Fa caldo, anzi si scoppia, ma gli aggiornamenti sui migliori ristoranti del mondo per carta dei vini arrivano puntuali come sempre. E mentre aspettiamo che le temperature si decidano a scendere, annotiamo le insegne italiane che continuano a fregiarsi dei prestigiosi Glass di Wine Spectator. Se non altro, la notizia può offrire un piccolo refrigerio.
Nel firmamento dei riconoscimenti spiccano solo due nuove stelle globali: il Grand Award, il più importante e raro, va quest’anno a Berria di Madrid e al Caruso’s di Montecito, in California. In Italia, invece, tutto immutato: restano sei i ristoranti che detengono il massimo riconoscimento. In testa Enoteca Pinchiorri a Firenze, seguita da La Pergola a Roma, La Ciau del Tornavento nel cuore del Barbaresco, l’Antica Bottega del Vino a Verona con gli Storici dell’Amarone, il Poeta Contadino ad Alberobello e Cracco in Galleria a Milano.
Il vero zoccolo duro, però, resta quello dei Best of Award of Excellence, i celebri “due Glass”. Qui la geografia italiana si fa interessante: ricordiamo che solo 12 locali nel Lazio, 10 in Toscana, 6 in Veneto e Piemonte, 5 in Sicilia, 4 in Campania, 2 in Liguria ed Emilia-Romagna, e un solo rappresentante per Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Puglia e Sardegna, risultano selezionati. Dispiace invece per le Marche, che quest’anno salutano il Palmares con l’uscita de La Gioconda di Gabicce, scivolata da due Glass a zero. Resta in lista solo il locale dei Bizzarri a Rubiera.
La buona notizia arriva dai 14 nuovi ingressi italiani, che si aggiungono ai circa quattromila premiati nel mondo. Un dato che porta l’Italia sul podio globale con 53 insegne, dietro al Canada (152) e al Messico (64). Quattordici ingressi, dunque, a fronte di sette esclusioni.
Sulla Via Emilia, nonostante una perdita quasi tutta romagnola, arriva una nuova bandierina da Milano: Al Baretto Sant’Ambrogio. In Lombardia entra anche L’Aria del Mandarin Oriental Lake Como, mentre Verona rafforza la propria offerta con Iris. Tra Bardolino e Valpolicella fa il suo ingresso, meritatissimo, La Casa degli Spiriti di Costermano, con una vista che da sola vale il viaggio.
Dalla Toscana arrivano due novità: Bistrot Forte dei Marmi, direttamente sulla spiaggia, e Gastone a Firenze, ma perde Tabasco N.6 a Calcinaia in provincia di Pistoia. A Dobbiaco, a pochi chilometri dal confine austriaco, Hebbo conferma la sua vocazione di enoteca di charme all’interno del Glamping & Chalets affacciato sul lago. In Piemonte, nella sottozona di La Morra, entra La Corte chez Stefano Chiarlo.
Il Lazio aggiunge Achilli al Parlamento a Roma e Nando al Pallone a Vitorchiano, in provincia di Viterbo, entrambi con due Glass. La Sicilia risponde con St. George a Taormina, dove Heinz Beck fa il bis, e con Principe di Belludia a Noto. A fronte di queste due novità, però, l’isola perde Porto Marino Da Salvo a Siracusa. Il Piemonte registra l’uscita di Del Cambio a Torino e di LeBolle a Stresa, compensate da una sola new entry.
Colpo duro per Bellagio e per la Lombardia: spariscono dai Glass sia Salice Blu sia Aperitivo Et Al Wine Bar.
Tra le insegne premiate con un solo Glass entrano quest’anno Dulcis in Fundo a San Gimignano e San Babylon a Roma.
