Settant’anni fa, nel 1956, l’Italia scopriva per la prima volta le sue stelle Michelin. Fu un debutto quasi timido, un’edizione in sordina che arrivava molto dopo Francia e Belgio, pionieri della guida. E fu anche una falsa partenza: le stelle assegnate nel ’56 scomparvero nelle edizioni ’57 e ’58, per poi riapparire nel 1959, anno che viene considerato il vero inizio della storia stellata italiana, da Nord a Sud.
In realtà, quella prima mappa del gusto era tutt’altro che equamente distribuita: dei tredici indirizzi originari, solo quattro si trovavano davvero al di sotto di Roma. Alcuni di quei locali non esistono più; altri, invece, possono vantare una longevità rara. È il caso di A Riccione a Milano, che mantenne la stella fino al 1993.
Il primo ristorante italiano a conquistare anche la seconda stella fu l’Antico Martini di Venezia, accanto al Teatro La Fenice: salì al secondo macaron nel 1969, per poi tornare alla singola nel 1982, mantenendola fino all’edizione 1987.
Tra i protagonisti del 1959 che seppero resistere nel tempo c’è anche il Gatto Nero, che conservò la stella fino al 1972, raddoppiandola l’anno successivo. Tornò poi a una sola stella nel 1981, mantenendola per altre otto edizioni. Storia simile per Giannino, che ottenne la seconda stella nel 1969, una la perse dieci anni dopo, e rimase stellato per altri dodici anni.
Anche l’Alto Adige era presente fin dagli albori: l’Hotel Elefante di Bressanone, dopo i ventidue anni di stelle del passato, è tornato in guida nel 2020, aggiungendo un nuovo capitolo a una storia che sembra destinata a proseguire.
La Locanda Cipriani di Torcello brillava già allora, e la sua stella rimase fino al 1991. Stesso discorso per I XII Apostoli, oggi arrivato addirittura alla terza stella. La storia della famiglia Gioco è una delle più tormentate: due volte due stelle, nel 1969 e nel 1973, mantenute fino al 1984 e poi perse entrambe l’anno successivo. Dopo un lungo periodo di quiete, lo chef Mauro Buffo ha riportato la stella nel 2019, che si è poi aggiunta alle due di Casa Perbellini nell’edizione 2025 dei 70 anni Michelin.
Per Giancarlo Perbellini, invece, la prima stella arrivò nel 1996 a Isola Rizza, seguita dalla seconda nel 2002.
Restando tra i “veterani” del ’59, ci si sposta a Tricesimo, in Friuli, non lontano dal confine sloveno della cheffe Ana Roš: qui il ristorante Boschetti raddoppiò le stelle nel 1982, per poi tornare a una nel 1988 e mantenerla per altri sei anni.
In Emilia, il ristorante Fini fu tra i primi a ottenere la seconda stella quando venne introdotta: la perse nel 1981, la riconquistò nel 1986 e la mantenne fino al 1997, consolidandosi poi per dodici anni con una singola. Più lineare, salvo una pausa nel biennio 1998-1999, la storia di Arnaldo – Clinica Gastronomica a Rubiera, che con l’edizione 2026 entra in una nuova fase di sospensione.
Anni 60
Gli anni Sessanta aprono un capitolo diverso nella storia Michelin italiana, un decennio in cui la guida comincia davvero a mappare il Paese e i suoi talenti. È il 1966 quando a Venezia debutta l’Harry’s Bar, destinato a diventare — forse — il più grande impero gastronomico mai costruito attorno a un ristorante. Nel 1970 conquista due stelle, che manterrà fino al 1989, per poi proseguire con una singola fino al 2000. Dal nuovo millennio in avanti, la sua storia si trasforma in una sorta di Odissea, terrestre e non solo, fatta di aperture, chiusure, espansioni e metamorfosi.
Nel 1967 la guida accoglie Filippino alle Eolie, un indirizzo che entrerà tra i più longevi e che ancora oggi continua la sua attività insieme al caratteristico hotel affacciato sul mare.
