Gardenia Caluso (To) “Da oltre 20 anni raccolgo erbe spontanee e fiori eduli che costituiscono il fulcro della mia cucina e la cui conoscenza devo, tra l’altro, alle magistre d’erbe della Valchiusella.” Mariangela Susigan
Casa Format Orbassano (To) “Siamo totalmente autosufficiente dal punto di vista del fabbisogno energetico ma ci si avvicina allo stesso risultato anche per la necessità di verdure, grazie ad un orto naturale di 2000 mq.” Igor Macchia
D’O Davide Oldani “In qualità di direttore tecnico dell’Istituto Professionale di Stato per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera di Cornaredo, ho l’obiettivo di avvicinare i giovani alla conoscenza e al rispetto del prodotto come fondamento dell’esperienza di cuoco.” Davide Oldani
Caffè la Crepa Isola Dovarese (Cr) “Il legame appassionato con il territorio si esprime nell’orto (su cui si basa anche la produzione di mostarde, giardiniere e altre specialità) e nella vigna di proprietà, così come nel service point per le biciclette.” Franco Malinverno
Joia Milano “Portiamo avanti gli insegnamenti fondamentali dello chef Pietro Leemann, da cui ereditiamo non solo la gestione pratica, ma soprattutto l’approccio etico alla proposta gastronomica, oggi in gran parte divenuta vegana.” Sauro Ricci – Raffaele Minghini
Prima della scoperta dell’America la Guida Michelin ha rivelato i suoi tre stelle europei
La seconda nazione a ricevere la terza stella Michelin, per ragioni di vicinanza ma anche di lingua, è il Belgio. L’anno fatidico fu il 1972, annata senza nessuna novità a tre stelle in Francia, a Bruxelles viene incoronato Villa Lorraine e successivamente nel 79 tocca anche a Comme chez soi sempre nella capitale.
In ordine di tempo si passa alla Germania con Aubergine a Monaco di Baviera nel 1980 e tarderà poco ad arrivare il primo italiano con tre stelle Heinz Winkler al Tantris, quindi all’estero, sempre a Monaco.
Non è finita la Germania fa pure la doppia a Colonia con Goldener Pflug. Nello stesso 1982 l’Inghilterra ottiene la terza stella Le Gavroche a Londra.
Intanto che in Francia i tre stelle vanno e vengono, fuori dai confini resta tutto stazionario e dal Belgio arriva il terzo sempre a Bruxelles, Pierre Romeyer nel 1983.
Raddoppiano nel Regno unito nel 1985 i Roux con l’altro ristorante sul Tamigi a Bray nei pressi del Castello di Windsor con Waterside Inn dove fino a poco tempo fa si recava annualmente la Regina d’Inghilterra. Purtroppo Villa Lorreine viene declassato in Belgio.
Nonostante la Guida Michelin in Italia fosse la seconda come pubblicazione al mondo dopo i francesi di lingua, la terza stella tardò parecchio ad arrivare con il secondo italiano a riceverle, questa volta in patria: Gualtiero Marchesi, correva l’anno 1986.
L’anno dopo toccò alla Spagna con Zalacain a Madrid entrare nel mondo dei tre stelle.
Passano a quattro i tripla stella in Germania questa volta a Dussendorf all’Im Schiffchen nel 1988 e anche il Belgio è inarrestabile con l’arrivo del loro terzo tre stelle in carica: Bruneau, ed è ancora Bruxelles a ospitarle tutte.
Fra tutti questi fuori dalla Francia e Belgio con tre stelle il primo a scendere nel 1989 a due è in effetti il meno noto, quello della famiglia Robertz a Colonia in Germania, L’aratro d’oro chiuse definitivamente nel 1996. Restando a fine anni 80 è la Spagna a salire a tre stelle con Arzak quindi nei Paesi Baschi.
Anni 90 arriva anche il secondo ristorante italiano con tripla stella nei dintorni di Milano ad Abbiategrasso L’antica Osteria del Ponte.
