Messi da parte Pinot e Chardonnay tocca a Cabernet e Merlot con i Grappoli Michelin da Bourdeaux e una sorpresa in bianco da meditazione
Sono arrivati anche a Bordeaux i Grappoli Michelin, e il confronto con la Bourgogne è inevitabile. Là ci si poteva limitare a un trittico rassicurante – Pinot Noir, Chardonnay e una microscopica produzione diAligoté – mentre nella regione vinicola più vasta e complessa dell’Aquitania la tavolozza dei vitigni si allarga, si stratifica, si complica.
E infatti, tra le nuove assegnazioni, spunta persino un Tre Grappoli da uve bianche, un risultato che in Bourgogne non è salito così in alto. Ora che Château d’Yquem ha ottenuto il massimo, quasi viene da pensare che un Montrachet – tra i vari attuali premiati con due Grappoli – avrebbe potuto eguagliarlo. Un nome a caso dalla Côte de Beaune? Non sarebbe stato fuori luogo.
Se la Francia continua su questa strada, ha ancora una cartuccia da giocare in bianco: la Champagne, che inevitabilmente precederà l’ingresso dell’Italia nel nuovo universo Michelin Wines. E quando toccherà a noi, sarà quasi certamente una questione di rossi.
Storicamente, la geografia di Bordeaux è un duello tra rive. Da una parte la rive droite, dove il Merlot domina a Saint-Émilion; dall’altra la rive gauche, con Pauillac e il regno del Cabernet Sauvignon. L’eccezione che conferma la regola è la zona di Sauternes & Barsac, dove la bacca bianca – Sémillon e Sauvignon Blanc – scrive una storia a parte. Un tempo, la raccolta dei due vitigni principali avveniva in periodi diversi: la rive droite vendemmiava con un anticipo di trenta giorni, incassando un mese di vantaggio. Oggi questo dettaglio non sembra preoccupare il patron di Cheval Blanc, che ha ottenuto il massimo punteggio con un equilibrio perfetto: 50% Merlot e 50% Cabernet Franc.
Se la terza denominazione giudicata da Michelin sarà davvero la Champagne, con il suo Metodo Classico declinato in bianco e rosé, per il Lambrusco rosso non si intravedono grandi aspettative: la tipologia è quasi esclusivamente rossa. Un piccolo spiraglio potrebbe aprirsi per il Sorbara, notoriamente rosato e in alcuni casi metodo Champenoise. Nel mondo dei vini liquorosi, oltre all’ovvio Porto, resta da capire chi altro potrebbe ambire a un riconoscimento simile. Intanto Sauternes non si limita certo a Château d’Yquem: la tipologia “muffata” conta diverse etichette, e la micro-ossidazione che la caratterizza potrebbe far pensare ad altri territori pronti a seguirne l’esempio.
La mappa dei Tre Grappoli racconta molto. Cinque vini su nove arrivano dalla rive droite, tra Saint-Émilion e Pomerol, con percentuali di Merlot che non scendono mai sotto il 50% e raggiungono il 93% in Petrus, completati da Cabernet Franc e una piccola quota di Petit Verdot.
Dalla rive gauche ne arrivano tre: il Cabernet Sauvignon tocca il 70% in Lafite, mentre scende al 46% in Léoville Las Cases, che sorprendentemente utilizza un 49% di Merlot. Anche qui il resto è affidato al Cabernet Franc e a una parte di Petit Verdot.
