70 anni di stelle in Italia e di Michelin
Anni 50
Settant’anni fa, nel 1956, l’Italia scopriva per la prima volta le sue stelle Michelin. Fu un debutto quasi timido, un’edizione in sordina che arrivava molto dopo Francia e Belgio, pionieri della guida. E fu anche una falsa partenza: le stelle assegnate nel ’56 scomparvero nelle edizioni ’57 e ’58, per poi riapparire nel 1959, anno che viene considerato il vero inizio della storia stellata italiana, da Nord a Sud.
In realtà, quella prima mappa del gusto era tutt’altro che equamente distribuita: dei tredici indirizzi originari, solo quattro si trovavano davvero al di sotto di Roma. Alcuni di quei locali non esistono più; altri, invece, possono vantare una longevità rara. È il caso di A Riccione a Milano, che mantenne la stella fino al 1993.
Il primo ristorante italiano a conquistare anche la seconda stella fu l’Antico Martini di Venezia, accanto al Teatro La Fenice: salì al secondo macaron nel 1969, per poi tornare alla singola nel 1982, mantenendola fino all’edizione 1987.
Tra i protagonisti del 1959 che seppero resistere nel tempo c’è anche il Gatto Nero, che conservò la stella fino al 1972, raddoppiandola l’anno successivo. Tornò poi a una sola stella nel 1981, mantenendola per altre otto edizioni. Storia simile per Giannino, che ottenne la seconda stella nel 1969, una la perse dieci anni dopo, e rimase stellato per altri dodici anni.
Anche l’Alto Adige era presente fin dagli albori: l’Hotel Elefante di Bressanone, dopo i ventidue anni di stelle del passato, è tornato in guida nel 2020, aggiungendo un nuovo capitolo a una storia che sembra destinata a proseguire.
La Locanda Cipriani di Torcello brillava già allora, e la sua stella rimase fino al 1991. Stesso discorso per I XII Apostoli, oggi arrivato addirittura alla terza stella. La storia della famiglia Gioco è una delle più tormentate: due volte due stelle, nel 1969 e nel 1973, mantenute fino al 1984 e poi perse entrambe l’anno successivo. Dopo un lungo periodo di quiete, lo chef Mauro Buffo ha riportato la stella nel 2019, che si è poi aggiunta alle due di Casa Perbellini nell’edizione 2025 dei 70 anni Michelin.
Per Giancarlo Perbellini, invece, la prima stella arrivò nel 1996 a Isola Rizza, seguita dalla seconda nel 2002.
Restando tra i “veterani” del ’59, ci si sposta a Tricesimo, in Friuli, non lontano dal confine sloveno della cheffe Ana Roš: qui il ristorante Boschetti raddoppiò le stelle nel 1982, per poi tornare a una nel 1988 e mantenerla per altri sei anni.
In Emilia, il ristorante Fini fu tra i primi a ottenere la seconda stella quando venne introdotta: la perse nel 1981, la riconquistò nel 1986 e la mantenne fino al 1997, consolidandosi poi per dodici anni con una singola. Più lineare, salvo una pausa nel biennio 1998-1999, la storia di Arnaldo – Clinica Gastronomica a Rubiera, che con l’edizione 2026 entra in una nuova fase di sospensione.
Anni 60
Gli anni Sessanta aprono un capitolo diverso nella storia Michelin italiana, un decennio in cui la guida comincia davvero a mappare il Paese e i suoi talenti. È il 1966 quando a Venezia debutta l’Harry’s Bar, destinato a diventare — forse — il più grande impero gastronomico mai costruito attorno a un ristorante. Nel 1970 conquista due stelle, che manterrà fino al 1989, per poi proseguire con una singola fino al 2000. Dal nuovo millennio in avanti, la sua storia si trasforma in una sorta di Odissea, terrestre e non solo, fatta di aperture, chiusure, espansioni e metamorfosi.
Nel 1967 la guida accoglie Filippino alle Eolie, un indirizzo che entrerà tra i più longevi e che ancora oggi continua la sua attività insieme al caratteristico hotel affacciato sul mare.
