C’erano una volta le stelle Verdi ai Ristoranti durevoli

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La Michelin annuncia la fine delle Stelle Verdi, introdotte nel 2020 per riconoscere l’impegno dei ristoranti verso la sostenibilità. Negli ultimi anni erano diventate una presenza discreta: niente simbolo dedicato in guida, solo un cenno durante la presentazione della stessa e poche righe nel comunicato stampa. Ora, però, la decisione è definitiva. Le stelle verdi non verranno più assegnate. Rimarranno solo quelle già attribuite, almeno pernoi, come un sigillo permanente: gli unici ristoranti che oggi possono vantare il triplo riconoscimento – Tre Stelle, Tre Chiavi e Green Star – restano Single Thread, Bad Ragaz e l’Oustau de Baumanière, ormai irraggiungibili.

Una scelta che fa discutere. Per qualcuno la Guida diventa “sempre più rossa”, e non solo per tradizione. Cosa prenderà il posto della Stella Verde? Da giugno, Mindfull Voices promette una nuova pubblicazione dedicata alla sostenibilità, estesa non solo ai ristoranti ma anche ad alberghi e vini. Un segnale che lascia intendere come il tema non sia affatto archiviato.

Intanto, ci si augura che gli chef continuino a coltivare il proprio orto, a portare in tavola prodotti di casa, a investire in pannelli solari, raccolta differenziata, lotta agli sprechi: tutto ciò che rende una cucina davvero durevole.

L’Italia e le sue Green Star

Nell’edizione 2026 della Guida italiana le stelle verdi sono state 72, su un totale di 394 stellati. Un numero significativo, che racconta un movimento diffuso.

Nella nostra Hall of Fame non possiamo però includere chi, come Tina Marcelli, ha perso la stella verde insieme all’indirizzo Michelin dopo la chiusura del Ristorante Gourmet degli Chalet Amonti in Valle Aurina. Resta invece il Green all’Artifex di Brennero, oggi guidato da Andrea Moccia, dove la cheffe l’aveva conquistata in precedenza.

La storia delle stelle verdi in Italia comincia nel novembre 2020, mentre in Francia erano già comparse qualche mese prima, in pieno periodo Covid, durante la presentazione parigina.

Chi l’ha persa, chi l’ha cambiata, chi non l’ha riconfermata

Non hanno mantenuto la Stella Verde dopo aver cambiato ristorante Antonello Sardi, oggi stellato a Fiesole, e Giorgio Servetto, ora a Verona da Iris solo in rosso. L’unico locale ad aver perso il Green pur conservando la stella classica è Lazzaro 1915 a Pontelongo, con Piergiorgio Siviero: il meno “green” secondo la Michelin.

Una curiosità: Vite di San Patrignano, a Coriano, riporta ancora l’autocertificazione dello chef che aveva ottenuto la Stella Verde nell’edizione 2023, Davide Pontoriere, nonostante oggi ci sia un nuovo chef, già stellato in passato. Mirko Gatti, invece, è stato uno dei pochi a conquistare due volte la Stella Verde: prima con Radici, poi con àbitat a San Fermo della Battaglia. L’ultimo ristorante ha chiuso nell’ottobre 2025, e non ci sarà una terza occasione.

È sparita rapidamente dalla Guida online La Bursch di Campiglia Cervo, nuova Stella Verde 2026, dopo l’uscita della cheffe Erika Gotta.

Il caso St. Hubertus e l’unico chef con due autocertificazioni

Il St. Hubertus di San Cassiano, dopo la ristrutturazione, ha perso sia il Green sia le Tre Stelle. Con la riapertura attende una nuova valutazione: il nuovo concept Shabu Shabu potrebbe aprire scenari inaspettatamente zen.

Infine, un primato nazionale: l’unico chef ad aver firmato due autocertificazioni Green nella Guida italiana è Riccardo Gaspari, con il San Brite e l’El Brite de Larieto, nei dintorni di Cortina d’Ampezzo.