La Germania perde un altro tre stelle nel 92 ma questa volta lo Chef avrà una lunga carriera altrove, si tratta del Tantris che ancor’oggi la terza non è più riuscito più a riprenderla.
Lo sostituisce un ristorante che l’anno dopo che viene considerato ancora il migliore di sempre, lo Schwarzwaldstube nella Foresta Nera a Baiersbronn. In Italia la prima donna a prendere la Stella fuori dalla Francia è proprio Annie Feolde di Villeneuve Loubet la città natale di Escoffier, all’Enoteca Pinchiorri, altro maestro della Sala. Perde la terza stella a Londra Le Gavroche e la riacciuffa come accade nei Miserables: Tante Claire vicino a Mayfair in Chelsea questo nel 93.
Dopo le novità, i vincitori e gli stazionari della 50 Top Pizza 2026, in attesa della Pizz of the Pizz e poi degli Spicchi di settembre, è il momento di osservare il movimento opposto: le retrocessioni dai primi cento e le nuove entrate al fatidico 101. Un viaggio che, come sempre, racconta lo stato di salute della pizza italiana regione per regione.
Nord-Ovest: segnali alterni
In Valle d’Aosta la situazione resta minima: iSaulle sale dalla 95 alla 84, ma non compaiono Eccellenti. Va leggermente meglio in Piemonte, dove due new entry in provincia di Alessandria compensano solo in parte il calo generale: gli Eccellenti scendono da 21 a 15, con molte uscite, alcune positive — come Passaparola Bottega Contemporanea a Vinovo — altre più nette:
A Casa di Pulcinella Torino Cammafà Torino Civico1 Torino Il Pizz’ino Alessandria La Casetta del Gad Oulx Le Due Matote Bossolasco SP143 Tetti Valfré
In Liguria gli Eccellenti restano undici: entra Chiavari, esce Sanremo dopo la chiusura di Senese.
Lombardia: il grande laboratorio
La Lombardia è la regione più dinamica, con numerose new entry a Milano, due in provincia di Pavia, altrettante in quella di Brescia e una sola a Bergamo. In Brianza torna — come un ripescaggio di lusso — Enosteria Lipen a Triuggio, storico Tre Spicchi.
Milano ha appena spento i riflettori sui 50 Top Pizza 2026, e nell’aria si percepiva quella vibrazione particolare che precede le grandi sorprese. Quando è stato annunciato il vincitore, nessuno ha davvero trattenuto il fiato: Confine ha trionfato, come molti avevano intuito da tempo. Non uno scandalo, non un ribaltone, ma un abbraccio ideale che ha unito Nord e Sud nelle prime cinque posizioni, distribuite fra sei locali. Dal campione del mondo all’ultimo arrivato così in alto, la geografia della pizza italiana sembra finalmente ricomporsi.
La lunga missione delle Strade della Mozzarella può dirsi conclusa. Prima la provincia di Caserta, con la sua mozzarella capace di numeri impressionanti; poi Napoli, con una parentesi breve ma intensa come il Fior di Latte; infine la mozzarella salernitana, quella che aveva aperto la strada con il Congresso di Paestum, portando in scena la mitica Bufala. In questo decennio, forse, si poteva gestire meglio il declassamento di Franco Pepe, apripista indiscusso. Ma un colpo di scena serviva, e ora resta da capire se sarà un bene o un male.
Con la nuova numero uno, il discorso sembrava già scritto, pronto per essere pronunciato. E invece, come spesso accade quando si sale su un palco così importante, ciò che era valido fino a un attimo prima rischia di non esserlo più. È un meccanismo noto: lo si è visto anche ai 50 Best Restaurants in passato. Per un Bottura che promette di non spostare la Francescana, c’è stato un Eleven Madison Park che, raggiunta la vetta, ha chiuso, rinnovato tutto e poi è sparito dalla classifica, prima ancora che si finisse nell’Hall of Fame.