Due anni dopo, nel 1969, è la volta di Buca Sant’Antonio a Lucca: conquista la stella e la conserva fino al 1997. Volendo, si potrebbe aggiungere anche il breve ritorno della famiglia in guida grazie allo chef del ristorante Il Giglio, stellato dal 2019 al 2024.
E poi c’è La Caravella di Amalfi, già presente nella storica edizione del 1959. La sua è una doppia vita stellata: la prima dal 1969 al 1980 sotto la guida di Franco Di Pino; la seconda dal 1999 a oggi con Antonio, che ha riportato il ristorante tra le eccellenze della Costiera.
Anni 70
Gli anni Settanta segnano un passaggio decisivo nella storia Michelin italiana: dopo i dieci ristoranti a due stelle degli anni Sessanta (più uno in Ticino), il Paese entra in una fase di consolidamento e di nuove ambizioni. Eppure, tra i protagonisti di allora, c’è chi quella seconda stella la sfiora ancora oggi senza averla mai raggiunta: La Perla di Corvara. Una situazione che potrebbe cambiare presto, considerando che l’attuale chef, Simone Cantafio, le due stelle le ha già mantenute a lungo sull’isola di Hokkaido, in Giappone, prima di rientrare in Italia.
È proprio nell’edizione 1970 che la famiglia Costa conquista la sua prima stella, mantenendola per due annate. Bisognerà attendere il 2003 per rivederla, con Markus Wolfsgruber, anche se solo per un anno. Poi arriva Arturo Spicocchi, che la conserva fino al 2015; la riconferma nel 2016 con Nicola Laera, che prosegue fino all’edizione 2021. Dopo una pausa di un anno, dal 2023 la cucina passa all’attuale chef — calabrese di origini ma nato a Milano — che mantiene la stella ancora oggi.
Diversa la traiettoria di Dolada, a Plois d’Alpago: stellato dal 1972, conquista la seconda nel 1999 e la mantiene fino al 2002 Enzo de Prà, per poi tornare a una stella, che conserva tuttora con il figlio Riccardo.
Nel 1973 è Piero Bertinotti, con il ristorante Pinocchio a Borgomanero, a entrare in guida: la stella rimarrà fino al 2010 in attesa che il nipote Francesco Morano la riottenga. In Veneto, nello stesso anno, risponde La Vecchia Lugana, che resterà stellata fino al 2005 a Sirmione.
A metà del decennio nascono sotto una buona stella quattro ristoranti destinati a lasciare un segno profondo. Nel 1975 Guido a Costigliole d’Asti ottiene la prima stella; la seconda arriva nel 1984 e rimane fino al 1997. Dal 1998 il nome Alciati si sdoppia e si diffonde: dal Monferrato al Cuneese, da Santo Stefano Belbo con Lidia Vanzino e Luca Zecchin ai fornelli al Relais San Maurizio, fino a Serralunga d’Alba Villa Reale, passando per Pollenzo e Bra con Ugo Alciati e Savino Mongelli. In ciascuna sede, una stella stabile, identitaria, riconoscibile.
In Emilia-Romagna, proprio sul confine tra le due, il San Domenico inaugura la sua storia stellata, destinata a varcare anche l’oceano. Nel 1977 è già a due stelle, che mantiene fino al 1989. Segue un periodo con una sola stella fino al 1999, poi il nuovo secolo riporta il ristorante di Morini alla seconda, che conserva ancora oggi con i Marcattilii e nipote.
Nella vicina Romagna, a Castrocaro Terme, La Frasca ottiene la prima stella nel 1976 e la seconda nel 1986, mantenendola fino al 2011. Con il trasferimento a Milano Marittima e l’uscita di Gianfranco Bolognesi nel 2012, dopo 26 edizioni consecutive a due stelle, il ristorante torna a una sola, che conserverà fino al 2015.