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Le Stelle Verdi Michelin in Italia dal 2021 a oggi

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Edizione 2021

Gardenia Caluso (To)
“Da oltre 20 anni raccolgo erbe spontanee e fiori eduli che costituiscono il fulcro della mia cucina e la cui conoscenza devo, tra l’altro, alle magistre d’erbe della Valchiusella.”
Mariangela Susigan

Casa Format Orbassano (To)
“Siamo totalmente autosufficiente dal punto di vista del fabbisogno energetico ma ci si avvicina allo stesso risultato anche per la necessità di verdure, grazie ad un orto naturale di 2000 mq.”
Igor Macchia

D’O Davide Oldani
“In qualità di direttore tecnico dell’Istituto Professionale di Stato per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera di Cornaredo, ho l’obiettivo di avvicinare i giovani alla conoscenza e al rispetto del prodotto come fondamento dell’esperienza di cuoco.”
Davide Oldani

Caffè la Crepa Isola Dovarese (Cr)
“Il legame appassionato con il territorio si esprime nell’orto (su cui si basa anche la produzione di mostarde, giardiniere e altre specialità) e nella vigna di proprietà, così come nel service point per le biciclette.”
Franco Malinverno

Joia Milano
“Portiamo avanti gli insegnamenti fondamentali dello chef Pietro Leemann, da cui ereditiamo non solo la gestione pratica, ma soprattutto l’approccio etico alla proposta gastronomica, oggi in gran parte divenuta vegana.”
Sauro Ricci – Raffaele Minghini

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Sono 368 gli Eccellenti oltre a i 100 dei Top Pizza edizione 2026

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Dopo le novità, i vincitori e gli stazionari della 50 Top Pizza 2026, in attesa della Pizz of the Pizz e poi degli Spicchi di settembre, è il momento di osservare il movimento opposto: le retrocessioni dai primi cento e le nuove entrate al fatidico 101. Un viaggio che, come sempre, racconta lo stato di salute della pizza italiana regione per regione.

Nord-Ovest: segnali alterni

In Valle d’Aosta la situazione resta minima: iSaulle sale dalla 95 alla 84, ma non compaiono Eccellenti. Va leggermente meglio in Piemonte, dove due new entry in provincia di Alessandria compensano solo in parte il calo generale: gli Eccellenti scendono da 21 a 15, con molte uscite, alcune positive — come Passaparola Bottega Contemporanea a Vinovo — altre più nette:

A Casa di Pulcinella Torino
Cammafà Torino
Civico1 Torino
Il Pizz’ino Alessandria
La Casetta del Gad Oulx
Le Due Matote Bossolasco
SP143 Tetti Valfré

In Liguria gli Eccellenti restano undici: entra Chiavari, esce Sanremo dopo la chiusura di Senese.

Lombardia: il grande laboratorio

La Lombardia è la regione più dinamica, con numerose new entry a Milano, due in provincia di Pavia, altrettante in quella di Brescia e una sola a Bergamo. In Brianza torna — come un ripescaggio di lusso — Enosteria Lipen a Triuggio, storico Tre Spicchi.

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Pizzerie Eccellenti 50 Top Pizza 2026

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new entry Pizzerie eccellenti 2026

Piemonte
Groove Tortona (Al) n.e.
Locanda Costa dei Vigneti Costa Vescovato (Al) n.e.

Liguria
Farina 44 Chiavari (Ge) n.e.

Lombardia
Denis Milano -78 (23)
Marghe Milano n.e.
Sleppa Milano n.e.
Sublime Milano n.e.
Ultra Milano n.e.

Antica Pizza Busto Arsizio (Va) n.e.

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In attesa dei World 50 Best Restaurants di Novembre ecco i 140 Discovery con l’anticamera

50Best Discovery 2026

Bar
Camparino in Galleria50 Best Bar Milano Historic home of Campari
Drink Kong50 Best Bar Roma Vibrant late-night cocktails
Freni e Frizioni50 Best Bar Roma Streetside cocktail destination
Gucci Giardino50 Best Bar Firenze All-day high-fashion hotspot

Locale Firenze50 Best Bar Firenze Lavish 13th-century setting
L’Antiquario50 Best Bar Napoli Speakeasy-inspired den
Moebius Milano50 Best Bar Culinary cocktails and experimental cuisine
Rita50 Best Bar Milan meets American bar
1930 Milano Highly secretive speakeasy
Aguardiente Marina di Ravenna Encyclopaedic rum collection

Atrium Bar Firenze Elegant all-day lounge

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Masanielli perde la prima posizione in Italia ma Francesco Martucci resta il primo al Mondo

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Milano ha appena spento i riflettori sui 50 Top Pizza 2026, e nell’aria si percepiva quella vibrazione particolare che precede le grandi sorprese. Quando è stato annunciato il vincitore, nessuno ha davvero trattenuto il fiato: Confine ha trionfato, come molti avevano intuito da tempo. Non uno scandalo, non un ribaltone, ma un abbraccio ideale che ha unito Nord e Sud nelle prime cinque posizioni, distribuite fra sei locali. Dal campione del mondo all’ultimo arrivato così in alto, la geografia della pizza italiana sembra finalmente ricomporsi.

