Quattro decenni che raccontano una storia fatta di costanza, rivoluzioni silenziose e famiglie che hanno trasformato la cucina in un’eredità culturale. Tra tutte, una brilla più a lungo: Dal Pescatore, a Canneto sull’Oglio, in provincia di Mantova. Sono trentuno anni che il ristorante della famiglia Santini difende senza interruzioni il massimo riconoscimento. Era il 1996 quando Nadia Santini entrò nell’Olimpo delle Tre Stelle, affiancando Gualtiero Marchesi ed Ezio Santin, che poi si sarebbero fermati rispettivamente a undici e sette anni. Oggi Nadia è affiancata dal figlio Giovanni, e insieme rappresentano l’unico caso italiano di continuità assoluta, ulteriormente rafforzata dalla stella verde.
Subito dopo, un’altra donna segna la storia: Annie Féolde, originaria di Villeneuve-Loubet, la città natale di Escoffier. Ottenne la terza stella nel 1993, la perse nel 1995 e la riconquistò solo dopo una profonda ristrutturazione dell’edificio storico che ospita Enoteca Pinchiorri a Firenze. Da vent’anni, dal 2004, la sua terza stella non è più in discussione.
Il primo uomo tra gli attuali Tre Stelle arriva nel 2003: Massimiliano Alajmo, allievo di Marc Veyrat, allora considerato il miglior chef del mondo. Tornato a casa, vicino Padova, Alajmo prende in mano la cucina de Le Calandre, già stellata grazie al lavoro della madre Rita Chimetto tra il 1992 e il 1995. Da allora, la sua terza stella resiste da ventitré anni.
Nel 2006 è la volta di un altro straniero d’adozione: Heinz Beck. Il tedesco, ormai figura centrale della gastronomia italiana, arriva dalle cucine del primo italiano a ottenere tre stelle all’estero: Heinz Winkler, altoatesino trionfatore nel 1981 al Tantris di Monaco, allora il più giovane Tre Stelle al mondo con i suoi 31 anni. Beck, invece, mantiene da ventuno anni le sue tre stelle a La Pergola del Waldorf Cavalieri Hilton di Roma.
Una storia a parte è quella della famiglia Cerea. Dopo una lunga permanenza a due stelle nel centro di Bergamo, raggiungono la terza nel 2010 nella nuova sede di Brusaporto, dove il riconoscimento viene confermato da diciassette anni. Il loro percorso è un crescendo: prima stella nel 1978, seconda dopo diciotto anni, poi quattordici anni di attesa prima del salto nell’élite.
Tra le donne, spicca anche Luisa Valazza, che con Il Sorriso in provincia di Novara ha mantenuto le tre stelle per quindici anni. Il ristorante raggiunse il vertice nel 1998, rimanendovi fino al 2012, quando cedette il passo a una nuova figura piemontese: Enrico Crippa.
Con Piazza Duomo ad Alba, sostenuto dalla famiglia Ceretto, Crippa ha collezionato quattordici edizioni di Tre Stelle, a cui si è aggiunta di recente anche la stella verde. La sua ascesa fu rapidissima: due stelle, poi tre, in un percorso quasi fulmineo.
Nel 2012 arriva anche il traguardo di Massimo Bottura, che con l’Osteria Francescana non solo conquista le Tre Stelle, ma raggiunge per due volte il vertice dei 50 Best Restaurants. Anche qui la Stella Verde in più, mentre nel B&B Casa Maria Luigia siamo a 5 Luxury, l’unico Tre Chiavi del Nord Italia esclusa Venezia.
Infine, Niko Romito: dodici anni di Tre Stelle che hanno portato l’Abruzzo nell’élite mondiale, creando un divario enorme tra il suo ristorante e il resto della scena regionale dal 2014 in poi.
2018: l’inizio della stagione dei “nuovi Tre Stelle”
Il 2018 è l’anno in cui tutti si chiedono se finalmente arriverà un nuovo Tre Stelle. Alcuni chef vengono invitati a cucinare alla presentazione ufficiale, tra cui Norbert Niederkofler, già celebrato come miglior chef mitteleuropeo dai 19/20 del GaultMillau. Quando la Michelin lo promuove anche alla terza stella, rimane sinceramente esterrefatto. Da quel momento si apre una stagione irripetibile: un nuovo Tre Stelle ogni anno, con l’ingresso di nuove regioni. Una corsa che solo il Covid riuscirà a interrompere nel 2021 e 2022.