Due anni dopo, nel 1969, è la volta di Buca Sant’Antonio a Lucca: conquista la stella e la conserva fino al 1997. Volendo, si potrebbe aggiungere anche il breve ritorno della famiglia in guida grazie allo chef del ristorante Il Giglio, stellato dal 2019 al 2024.
E poi c’è La Caravella di Amalfi, già presente nella storica edizione del 1959. La sua è una doppia vita stellata: la prima dal 1969 al 1980 sotto la guida di Franco Di Pino; la seconda dal 1999 a oggi con Antonio, che ha riportato il ristorante tra le eccellenze della Costiera.
Anni 70
Gli anni Settanta segnano un passaggio decisivo nella storia Michelin italiana: dopo i dieci ristoranti a due stelle degli anni Sessanta (più uno in Ticino), il Paese entra in una fase di consolidamento e di nuove ambizioni. Eppure, tra i protagonisti di allora, c’è chi quella seconda stella la sfiora ancora oggi senza averla mai raggiunta: La Perla di Corvara. Una situazione che potrebbe cambiare presto, considerando che l’attuale chef, Simone Cantafio, le due stelle le ha già mantenute a lungo sull’isola di Hokkaido, in Giappone, prima di rientrare in Italia.
È proprio nell’edizione 1970 che la famiglia Costa conquista la sua prima stella, mantenendola per due annate. Bisognerà attendere il 2003 per rivederla, con Markus Wolfsgruber, anche se solo per un anno. Poi arriva Arturo Spicocchi, che la conserva fino al 2015; la riconferma nel 2016 con Nicola Laera, che prosegue fino all’edizione 2021. Dopo una pausa di un anno, dal 2023 la cucina passa all’attuale chef — calabrese di origini ma nato a Milano — che mantiene la stella ancora oggi.
Diversa la traiettoria di Dolada, a Plois d’Alpago: stellato dal 1972, conquista la seconda nel 1999 e la mantiene fino al 2002 Enzo de Prà, per poi tornare a una stella, che conserva tuttora con il figlio Riccardo.
Nel 1973 è Piero Bertinotti, con il ristorante Pinocchio a Borgomanero, a entrare in guida: la stella rimarrà fino al 2010 in attesa che il nipote Francesco Morano la riottenga. In Veneto, nello stesso anno, risponde La Vecchia Lugana, che resterà stellata fino al 2005 a Sirmione.
A metà del decennio nascono sotto una buona stella quattro ristoranti destinati a lasciare un segno profondo. Nel 1975 Guido a Costigliole d’Asti ottiene la prima stella; la seconda arriva nel 1984 e rimane fino al 1997. Dal 1998 il nome Alciati si sdoppia e si diffonde: dal Monferrato al Cuneese, da Santo Stefano Belbo con Lidia Vanzino e Luca Zecchin ai fornelli al Relais San Maurizio, fino a Serralunga d’Alba Villa Reale, passando per Pollenzo e Bra con Ugo Alciati e Savino Mongelli. In ciascuna sede, una stella stabile, identitaria, riconoscibile.
In Emilia-Romagna, proprio sul confine tra le due, il San Domenico inaugura la sua storia stellata, destinata a varcare anche l’oceano. Nel 1977 è già a due stelle, che mantiene fino al 1989. Segue un periodo con una sola stella fino al 1999, poi il nuovo secolo riporta il ristorante di Morini alla seconda, che conserva ancora oggi con i Marcattilii e nipote.
Nella vicina Romagna, a Castrocaro Terme, La Frasca ottiene la prima stella nel 1976 e la seconda nel 1986, mantenendola fino al 2011. Con il trasferimento a Milano Marittima e l’uscita di Gianfranco Bolognesi nel 2012, dopo 26 edizioni consecutive a due stelle, il ristorante torna a una sola, che conserverà fino al 2015.
E infine, un caso emblematico: nel 1978 nessun ristorante italiano aveva ancora raggiunto la terza stella. Oggi possiamo dire che quel traguardo è stato ampiamente superato da Da Vittorio. La famiglia Cerea, dopo la prima stella, dovette attendere diciotto anni per la seconda e altri dodici per la terza, conquistata nella nuova sede di Brusaporto. Una scalata lenta, costante, inesorabile.