E infine, un caso emblematico: nel 1978 nessun ristorante italiano aveva ancora raggiunto la terza stella. Oggi possiamo dire che quel traguardo è stato ampiamente superato da Da Vittorio. La famiglia Cerea, dopo la prima stella, dovette attendere diciotto anni per la seconda e altri dodici per la terza, conquistata nella nuova sede di Brusaporto. Una scalata lenta, costante, inesorabile.
Anni 80
Gli anni Ottanta della ristorazione italiana sono un territorio di confine: un decennio di passaggi, di maturazioni lente, di stelle che nascono e altre che iniziano a brillare più forte, fino a trasformarsi in miti. Sono anni in cui quattro ristoranti compiranno il salto definitivo verso la terza stella, ma anche un periodo ricco di storie laterali, di famiglie, di chef visionari e di territori che iniziano a riconoscersi nella cucina d’autore.
1980: il primo giro di chiave
Sulle rive lombarde del Lago Maggiore, Il Sole di Ranco inaugura il decennio conquistando la sua prima stella Michelin. È il 1980, e Carlo Brovelli guida un luogo che è già Gourmand e Relais & Châteaux, complice la vista incantevole e le camere affacciate sull’acqua. La seconda stella arriverà nel 1987 e durerà fino al 1997; poi, dal 2004 al 2016, resterà una sola stella con il figlio Davide.
Nello stesso anno, l’Antica Osteria del Ponte di Ezio Santin ottiene la prima stella e, con una rapidità allora sorprendente, raddoppia l’anno successivo. La consacrazione arriva nel 1990: tre stelle che dureranno solo sette anni, fino al 1996, uno dei cicli più brevi della storia italiana. La seconda stella rimarrà fino al 2009, poi una lunga serie di gestioni senza più riconoscimenti di stella.
Sempre nel 1980, a Parma, Parizzi conquista la sua stella con Gino Giulianotti in cucina: un primato che resisterà per 43 anni, fino al 2022, passando poi nelle mani di Marco.
1981–1984: la provincia che sorprende
A Piacenza, l’Antica Osteria del Teatro deve al francese Georges Cogny la prima stella (1981), seguita dal bis nell’88 e ’89 con Filippo Chiappini Dattilo. Da lì, una lunga stagione a una stella fino al 2016.
A Milano, Aimo e Nadia ottengono la prima stella nell’81 e la seconda nell’89, mantenendola fino al 2002. Seguiranno anni di oscillazioni: una stella dal 2003 al 2007, poi di nuovo due dal 2008 al 2023, quando Alessandro Negrini e Fabio Pisani restano con una.
Nel frattempo, a Canneto sull’Oglio, inizia la storia più longeva della ristorazione italiana: Dal Pescatore. La prima stella arriva nell’82, la seconda nell’87 e la terza molto nel 96, ma è qui che si accende una fiamma destinata a non spegnersi più.
A Firenze, Enoteca Pinchiorri inaugura il suo percorso nel 1982: prima stella, poi la seconda l’anno successivo. La terza arriverà nel 1993, ma durerà poco: nel 1995 si torna a due. Solo dal 2009 Annie Féolde riconquista stabilmente il vertice.
Sempre nel 1982, in Piemonte, Al Sorriso di Soriso ottiene la prima stella. La seconda nell’86, la terza arriverà nel 1998 e durerà fino al 2012; poi due stelle per cinque anni e, dal 2020, una sola con Luisa Valazza.
1983–1986: famiglie, territori e nuove ambizioni
Nel 1983, La Tenda Rossa a Cerbaia, frutto dell’unione di due famiglie pugliesi e romagnole, conquista la sua stella. La seconda arriverà nel 1998 e durerà undici anni, fino al ritorno alla singola stella e alla chiusura nel 2020 con gli eredi. Sempre nell’83, ad Asti, Gener Neuv ottiene la sua stella, che manterrà fino al 2014.
L’anno successivo, 1984, segna l’ascesa di uno chef destinato a diventare un’icona: Fulvio Pierangelini. Con il Gambero Rosso di San Vincenzo ottiene la prima stella, la seconda arriverà solo nel 1998, insieme al titolo di miglior ristorante italiano secondo la 50 Best dell’epoca. Nel 2010, però, il ristorante di proprietà della ex moglie, tradita, scompare dalla guida. Attualmente lo Chef è consulente per Roccoforte Hotels mentre il figlio Fulvietto gestisce al Bucaniere.