Confine, ora primo in classifica, sembra voler migliorare ulteriormente l’offerta. Eppure la sede milanese delle “cinque vie”, una sorta di Wall Street gastronomica, ha favorito un’escalation rapidissima. Nonostante dal menu si possa ordinare una sola pizza da una decina di euro, la maggior parte dei clienti sceglie il percorso degustazione da 85, evitando le proposte più economiche o da Bib Gourmand. Si vedrà: la novità è questa, e guardando i primi cinquanta non emergono scosse telluriche.
La flessione de Il Vecchio e il Mare a Firenze era già prevista, mentre il possibile subentro di Cipriano non si è verificato, neppure nei primi cento ed è finito pari merito a 101 anche quest’anno. Il balzo più impressionante è quello di Palazzo Petrucci a Napoli: con Davide Ruotolo che passa dalla posizione 22 alla 3, un’ascesa sorprendente considerando che sul Gambero Rosso detiene appena due Spicchi con punteggio di soli 80. L’altro exploit in Top Ten è quello di Avenida Calò a Roma, guidato dall’ex tre Spicchi viennese Francesco.
Nessun capitombolo clamoroso, a parte Meunier a Corciano, in Umbria, che ha chiuso. Acqua e Farina a Trento, nuovo tre Spicchi, sale invece dalla 98 alla 32. Rientra dagli Eccellenti Salvo dei Fratelli a Napoli, mentre l’unica new entry è Pizza & Bolle a Roma, che colma il vuoto lasciato dalla chiusura perugina.
Qualcuno la chiama ristorazione balneare. E, a ben vedere, non ha tutti i torti. Per decenni le guide gastronomiche hanno rivolto lo sguardo quasi esclusivamente ai ristoranti dell’entroterra: locali aperti tutto l’anno, sale interne, cucine strutturate. Il mare, invece, restava sullo sfondo, come se la ristorazione in riva alle onde fosse un fenomeno stagionale, marginale, quasi folkloristico.
Poi basta aprire l’app CucinaMare – giunta alla sua terza edizione – per rendersi conto che quel mondo sommerso non solo esiste, ma pullula di indirizzi vivaci, contemporanei, spesso aperti 365 giorni l’anno, a pranzo e a cena, con crostacei e bollicine come linguaggio comune. Le regioni alpine restano fuori per ovvie ragioni – Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino e Alto Adige – ma le isole entrano in scena con forza, contribuendo a un totale che supera i 460 locali censiti.
Ed è qui che accade qualcosa di inatteso: le località considerate “minori” si ravvivano, compaiono segnalazioni sorprendenti, spesso inaspettate persino per gli stessi gestori, abituati a sognare la Michelin e per il momento non si vantano su Instagram. Una guida del genere, probabilmente, la Rossa non la farà mai, nonostante abbia appena ampliato il proprio raggio d’azione ai vini, oltre che agli hotel e ai ristoranti. Ma CucinaMare, nel suo percorso, non rinuncia a includere i grandi nomi: dalle tre stelle di Uliassi a Senigallia al due stelle di Gennaro Esposito a Vico Equense, pur non essendo direttamente sul mare, fino alla costellazione delle insegne a una stella.
