel mondo dei tre stelle.

Passano a quattro i tripla stella in Germania questa volta a Dussendorf all’Im Schiffchen nel 1988 e anche il Belgio è inarrestabile con l’arrivo del loro terzo tre stelle in carica: Bruneau, ed è ancora Bruxelles a ospitarle tutte.

Fra tutti questi fuori dalla Francia e Belgio con tre stelle il primo a scendere nel 1989 a due è in effetti il meno noto, quello della famiglia Robertz a Colonia in Germania, L’aratro d’oro chiuse definitivamente nel 1996. Restando a fine anni 80 è la Spagna a salire a tre stelle con Arzak quindi nei Paesi Baschi.

Anni 90 arriva anche il secondo ristorante italiano con tripla stella nei dintorni di Milano ad Abbiategrasso L’antica Osteria del Ponte.

La Germania perde un altro tre stelle nel 92 ma questa volta lo Chef avrà una lunga carriera altrove, si tratta del Tantris che ancor’oggi la terza non è più riuscito più a riprenderla.

Lo sostituisce un ristorante che l’anno dopo che viene considerato ancora il migliore di sempre, lo Schwarzwaldstube nella Foresta Nera a Baiersbronn. In Italia la prima donna a prendere la Stella fuori dalla Francia è proprio Annie Feolde di Villeneuve Loubet la città natale di Escoffier, all’Enoteca Pinchiorri, altro maestro della Sala. Perde la terza stella a Londra Le Gavroche e la riacciuffa come accade nei Miserables: Tante Claire vicino a Mayfair in Chelsea questo nel 93.

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Sono 368 gli Eccellenti oltre a i 100 dei Top Pizza edizione 2026

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Dopo le novità, i vincitori e gli stazionari della 50 Top Pizza 2026, in attesa della Pizz of the Pizz e poi degli Spicchi di settembre, è il momento di osservare il movimento opposto: le retrocessioni dai primi cento e le nuove entrate al fatidico 101. Un viaggio che, come sempre, racconta lo stato di salute della pizza italiana regione per regione.

Nord-Ovest: segnali alterni

In Valle d’Aosta la situazione resta minima: iSaulle sale dalla 95 alla 84, ma non compaiono Eccellenti. Va leggermente meglio in Piemonte, dove due new entry in provincia di Alessandria compensano solo in parte il calo generale: gli Eccellenti scendono da 21 a 15, con molte uscite, alcune positive — come Passaparola Bottega Contemporanea a Vinovo — altre più nette:

A Casa di Pulcinella Torino
Cammafà Torino
Civico1 Torino
Il Pizz’ino Alessandria
La Casetta del Gad Oulx
Le Due Matote Bossolasco
SP143 Tetti Valfré

In Liguria gli Eccellenti restano undici: entra Chiavari, esce Sanremo dopo la chiusura di Senese.

Lombardia: il grande laboratorio

La Lombardia è la regione più dinamica, con numerose new entry a Milano, due in provincia di Pavia, altrettante in quella di Brescia e una sola a Bergamo. In Brianza torna — come un ripescaggio di lusso — Enosteria Lipen a Triuggio, storico Tre Spicchi.

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Pizzerie Eccellenti 50 Top Pizza 2026

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new entry Pizzerie eccellenti 2026

Piemonte
Groove Tortona (Al) n.e.
Locanda Costa dei Vigneti Costa Vescovato (Al) n.e.

Liguria
Farina 44 Chiavari (Ge) n.e.

Lombardia
Denis Milano -78 (23)
Marghe Milano n.e.
Sleppa Milano n.e.
Sublime Milano n.e.
Ultra Milano n.e.

Antica Pizza Busto Arsizio (Va) n.e.

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Masanielli perde la prima posizione in Italia ma Francesco Martucci resta il primo al Mondo

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Milano ha appena spento i riflettori sui 50 Top Pizza 2026, e nell’aria si percepiva quella vibrazione particolare che precede le grandi sorprese. Quando è stato annunciato il vincitore, nessuno ha davvero trattenuto il fiato: Confine ha trionfato, come molti avevano intuito da tempo. Non uno scandalo, non un ribaltone, ma un abbraccio ideale che ha unito Nord e Sud nelle prime cinque posizioni, distribuite fra sei locali. Dal campione del mondo all’ultimo arrivato così in alto, la geografia della pizza italiana sembra finalmente ricomporsi.

La lunga missione delle Strade della Mozzarella può dirsi conclusa. Prima la provincia di Caserta, con la sua mozzarella capace di numeri impressionanti; poi Napoli, con una parentesi breve ma intensa come il Fior di Latte; infine la mozzarella salernitana, quella che aveva aperto la strada con il Congresso di Paestum, portando in scena la mitica Bufala. In questo decennio, forse, si poteva gestire meglio il declassamento di Franco Pepe, apripista indiscusso. Ma un colpo di scena serviva, e ora resta da capire se sarà un bene o un male.