Sempre nell’84, ma sull’altro versante dell’Appennino, Paolo Teverini conquista la stella al Tosco Romagnolo di Bagno di Romagna, ristorante dell’hotel anche qui della moglie. La stella resisterà fino al 2015. Il luccichio tornerà in zona solo nel 2020, con DaGorini a San Piero.
Nel 1985, in Friuli, La Primula Rossa di San Quirino ottiene la stella che ancora oggi conserva, oltre quarant’anni dopo. Nello stesso anno, a Viareggio, Romano conquista la sua stella, tuttora mantenuta con il nuovo Chef.
Balzi Rossi a Ventimiglia a pochi metri dal confine francese e al celebre Mirazur di Mauro Colagreco. Giuseppina Beglia ottiene la stella nel 1985, poi nel 91 due fino al 99 e poi ancora una, persa nel 2009. Con Enrico Marmo la stella ritorna nel triennio 2023-2025 in attesa di altre riconferme.
1986–1989: verso il futuro
Nel 1986 entrano in guida i Tamani dell’Ambasciata di Quistello. La seconda stella arriverà nel 1993 e durerà diciassette anni. Dal 2010 al 2021 tornerà a una stella, oggi mantenuta da Matteo Ugolotti già presente in cucina ai tempi d’oro.
Sempre nell’86, a Verona, Il Desco di Elia Rizzo ottiene la prima stella; la seconda arriverà undici anni dopo e durerà altrettanto. Oggi, con il figlio Matteo, il ristorante mantiene una stella.
In Campania, Don Alfonso Iaccarino conquista la prima stella nell’86, la seconda nel ’91 e la terza nel ’97: un ciclo breve, solo cinque anni. Dopo il ritorno a due stelle, nel 2025 il ristorante riapre dopo la ristrutturazione, ripartendo da zero con una stella con Chef Ernesto.
Nel 1989, in Lombardia, Al Gambero di Calvisano ottiene la sua stella, che non ha mai lasciato. E sempre nel 1989 nasce un’altra storia destinata a crescere: Arnolfo. I fratelli Trovato ottengono la prima stella, la seconda arriverà nel 2001. Oggi, nella nuova sede di Colle Val d’Elsa, il ristorante sembra ancora avere tutte le carte per un ulteriore salto.
Quattro decenni che raccontano una storia fatta di costanza, rivoluzioni silenziose e famiglie che hanno trasformato la cucina in un’eredità culturale. Tra tutte, una brilla più a lungo: Dal Pescatore, a Canneto sull’Oglio, in provincia di Mantova. Sono trentuno anni che il ristorante della famiglia Santini difende senza interruzioni il massimo riconoscimento. Era il 1996 quando Nadia Santini entrò nell’Olimpo delle Tre Stelle, affiancando Gualtiero Marchesi ed Ezio Santin, che poi si sarebbero fermati rispettivamente a undici e sette anni. Oggi Nadia è affiancata dal figlio Giovanni, e insieme rappresentano l’unico caso italiano di continuità assoluta, ulteriormente rafforzata dalla stella verde.
Subito dopo, un’altra donna segna la storia: Annie Féolde, originaria di Villeneuve-Loubet, la città natale di Escoffier. Ottenne la terza stella nel 1993, la perse nel 1995 e la riconquistò solo dopo una profonda ristrutturazione dell’edificio storico che ospita Enoteca Pinchiorri a Firenze. Da vent’anni, dal 2004, la sua terza stella non è più in discussione.
Il primo uomo tra gli attuali Tre Stelle arriva nel 2003: Massimiliano Alajmo, allievo di Marc Veyrat, allora considerato il miglior chef del mondo. Tornato a casa, vicino Padova, Alajmo prende in mano la cucina de Le Calandre, già stellata grazie al lavoro della madre Rita Chimetto tra il 1992 e il 1995. Da allora, la sua terza stella resiste da ventitré anni.