DI peranzana Monocultivar Peranzana 2025 Di Molfetta Frantoiani Puglia Heros Monocultivar Frantoio 2025 Frantoio Oleario Francesco Santinelli Lazio Sabina Dop 2025 Roberta Marcoaldi Lazio Leccino Vigoroso Monocultivar Coratina 2025 Frantolio Acri Calabria
Tre Foglie 2026-2027 I migliori oli di oliva italiani Gambero Rosso Più di 30 euro
Piemonte Olio Smeraldo Bio 2025 Agricola Agorà Trino (Vc) Leccino Monocultivar Leccio del Corno 2025 Oliveti Giachino Front (To)
Liguria Monocultivar Razzola 2025 Belfiore Magra (Sp) Da 26 a 30 euro Pria Grossa Monocultivar Colombaia 2025 Varigotti (Sv) Domenico Ruffino
Lombardia Monocultivar Casaliva 2025 Comincioli Puegnago del Garda (Bs) Tondello Dop Laghi Lombardi 2025 Olio Gaiatto Frantoio Perledo (Lc)
Veneto Dop Veneto Valpolicella 2025 La Contarina Illasi (Vr) Grignano
Fioi 2025 Frantoio Famiglia Orlandi Illasi (Vr) Grignano Monocultivar Grignano 2025 Frantoio Bonamini Illasi (Vr) Da 26 a 30 euro Selezione Premium 2025 Colle d’Oro sul Lago Palazzuolo di Sona (Vr) Frantoio Riva Jacur Blend 2025 Luciano Breda Sernaglia della Battaglia (Tv) Frantoio Green Selection 2025 Frantoio di Cornoleda Cinto Euganeo (Pd) Rasara
Trentino 46° Parallelo Monocultivar Casaliva 2025 Frantoio di Riva del Garda Origini 2025 OlioCRU Riva del Garda Casaliva Olio Extravergine di Oliva Bio 2025 Madonna delle Vittorie Arco Favolosa FS17
Romagna Dop Brisighella Monocultivar Nostrana di Brisighella 2025 Palazzo di Varignana (Bo) Nobildrupa Monocultivar Ghiacciola 2025 CAB Terra di Brisighella (Ra) Monocultivar Ghiacciola 2025 Oleificio Corazza Rimini
new 3 Pani 2027 Mauro Petronella Bakery Altamura (Ba) Panificio Settecroste Galatina (Le) Forno di Lambrate Milano Tondo Forno Radicale Milano L’arte del Grano Davoli (Cz) Panequaglia Sant’Urbano (Pd) Pagna Panificio Artigianale Trieste Kentos Il Pane dei Centenari Cagliari
Premi Speciali 2027 Panificio dell’anno Pezz de Pane Frosinone Roberta Pezzella Panificatore emergente Massimo Ingegni Ingrano Forno Artigianale Mercatello sul Metauro (Pu) La Novità dell’anno Le Lucciole di Lucca Giulia Foppoli Pane e territorio Ilo Pane Pensiero Vercelli Luca Giannino
Panificatori che hanno fatto la storia Premio 40 anni Gambero Rosso Gabriele Bonci Panificio Bonci Roma Davide Longoni Pane Milano Ezio Marinato Marinato Cinto Caomaggiore (Ve) Eugenio Pol Vulaiga Fabello (Vc)
Perdono i 3 Pani Jerian Trieste -1 Pank La Blangeria Firenze -1 Panificio Adriatico Bari -1
3 Pani 2026
Valle d’Aosta Le Coin Du Pain Saint Christophe (Ao)
Piemonte Panetteria Ribotta Barge (Cn) new Panetteria Fagnola dal 1923 Bra (Cn) Cuore di pane bio Cabella Ligure (Al) Vulaiga Fobello (Vc) Marcarino Roddino Roddino (Cn) Grano – Fornai in Fermento Santena (To) Ficini Torino Perino Vesco Torino Luca Scarcella Torino Spoto Bakery Torino
Lombardia Davide Longoni Pane Milano LePolveri – panificio diurno Milano
Crosta Milano Grazioli Legnano (Mi) Forno Del Mastro Monza Cerere – L’Atelier del Pane Triuggio (Mb) Il Pane di Maurizio Sarioli Brescia Panetteria Rio dal 1929 Mantova Tilde Forno Artigiano Treviglio (Bg)
Trentino Alto Adige Panificio Moderno Isera (Tn)
Veneto Forno Veneziano Piove di Sacco (Pd) Grigoris The Bakery Mestre (Ve)