dal 2014 Borgo Antico Pescantina (Vr) Charade Roma
dal 2015 Rinaldi Al Quirinale Roma
dal 2016 Il Convivio Troiani Roma
dal 2018 Duomo Ragusa Pierluigi Roma
dal 2019 Ristorante Do Forni Venezia Ristorante Famiglia Rana Oppeano (Vr)
dal 2020 Langosteria Milano Seta Milano Terrazza Fiorella Massa Lubrense
dal 2021 Ristorante San Giorgio Genova Piazza Duomo Alba (Cn) Ristorante Bilacus Bellagio (Co)
dal 2022 Cortile Spirito Santo Siracusa Cracco Portofino (Ge) Il Pagliaccio Roma
dal 2023 Il Palagio Firenze Al Gatto Nero Torino George Restaurant Napoli Antica Pesa Roma
Principe Cerami Taormina (Me)
Veranda Cernobbio (Co) La Piola Alba (Cn) Zelo Milano Ristorante Don Camillo Siracusa Le Palme Castiadas (Ca) Le Petit Bellevue Cogne (Ao)
dal 2024 Affinatore Milano Atto di Vito Mollica Firenze Cannavacciuolo Le Cattedrali Asti Imàgo Roma
Osteria del Viandante Rubiera (Re) Ristorante Umberto a Mare Forio (Na) Ristorante Belvedere Il Pantaleone Ravello (Sa) Ristorante Del Lago Bagno di Romagna (Fc)
dal 2025 Tomkat Lucca Tuya Milano La Sosta del Gusto Pontassieve (Fi) Gli Affreschi Cortona (Ar) Gucci Osteria da Massimo Bottura Firenze Acquolina Ristorante Roma
Dal 2026 Iris Verona St. George Restaurant by Heinz Beck Taormina Achilli al Parlamento Roma Al Baretto Sant’Ambrogio Milano Bistrot Forte dei Marmi (Lu) Hebbo Dobbiaco La Casa degli Spiriti Costermano (Ve) La Corte La Morra (Cn) L’Aria Blevio (Co) Nando al Pallone Vitorchiano (Vt) Ristorante Gastone Firenze Principe di Belludia Noto (Sr)
esce Del Cambio Torino dal 2017 Aperitivo Et Al Wine Bar Bellagio (Co) dal 2022 Dalla Gioconda Gabicce dal 2023 Tabasco N°6 Calcinaia (Pi) dal 2024 Porta Marina da Salvo Siracusa dal 2024 Ristorante LeBolle Stresa (Vb) dal 2025 Ristorante Salice Blu Bellagio (Co) dal 2025
Glass Award of Excellence
dal 2013 Barbacoa Churrascaria Milano
dal 2022 STK Milano
dal 2026 Dulcisinfundo San Gimignano (Si) San Baylon Roma
1 Francesco Martucci I Masanielli Caserta 2 Roberto Davanzo Bob Alchimia a Spicchi Montepaone (4) +2 3 Francesco Capece Confine Milano (13) +10
4(5) Gabriele Bonci Pizzarium Roma (3) -2 5(8) Jacopo Mercuro 180 grammi Pizzeria Romana Roma (8) -1 6(9) Amalia Costantini Mater Fiano Romano (9) 7(11) Simone Padoan I Tigli San Bonifacio (5) -6 8(12) Raf Bonetta Pizzeria Pozzuoli (18)
9(13) Pier Daniele Seu TAC-Thin and Crunchy Roma (16) +3
10(15) Luca Pezzetta Clementina Fiumicino (11) -4 11(17) Ciccio Vitiello Cambia-Menti Caserta 12(20) Roberta Esposito La Contrada Aversa 13(21) Sandro Cubeddu RE|MI Sassari 14(23) Enzo Coccia La Notizia Napoli 15(24) Cristian Santomauro L’Ammaccata, Antica Pizza Cilentana Casal Velino 16(25) Sasà Martucci Pizzeria I Masanielli Caserta 17(26) Massimiliano Prete Sestogusto Torino 18(27) Angelo Rumolo Le Grotticelle Caggiano 19(31) Antonio Pappalardo La Cascina dei Sapori Rezzato 20(37) Mastracci Luca! Pizza e Fritti Frosinone
21(39) Ivano Veccia Lisola Restaurant Ischia 22(43) Ciro Tutino-Bro. Ciro e Antonio Tutino Napoli 23(47) Francesco Calò Avenida Calò Roma 24(50) Vincenzo Abbate Pizzeria Contemporanea Aversa 25(53) Francesco De Maria & Federico De Maria I Vesuviani Castello di Cisterna 26(61) Davide Di Chio Alterego Pizza Boutique Andria 27(64) Cristiano Taurisano Luppolo & Farina Latiano 28(65) Enzo Bastelli Basta Pizzeria Nola 29(68) Enzo, Salvatore & Cristiano Piccirillo La Masardona Napoli 30(69) Isabella De Cham Pizza Fritta Napoli 31(74) Andrea Godi GIGI Vera Pizza Lecce 32(81) Daniele Campana 12 Corigliano 33(87) Francesco Pompetti Impastatori Roseto degli Abruzzi 34(89) Magdalena Perria, Sofia Paba & Daniela Tola Locanda Sa Matracca Cagliari 35(93) Alessandro Ruver Teglia Frazionata Roma 36(94) Filippo Sorce & Giorgio Sorce Sitári Agrigento 37(99) Francesco Miranda Màdia Salerno
Le Stelle Verdi comparvero per la prima volta nella Guida Michelin francese del 2020, rivelate il 27 gennaio, quando nessuno poteva immaginare che, di lì a un mese, il mondo intero sarebbe precipitato nell’incubo del Covid. Quel giorno, al Pavillon Gabriel di Parigi, cinquanta chef erano stati convocati per la presentazione annuale della Guida. Nessuno di loro sapeva davvero perché fosse lì: c’erano i soliti tre, due e una stella, certo, ma anche cuochi che non avevano mai avuto un riconoscimento.