Nel 2006 è la volta di un altro straniero d’adozione: Heinz Beck. Il tedesco, ormai figura centrale della gastronomia italiana, arriva dalle cucine del primo italiano a ottenere tre stelle all’estero: Heinz Winkler, altoatesino trionfatore nel 1981 al Tantris di Monaco, allora il più giovane Tre Stelle al mondo con i suoi 31 anni. Beck, invece, mantiene da ventuno anni le sue tre stelle a La Pergola del Waldorf Cavalieri Hilton di Roma.
Una storia a parte è quella della famiglia Cerea. Dopo una lunga permanenza a due stelle nel centro di Bergamo, raggiungono la terza nel 2010 nella nuova sede di Brusaporto, dove il riconoscimento viene confermato da diciassette anni. Il loro percorso è un crescendo: prima stella nel 1978, seconda dopo diciotto anni, poi quattordici anni di attesa prima del salto nell’élite.
Tra le donne, spicca anche Luisa Valazza, che con Il Sorriso in provincia di Novara ha mantenuto le tre stelle per quindici anni. Il ristorante raggiunse il vertice nel 1998, rimanendovi fino al 2012, quando cedette il passo a una nuova figura piemontese: Enrico Crippa.
Con Piazza Duomo ad Alba, sostenuto dalla famiglia Ceretto, Crippa ha collezionato quattordici edizioni di Tre Stelle, a cui si è aggiunta di recente anche la stella verde. La sua ascesa fu rapidissima: due stelle, poi tre, in un percorso quasi fulmineo.
Nel 2012 arriva anche il traguardo di Massimo Bottura, che con l’Osteria Francescana non solo conquista le Tre Stelle, ma raggiunge per due volte il vertice dei 50 Best Restaurants. Anche qui la Stella Verde in più, mentre nel B&B Casa Maria Luigia siamo a 5 Luxury, l’unico Tre Chiavi del Nord Italia esclusa Venezia.
Infine, Niko Romito: dodici anni di Tre Stelle che hanno portato l’Abruzzo nell’élite mondiale, creando un divario enorme tra il suo ristorante e il resto della scena regionale dal 2014 in poi.
2018: l’inizio della stagione dei “nuovi Tre Stelle”
Il 2018 è l’anno in cui tutti si chiedono se finalmente arriverà un nuovo Tre Stelle. Alcuni chef vengono invitati a cucinare alla presentazione ufficiale, tra cui Norbert Niederkofler, già celebrato come miglior chef mitteleuropeo dai 19/20 del GaultMillau. Quando la Michelin lo promuove anche alla terza stella, rimane sinceramente esterrefatto. Da quel momento si apre una stagione irripetibile: un nuovo Tre Stelle ogni anno, con l’ingresso di nuove regioni. Una corsa che solo il Covid riuscirà a interrompere nel 2021 e 2022.