La lunga missione delle Strade della Mozzarella può dirsi conclusa. Prima la provincia di Caserta, con la sua mozzarella capace di numeri impressionanti; poi Napoli, con una parentesi breve ma intensa come il Fior di Latte; infine la mozzarella salernitana, quella che aveva aperto la strada con il Congresso di Paestum, portando in scena la mitica Bufala. In questo decennio, forse, si poteva gestire meglio il declassamento di Franco Pepe, apripista indiscusso. Ma un colpo di scena serviva, e ora resta da capire se sarà un bene o un male.

Con la nuova numero uno, il discorso sembrava già scritto, pronto per essere pronunciato. E invece, come spesso accade quando si sale su un palco così importante, ciò che era valido fino a un attimo prima rischia di non esserlo più. È un meccanismo noto: lo si è visto anche ai 50 Best Restaurants in passato. Per un Bottura che promette di non spostare la Francescana, c’è stato un Eleven Madison Park che, raggiunta la vetta, ha chiuso, rinnovato tutto e poi è sparito dalla classifica, prima ancora che si finisse nell’Hall of Fame.

Confine, ora primo in classifica, sembra voler migliorare ulteriormente l’offerta. Eppure la sede milanese delle “cinque vie”, una sorta di Wall Street gastronomica, ha favorito un’escalation rapidissima. Nonostante dal menu si possa ordinare una sola pizza da una decina di euro, la maggior parte dei clienti sceglie il percorso degustazione da 85, evitando le proposte più economiche o da Bib Gourmand. Si vedrà: la novità è questa, e guardando i primi cinquanta non emergono scosse telluriche.

La flessione de Il Vecchio e il Mare a Firenze era già prevista, mentre il possibile subentro di Cipriano non si è verificato, neppure nei primi cento ed è finito pari merito a 101 anche quest’anno. Il balzo più impressionante è quello di Palazzo Petrucci a Napoli: con Davide Ruotolo che passa dalla posizione 22 alla 3, un’ascesa sorprendente considerando che sul Gambero Rosso detiene appena due Spicchi con punteggio di soli 80. L’altro exploit in Top Ten è quello di Avenida Calò a Roma, guidato dall’ex tre Spicchi viennese Francesco.

Nessun capitombolo clamoroso, a parte Meunier a Corciano, in Umbria, che ha chiuso. Acqua e Farina a Trento, nuovo tre Spicchi, sale invece dalla 98 alla 32. Rientra dagli Eccellenti Salvo dei Fratelli a Napoli, mentre l’unica new entry è Pizza & Bolle a Roma, che colma il vuoto lasciato dalla chiusura perugina.

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50 Top Pizza 2026 Italia

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50 Top Pizza Italia 2026

1 Confine Milano +1 (2)
2 I Masanielli – Francesco Martucci Caserta -1 (1)
2 Seu Pizza Illuminati Roma +1 (3)
3 Palazzo Petrucci Pizzeria Napoli +19 (22)
4 I Tigli San Bonifacio (Vr)
5 50 Kalò Napoli +1 (6)
6 Avenida Calò Roma +32 (38)
7 Dry Milano Milano
8 Cambia-Menti Caserta -3 (5)
9 Sasà Martucci Caserta +2 (11)
10 BOB Alchimia a Spicchi Montepaone Lido (Cz) +6 (16)

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Nuovi ristoranti Michelin Italia di Luglio, qualcuno fa il bis e c’è pure il tris

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Luglio porta con sé quindici nuove entrate italiane nella Guida Michelin, in attesa della presentazione ufficiale dell’edizione 2027 prevista a novembre a Piacenza. Un mese vivace, che parla soprattutto romagnolo: il riminese continua a muoversi, con Borgo San Giuliano che accoglie il terzo locale firmato Canzian, mentre a Torriana torna alla ribalta Casa Gasperoni, guidata oggi da Giuseppe, già stellato. Una coppia di nomi che ormai sembra giocare in casa quando si parla di novità sulla Rossa.