Con la nuova numero uno, il discorso sembrava già scritto, pronto per essere pronunciato. E invece, come spesso accade quando si sale su un palco così importante, ciò che era valido fino a un attimo prima rischia di non esserlo più. È un meccanismo noto: lo si è visto anche ai 50 Best Restaurants in passato. Per un Bottura che promette di non spostare la Francescana, c’è stato un Eleven Madison Park che, raggiunta la vetta, ha chiuso, rinnovato tutto e poi è sparito dalla classifica, prima ancora che si finisse nell’Hall of Fame.

Confine, ora primo in classifica, sembra voler migliorare ulteriormente l’offerta. Eppure la sede milanese delle “cinque vie”, una sorta di Wall Street gastronomica, ha favorito un’escalation rapidissima. Nonostante dal menu si possa ordinare una sola pizza da una decina di euro, la maggior parte dei clienti sceglie il percorso degustazione da 85, evitando le proposte più economiche o da Bib Gourmand. Si vedrà: la novità è questa, e guardando i primi cinquanta non emergono scosse telluriche.

La flessione de Il Vecchio e il Mare a Firenze era già prevista, mentre il possibile subentro di Cipriano non si è verificato, neppure nei primi cento ed è finito pari merito a 101 anche quest’anno. Il balzo più impressionante è quello di Palazzo Petrucci a Napoli: con Davide Ruotolo che passa dalla posizione 22 alla 3, un’ascesa sorprendente considerando che sul Gambero Rosso detiene appena due Spicchi con punteggio di soli 80. L’altro exploit in Top Ten è quello di Avenida Calò a Roma, guidato dall’ex tre Spicchi viennese Francesco.

Nessun capitombolo clamoroso, a parte Meunier a Corciano, in Umbria, che ha chiuso. Acqua e Farina a Trento, nuovo tre Spicchi, sale invece dalla 98 alla 32. Rientra dagli Eccellenti Salvo dei Fratelli a Napoli, mentre l’unica new entry è Pizza & Bolle a Roma, che colma il vuoto lasciato dalla chiusura perugina.

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50 Top Pizza 2026 Italia

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50 Top Pizza Italia 2026

1 Confine Milano +1 (2)
2 I Masanielli – Francesco Martucci Caserta -1 (1)
2 Seu Pizza Illuminati Roma +1 (3)
3 Palazzo Petrucci Pizzeria Napoli +19 (22)
4 I Tigli San Bonifacio (Vr)
5 50 Kalò Napoli +1 (6)
6 Avenida Calò Roma +32 (38)
7 Dry Milano Milano
8 Cambia-Menti Caserta -3 (5)
9 Sasà Martucci Caserta +2 (11)
10 BOB Alchimia a Spicchi Montepaone Lido (Cz) +6 (16)

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Quasi 500 indirizzi sulla sabbia e sulla roccia che vanno oltre a Ferragosto

Qualcuno la chiama ristorazione balneare. E, a ben vedere, non ha tutti i torti. Per decenni le guide gastronomiche hanno rivolto lo sguardo quasi esclusivamente ai ristoranti dell’entroterra: locali aperti tutto l’anno, sale interne, cucine strutturate. Il mare, invece, restava sullo sfondo, come se la ristorazione in riva alle onde fosse un fenomeno stagionale, marginale, quasi folkloristico.

Poi basta aprire l’app CucinaMare – giunta alla sua terza edizione – per rendersi conto che quel mondo sommerso non solo esiste, ma pullula di indirizzi vivaci, contemporanei, spesso aperti 365 giorni l’anno, a pranzo e a cena, con crostacei e bollicine come linguaggio comune. Le regioni alpine restano fuori per ovvie ragioni – Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino e Alto Adige – ma le isole entrano in scena con forza, contribuendo a un totale che supera i 460 locali censiti.

Ed è qui che accade qualcosa di inatteso: le località considerate “minori” si ravvivano, compaiono segnalazioni sorprendenti, spesso inaspettate persino per gli stessi gestori, abituati a sognare la Michelin e per il momento non si vantano su Instagram. Una guida del genere, probabilmente, la Rossa non la farà mai, nonostante abbia appena ampliato il proprio raggio d’azione ai vini, oltre che agli hotel e ai ristoranti. Ma CucinaMare, nel suo percorso, non rinuncia a includere i grandi nomi: dalle tre stelle di Uliassi a Senigallia al due stelle di Gennaro Esposito a Vico Equense, pur non essendo direttamente sul mare, fino alla costellazione delle insegne a una stella.

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