Sant’Agostino Piacenza Orso Grigio Cavalese (Tn) Nomos Ante Roma Enoteca Cavour 313 Roma Sakeya Milano Osteria dell’Unione Treiso (Cn) Insieme dal Clandestino Torino Q.B.Bistrò Cuneo Marchese Torino
marzo Cura Cucina Contemporanea Marina di Davoli (Cz) Gustificio Carmignano di Brenta (Pd) Inka Verona Sushi Matsu Omakase Milano Le Fucine Gourmet Buttrio (Ud) Olio Fishbar Saronno (Va) Casa Marconi Crodo (Vb) Blanco Osteria da Fabio Siderno
Casa Celesia Oleggio (No) Altatto Milano
Febbraio Casa Romano Alzano Lombardo Nero&Oro Napoli
Coro Orvieto
The Tasting Room by Marcello Corrado Merano
La Piazzetta Lake Como Cernobbio Deschevaliers Napoli Trattoria del Bollito Alba
Il Frate Urgnano
Gasthaus Lamm San Martino in Passiria Bottega del Re Genova
Dal Pescatore Canneto sull’Oglio (Mn) Nadia Santini, dal 2001 Nadia e Giovanni Santini 1982-1987* 1988-1995** 1996-2026***
Enoteca Pinchiorri Firenze Annie Feolde, dal 1996 Annie Feolde e Italo Bassi, dal 2012 Italo Bassi e Riccardo Monco, dal 2016 Riccardo Monco e Alessandro Della Tommasina 1982* 1983-1992** 1993-1994*** 1995-2003** 2004-2026***
Don Alfonso 1890 Massa Lubrense (Na) Alfonso Iaccarino, dal 2005 Alfonso ed Ernesto Iaccarino 1986-1990* 1991-1996** 1997-2001*** 2002-2022** 2025-2026*
La Pergola dell’Hotel Cavalieri Hilton, dal 2009 La Pergola del Rome Cavalieri Hotel Waldorf Astoria Roma Heinz Beck 1998-2000* 2001-2005** 2006-2026***
St.Hubertus dell’Hotel Rosa Alpina Alta Badia San Cassiano (Bz) Norbert Niederkofler 2000-2006* 2007-2017** 2018-2023*** Atelier Moessmer Brunico (Bz) Norbert Niederkofler 2024-2026***
Quattro Passi Massa Lubrense (Na) Antonio Mellino, dal 2020 Fabrizio Mellino 2001-2011* 2012-2023** 2024-2026***
Reale Rivisondoli (Aq), dal 2012 Castel di Sangro (Aq) Niko Romito 2007-2008* 2009-2013** 2014-2025***
Piazza Duomo Alba (Cn) Enrico Crippa 2007-2009* 2010-2012** 2013-2026***
Le Robinie Montescano (Pv) 2010* Devero Ristorante dell’Hotel Devero Cavenago di Brianza (Mb) Enrico Bartolini 2011-2013* 2014-2016** Enrico Bartolini – Mudec Milano Enrico Bartolini 2017-2019** 2020-2026***
La Rei del Boscareto Resort Serralunga d’Alba Chen Shiqin/Giampiero Vivalda 2012-2013* Marco Forneris 2014* Pasquale Laera/Antonino Cannavacciuolo 2015-2018* Alberto Bai/Fabrizio Tesse 2019-2021* La Madernassa Guarene (Cn) Michelangelo Mammoliti 2020-2022** La Rei Natura by Michelangelo Mammoliti (Cn) 2024-2025** 2026***
Val d’Aosta Pierre Alexis 1877 Courmayer La Clusaz Gignod La Chandelle – Hotel Hermitage Valtournenche Café Quinson Morgeux Baita Ermitage Courmayer Il Balivo Ayas Le Bourg Fénis
Piemonte
Alessandria La Fermata Degusteria Forlino Tortona Da Manuela Isola Sant’Antonio Cantine del Gavi Accademia Ristorante Casale Monferrato
Valle d’Aosta Paolo Griffa al Caffè Nazionale 17 Vecchio Ristoro 17 Le Petit Bellevue Cogne 17
Piemonte
Alessandria Cacciatori Cartosio 15,5
Asti Locanda del Sant’Uffizio Penango 18 Del Belbo Da Bardon San Marzano Oliveto 15,5
Biella Il Patio Pollone 16,5
Cuneo Antica Corona Reale Cervere 19,5 Piazza Duomo Alba 19 Il Centro Priocca 18,5 La Rei Natura By Michelangelo Mammoliti Serralunga d’Alba 17,5 Guido Ristorante Serralunga d’Alba 17,5 Borgo Sant’Anna Monforte d’Alba 17,5 All’Enoteca Canale 17,5 La Ciau del Tornavento Treiso 17 Locanda del Pilone Alba 16,5 Osteria Arborina La Morra 16,5 Trattoria Marsupino con camere 1901 Briaglia 16 Ristorante 21.9 Piobesi d’Alba 16