Pochi chilometri più a nord di dove avverrà la presentazione, verso Cremona, è invece Lorenzo Barbieri a rompere il ghiaccio: il suo Ginkgo riporta in Guida la cucina italiana, dopo anni in cui la città del Torrone e di Stradivari era rappresentata soltanto da un indirizzo giapponese.

La Basilicata festeggia un doppio ingresso: Aroma e Radino Wine Bistrot a Matera, un’ insegna di questi potrebbe anche ambire alla stella in autunno. E non è l’unico caso di chef che, dopo aver visto molte stelle, decide di mettersi in proprio: Simone Tricarico ha aperto Thelema nel milanese, dalle parti di Caggiano, portando con sé un bagaglio di esperienze importanti.

Si va sul sicuro anche a Fiumicino, dove il Bistrot di Pascucci Mare entra tra le novità di luglio. E cresce la presenza in Guida di Stefano Zanin, che aggiunge una nuova tavola a Lonato del Garda.

Il mese porta anche indirizzi che valorizzano l’ospitalità: dai Dammusi di Cala Creta a Lampedusa, immersi nel Mediterraneo, a Lisander a Malgrate, sul Lago di Como, sponda dei Promessi Sposi.

Chiudono il quadro Terra Arsa a Foggia, Ausa a Isernia, Osteria Stella Masone in Liguria, Partage a Rivarolo Canavese e Entroterra – Trattoria Sostenibile a Teramo. Un mosaico di nuove insegne che conferma quanto la Michelin continui a scandagliare l’Italia con attenzione, mese dopo mese, in attesa del grande appuntamento di novembre.

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Questi i nuovi ingressi sulla Guida Michelin 2027 Italia

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Nuovi indirizzi Michelin 2027

Il Ginkgo  CREMONA 
MARE Bistrot FIUMICINO (Rm)
Osteria Terra Arsa FOGGIA 
Ausa ISERNIA 
Borgo Cala Creta-Giardino Arabo LAMPEDUSA (Ag)

Tavola MoS – Stefano Zanini LONATO DEL GARDA (Bs)
Lisander MALGRATE (Lc)
Osteria Stella MASONE (Ge)

Aroma MATERA
Radino Wine Bistrot MATERA
Casa Gasperoni POGGIO TORRIANA (Rn)

La Marianna RIMINI 
Partage RIVAROLO CANAVESE (To)
Thelema – Maison de Cuisine SAN VITO (Mi)
Entroterra Trattoria Sostenibile TERAMO 

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Quasi 500 indirizzi sulla sabbia e sulla roccia che vanno oltre a Ferragosto

Qualcuno la chiama ristorazione balneare. E, a ben vedere, non ha tutti i torti. Per decenni le guide gastronomiche hanno rivolto lo sguardo quasi esclusivamente ai ristoranti dell’entroterra: locali aperti tutto l’anno, sale interne, cucine strutturate. Il mare, invece, restava sullo sfondo, come se la ristorazione in riva alle onde fosse un fenomeno stagionale, marginale, quasi folkloristico.

Poi basta aprire l’app CucinaMare – giunta alla sua terza edizione – per rendersi conto che quel mondo sommerso non solo esiste, ma pullula di indirizzi vivaci, contemporanei, spesso aperti 365 giorni l’anno, a pranzo e a cena, con crostacei e bollicine come linguaggio comune. Le regioni alpine restano fuori per ovvie ragioni – Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino e Alto Adige – ma le isole entrano in scena con forza, contribuendo a un totale che supera i 460 locali censiti.

Ed è qui che accade qualcosa di inatteso: le località considerate “minori” si ravvivano, compaiono segnalazioni sorprendenti, spesso inaspettate persino per gli stessi gestori, abituati a sognare la Michelin e per il momento non si vantano su Instagram. Una guida del genere, probabilmente, la Rossa non la farà mai, nonostante abbia appena ampliato il proprio raggio d’azione ai vini, oltre che agli hotel e ai ristoranti. Ma CucinaMare, nel suo percorso, non rinuncia a includere i grandi nomi: dalle tre stelle di Uliassi a Senigallia al due stelle di Gennaro Esposito a Vico Equense, pur non essendo direttamente sul mare, fino alla costellazione delle insegne a una stella.

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