Fu allora che la Michelin annunciò un nuovo simbolo: la Cucina Durevole, la famosa stella verde. Ricordo di aver pensato: speriamo non porti jella. In Italia, tutto sommato, la storia è andata bene: pochi l’hanno ottenuta, pochi l’hanno persa, e solo qualcuno ha chiuso definitivamente. Ma il dubbio resta: la Guida Rossa durerà davvero in eterno?
In Francia, invece, il percorso è stato più accidentato, tanto da far sospettare che la Michelin abbia deciso di cambiare rotta. Via il pentafoglio verde, avanti con chiavi e uve, sempre più arzigogolate. Le stelle verdi, infatti, non verranno più assegnate.
Vale la pena guardare cosa è successo oltralpe nelle sette edizioni dal 2020 al 2026. Su una trentina di tristellati, dieci ottennero anche la stella verde; solo Alain Ducasse la perse sull’edizione 2022 de l’anno dopo, dopo la chiusura del suo ristorante al Plaza Athénée. Nessun altro tre stelle ha finora ricevuto finora il Green negli anni successivi. Nel 2021 arrivarono trentatré nuovi riconoscimenti verdi, poi appena sei nel 2022, otto nel 2023 e nel 2024, dieci nel 2025 e quattordici nell’ultima edizione.
Come dicevo, in Francia molti hanno chiuso o perso la stella verde pur restando attivi: forse il problema fu proprio l’eccesso di premi iniziali.
Tra le due stelle rosse, il primo a chiudere fu Edouard Loubet a Bonnieux, dopo aver venduto a una compagnia incapace di mantenere il livello. David Toutain ha perso solo il Green, lo stesso è accaduto a Serge Vieira dopo la sua morte nel luglio 2023.
new 3 Coni 2026/2027 Papalele Torino Gelatina Genova Nano Labo Camalò di Povegliano (Tv) Gelateria Da Simone Noale (Ve) Biancamenta Porto Recanati (Mc) Gelaterie Naturale Demetra Assisi (Pg) Il Giubileo Riccia (Cb) Crivella Sapri (Sa) Gelizioso Sarno (Sa) Emilio Maratea (Pz) Liparoti Trapani
Novità dell’Anno The Rag Gian Paolo Capaldo Atripalda (Av) Gelatiere Emergente Eleonora Prinzi Ele Gelati e Granite di Lucca
Premio Speciale Miglior Gelato Gastronomico 100% Naturale Sestri Levante (Ge) e Chiavari (Ge) Capodilatte Vicenza Scilò Gelateria Contemporanea Chieti
Premio Speciale Gelato e Territorio Lolla Gelato Viterbo e Bolsena (Vt) Gasparotto Lacco Ameno (Na) Bar Ettore Locri (Rc)
Premio speciale Inalpi Gambero Rosso 40 anni Alberto Marchetti, Giancarlo Timballo, Corrado Sanelli, Gianfrancesco Cutelli, Sergio Dondoli, Claudio Torcè e Antonio Cappadonia
The Show Must Go On, verrebbe proprio da dirlo. Perché nulla ha fermato la presentazione della Guida alle Birre d’Italia 2026 di Slow Food, andata in scena a Brescia a pochi giorni dalla scomparsa del suo Fondatore, Carlo Petrini. E mentre scorrevano le pagine della nuova edizione, era impossibile non pensare a cosa avrebbe detto lui, Carlin, se fosse stato ancora lì.