Novara Villa Crespi Orta San Giulio 20 Al Sorriso Soriso 17
Torino Casa Vicina 16,5 Trattoria Zappatori Pinerolo 16,5 Carignano Torino 16 La Credenza San Maurizio Canavese 16
Vercelli Christian e Manuel 16,5
Liguria
Imperia Casa Buono Ventimiglia 17,5 Sarri 17 La Conchiglia Taggia 16 Corallo Vallecrosia 15,5 Marco Polo 1960 Ventimiglia 15,5
Genova Botanico 16 Il Marin 16 La Brinca Ne 15,5
Savona A Spurcacciun-a 17 Hotel Palazzo Vescovile – Vescovado Noli 16 Machettö Pietra Ligure 15,5
Lombardia
Bergamo Da Vittorio Brusaporto 19 Villa Elena 17,5 Contrada Bricconi Oltressenda Alta 17 Collina Almenno San Bartolomeo 17 Il Saraceno Cavernago 17 Zù Riva di Solto 17 Casa Romano Alzano Lombardo 16,5 LoRo Trescore Balneario 16,5 Lio Pellegrini 15,5
BOSCARELLI BRAIDA DI GIACOMO BOLOGNA CANALICCHIO DI SOPRA CANTINA TERLANO CAPRILI CARPINETO CASANOVA DI NERI CASTELLO DELLA SALA CASTELLO DI ALBOLA CASTELLO DI MONSANTO CASTELLO ROMITORIO CAVALLOTTO CERETTO COGNO D’ANGELO DAL FORNO ROMANO DUCA DI SALAPARUTA ELENA WALCH ELIO ALTARE EREDI FULIGNI
FATTORIA LE PUPILLE G.B. BURLOTTO GAROFOLI GIACOMO BORGOGNO & FIGLI IL POGGIONE ISOLE E OLENA J. HOFSTÄTTER JERMANN LE MACCHIOLE LUIGI BAUDANA – G.D. VAJRA LVNAE BOSONI MARCHESI DI GRESY MARCO FELLUGA – RUSSIZ SUPERIORE MASSOLINO VIGNA RIONDA NINO FRANCO ODDERO PODERI E CANTINE PASSOPISCIARO PIO CESARE PIRA CHIARA BOSCHIS PRODUTTORI DEL BARBARESCO RATTI RICASOLI ROAGNA ROCCA DELLE MACÌE SAN LEONARDO SANDRONE SELLA&MOSCA SIRO PACENTI ST. MICHAEL-EPPAN WINERY TABARRINI TEDESCHI TENUTA DELLE TERRE NERE VALDICAVA VIE DI ROMANS VIETTI
Con l’arrivo di marzo salgono a trenta i ristoranti che conquistano la nuova entrata nella prossima guida cartacea 2027. Le recensioni sono già disponibili in anteprima online: un assaggio che, in vista della presentazione di novembre, lascia intravedere possibili upgrade — dalla Stella Verde al Bib Gourmand, fino alla più ambita Stella Michelin.
A gennaio 2026 le prime dieci novità si distribuivano tra Romagna, Sicilia, Campania, Toscana, Alto Adige, Veneto e Lombardia. Con febbraio si sono aggiunte Liguria, Piemonte e Umbria, mentre negli ultimi giorni hanno fatto il loro ingresso anche Calabria e Friuli. Un mosaico che si compone lentamente, regione dopo regione.
Quando a fare da guida sono l’ossessione e la perseveranza, le possibilità diventano infinite
Trattoria contemporanea e la rivoluzione della cucina collettiva
Trattoria contemporanea ridefinisce il concetto tradizionale di leadership in cucina ponendo al centro della scena il valore del gruppo e della pluralità. In un’epoca in cui la cultura dell’individualità è predominante, il ristorante celebra l’importanza del collettivo sovvertendo le dinamiche tipiche del settore. A fare da protagonista non è un singolo Chef, ma una squadra di professionisti che collaborano in sinergia; quattro talenti dell’arte culinaria, insieme ad un abile Maître di sala. Una gestione condivisa, fortemente voluta dagli Chef e dai Founder, complici di un rapporto dove l’apertura e la fiducia reciproca sono alla base di tutto.