Petrin ci lascia, resta Slow Food che prosegue a tutta Birra

The Show Must Go On, verrebbe proprio da dirlo. Perché nulla ha fermato la presentazione della Guida alle Birre d’Italia 2026 di Slow Food, andata in scena a Brescia a pochi giorni dalla scomparsa del suo Fondatore, Carlo Petrini.
E mentre scorrevano le pagine della nuova edizione, era impossibile non pensare a cosa avrebbe detto lui, Carlin, se fosse stato ancora lì.

Di uscite fulminanti ne aveva regalate parecchie. Come quella volta al Lingotto, durante il Salone del Gusto di Torino, quando radunò i più grandi proprietari terrieri d’Italia per presentare la guida ai Vini d’Italia – allora firmata con il Gambero Rosso – e li apostrofò tutti, senza esitazione: «Contadini!». Antinori, Frescobaldi e compagnia bella.
Oppure quel giorno alla mensa di San Patrignano: non sapendo cosa chiedergli, gli domandai banalmente quale fosse, per lui, il più grande ristorante. Si guardò intorno, un po’ imbarazzato, e rispose: «Questo è un grande ristorante!», indicando i trecento ragazzi seduti a tavola. Lo ripeté più volte, come per scolpire il concetto.

Sfogliando la nuova guida, suddivisa tra Birrifici e Sidri premiati con la Chiocciola e quelli giudicati semplicemente Eccellenti, si scopre un’Italia che cambia a seconda di dove si versa il bicchiere.
Ci sono anche i Locali Eccellenti e le realtà di Filiera, a completare un quadro che, da Nord a Sud, racconta luci e ombre.

In Val d’Aosta, ad esempio, la birra si produce eccome, ma mancano locali all’altezza per berla.
All’opposto, Lombardia e Campania brillano per numero di indirizzi Eccellenti.
L’Alto Adige non offre posti validi dove gustare una buona pinta, ma conquista comunque due Chiocciole nella produzione.
La Romagna non svetta tra i birrifici, mentre l’Emilia sì. Forse perché, in certi casi, il numero del Produttore Artigiano coincide con quello del pub? E non è raro perdersi in un interrogatorio telefonico del centralino quando si tenta di contattare la produzione…

E poi c’è un dato che fa riflettere: una sola Pizzeria in tutta Italia – sì, una sola – premiata con Tre Spicchi e ben posizionata nei Top Pizza. È Bob Alchimia, in Calabria. Il nome più ripetuto nelle varie sedi, Baladin.
Il resto delle denominazioni, purtroppo, sembra uscito da un laboratorio di giochi di parole: Vaffaluppolo, Bellinfusto, BurBeero, Fratelli di Pinta, La Tana del Luppolo, Gli Sbronzi. Una geografia brassicola che a volte diverte, altre volte lascia perplessi.

E allora, addio Carlin.
Tu che comparivi a notte fonda al Premio Tenco, sul roof dell’Ariston di Sanremo, anche quando il cibo – alle due del mattino – non era proprio memorabile.
Tu che lì, con quel gruppetto di amici, che aveva acceso la scintilla che sarebbe diventata Slow Food, hai avuto modo di esibirti sul quel famoso palco con Azio Citi e Giovanni Ravinale.

Il mondo della birra italiana oggi va avanti, come deve essere. Ma certe assenze, quando si alza il bicchiere, si sentono tutte.

Elio Crociani Journalist

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