L’uscita della terza edizione della Guida ai Beach Club d’Italia 2026 conferma una tendenza ormai chiara: il settore è in movimento continuo, tra nuove aperture, promozioni, flessioni e qualche uscita di scena. Dopo l’anteprima con le prime indiscrezioni, ora che il volume è finalmente in mano si può leggere il quadro completo, fatto di conferme e piccoli scossoni.
Tra le note più interessanti c’è l’upgrade del Sarabi di Cervia, entrato solo lo scorso anno e già premiato con due Ombrelloni.
* Al Portone Lugano Roberto Galizzi Ascolago Ascona Walter Klose Centenario Locarno Gerard Perriard -1 Giardino Ascona Bruno Keist Motto del Gallo Taverne Nico e Josè De La Jglesia new Santabbondio Lugano Frazione Sorengo Martin Dalsass
La domanda che circola con insistenza tra addetti ai lavori e appassionati è semplice solo in apparenza: come si comporterà la Guida Michelin nei confronti di Quattro Passi il prossimo novembre a Piacenza? Il ristorante della famiglia Mellino è ancora ufficialmente uno dei 15 tre stelle italiani, almeno secondo la guida online, ma quest’anno non ha aperto come da tradizione a metà maggio. Un’anomalia che pesa.
La risposta arriverà – oltre che “vivendo” – giovedì 12 novembre al Teatro Lirico di Piacenza, quando verrà presentata l’edizione 2027 della Rossa. E il precedente non è incoraggiante: Marco Sacco fu declassato improvvisamente di due stelle per una situazione simile. È dunque lecito aspettarsi un ridimensionamento, anche se in questo caso la speranza è che la Michelin scelga una via più morbida.
A complicare il quadro c’è la chiusura del locale per l’intera stagione 2026, in attesa della sentenza della Corte d’Appello prevista per ottobre. E non è escluso che, prima ancora della cerimonia, la scheda online del ristorante possa sparire, come talvolta accade in situazioni delicate.
Una storia che conosciamo bene Di Quattro Passi, di Toni Mellino e della sua famiglia avevamo già scritto nella ricostruzione storica dei circa venti ristoranti italiani che hanno ottenuto le tre stelle dal 1986 a oggi. Avevamo persino azzardato qualche previsione, ma non questa.
Il nostro primo incontro con i Mellino risale alla loro partecipazione a Divincibo a Ravenna, quando il ristorante non aveva ancora alcuna stella. Da lì partì un percorso che ci portò a visitarli a Massa Lubrense e a Sant’Agata sui Due Golfi, quell’epicentro gastronomico dove due e tre stelle convivono da decenni. Dormimmo persino nell’albergo oggi al centro della vicenda giudiziaria.
Poi arrivò la prima stella, mentre altri colleghi della zona iniziavano il loro declino: quello fu il secondo passo. Toni era sempre presente, in cucina e in sala, affiancato da maître e sommelier. E come dimenticare quello Spaghettone, un piatto che da solo raccontava un territorio.
La seconda stella arrivò mentre erano già in corso i lavori di ammodernamento del locale, che riaprì puntuale la Pasqua successiva. Il terzo passo fu la scelta di Toni di lasciare la guida al figlio Francesco, rientrato dopo esperienze pluristellate all’estero. Il quarto passo, infine, fu la conquista della terza stella Michelin, assegnata al giovanissimo erede.
Ora il futuro è sospeso Oggi, però, la storia dei Mellino si trova davanti a un bivio inatteso. La Michelin dovrà decidere se confermare la fiducia o se applicare la sua regola più severa: un tre stelle deve essere aperto, operativo e verificabile. La chiusura forzata e la sentenza in arrivo rendono tutto più fragile.
Il 12 novembre, a Piacenza, capiremo quale sarà il quinto passo di questa vicenda: un nuovo inizio, una sospensione o un doloroso arretramento.
40 Anni di Tre Stelle Michelin italiane
Quattro decenni che raccontano una storia fatta di costanza, rivoluzioni silenziose e famiglie che hanno trasformato la cucina in un’eredità culturale. Tra tutte, una brilla più a lungo: Dal Pescatore, a Canneto sull’Oglio, in provincia di Mantova. Sono trentuno anni che il ristorante della famiglia Santini difende senza interruzioni il massimo riconoscimento. Era il 1996 quando Nadia Santini entrò nell’Olimpo delle Tre Stelle, affiancando Gualtiero Marchesi ed Ezio Santin, che poi si sarebbero fermati rispettivamente a undici e sette anni. Oggi Nadia è affiancata dal figlio Giovanni, e insieme rappresentano l’unico caso italiano di continuità assoluta, ulteriormente rafforzata dalla stella verde.
Subito dopo, un’altra donna segna la storia: Annie Féolde, originaria di Villeneuve-Loubet, la città natale di Escoffier. Ottenne la terza stella nel 1993, la perse nel 1995 e la riconquistò solo dopo una profonda ristrutturazione dell’edificio storico che ospita Enoteca Pinchiorri a Firenze. Da vent’anni, dal 2004, la sua terza stella non è più in discussione.
Il primo uomo tra gli attuali Tre Stelle arriva nel 2003: Massimiliano Alajmo, allievo di Marc Veyrat, allora considerato il miglior chef del mondo. Tornato a casa, vicino Padova, Alajmo prende in mano la cucina de Le Calandre, già stellata grazie al lavoro della madre Rita Chimetto tra il 1992 e il 1995. Da allora, la sua terza stella resiste da ventitré anni.
Nel 2006 è la volta di un altro straniero d’adozione: Heinz Beck. Il tedesco, ormai figura centrale della gastronomia italiana, arriva dalle cucine del primo italiano a ottenere tre stelle all’estero: Heinz Winkler, altoatesino trionfatore nel 1981 al Tantris di Monaco, allora il più giovane Tre Stelle al mondo con i suoi 31 anni. Beck, invece, mantiene da ventuno anni le sue tre stelle a La Pergola del Waldorf Cavalieri Hilton di Roma.
Una storia a parte è quella della famiglia Cerea. Dopo una lunga permanenza a due stelle nel centro di Bergamo, raggiungono la terza nel 2010 nella nuova sede di Brusaporto, dove il riconoscimento viene confermato da diciassette anni. Il loro percorso è un crescendo: prima stella nel 1978, seconda dopo diciotto anni, poi quattordici anni di attesa prima del salto nell’élite.
Tra le donne, spicca anche Luisa Valazza, che con Il Sorriso in provincia di Novara ha mantenuto le tre stelle per quindici anni. Il ristorante raggiunse il vertice nel 1998, rimanendovi fino al 2012, quando cedette il passo a una nuova figura piemontese: Enrico Crippa.
Con Piazza Duomo ad Alba, sostenuto dalla famiglia Ceretto, Crippa ha collezionato quattordici edizioni di Tre Stelle, a cui si è aggiunta di recente anche la stella verde. La sua ascesa fu rapidissima: due stelle, poi tre, in un percorso quasi fulmineo.
Nel 2012 arriva anche il traguardo di Massimo Bottura, che con l’Osteria Francescana non solo conquista le Tre Stelle, ma raggiunge per due volte il vertice dei 50 Best Restaurants. Anche qui la Stella Verde in più, mentre nel B&B Casa Maria Luigia siamo a 5 Luxury, l’unico Tre Chiavi del Nord Italia esclusa Venezia.
Infine, Niko Romito: dodici anni di Tre Stelle che hanno portato l’Abruzzo nell’élite mondiale, creando un divario enorme tra il suo ristorante e il resto della scena regionale dal 2014 in poi.
2018: l’inizio della stagione dei “nuovi Tre Stelle”
Il 2018 è l’anno in cui tutti si chiedono se finalmente arriverà un nuovo Tre Stelle. Alcuni chef vengono invitati a cucinare alla presentazione ufficiale, tra cui Norbert Niederkofler, già celebrato come miglior chef mitteleuropeo dai 19/20 del GaultMillau. Quando la Michelin lo promuove anche alla terza stella, rimane sinceramente esterrefatto. Da quel momento si apre una stagione irripetibile: un nuovo Tre Stelle ogni anno, con l’ingresso di nuove regioni. Una corsa che solo il Covid riuscirà a interrompere nel 2021 e 2022.