10 Chef al vertice da Cina, Usa, Francia, Germania, Spagna, Svizzera, Giappone e Italia.

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Sono dieci gli chef migliori al mondo – con i rispettivi ristoranti – secondo La Liste, la classifica globale che quest’anno celebra la sua decima edizione. Era il 2016 quando chi scrive scoprì per la prima volta quella lunga graduatoria di mille ristoranti sparsi per il pianeta, nata quasi come contraltare all’elenco, molto più snello, dei 50 Best, che già da anni dominavano la scena.

Del resto, quando i Fifty Best debuttarono nel 2002, in redazione accadde qualcosa di simile: a rappresentare l’Italia non c’erano i soliti blasonati tre stelle, ma Checchino a Roma e Alle Testiere a Venezia, un ristorante talmente piccolo che, per servire Acqua Panna e San Pellegrino, avrebbe dovuto rinunciare a due tavoli.

Anche per La Liste la storia si ripete. Dieci anni fa, Da Vittorio – quando i Cerea avevano già conquistato le tre stelle Michelin nel 2010 ma erano ancora un po’ più defilati – risultava l’italiano più in alto in classifica. La notizia, in diretta radiofonica, venne comunicata proprio a Chicco Cerea. Quel primato non solo resiste, ma oggi si consolida con un punteggio massimo arrivato a 99,5, rafforzato nel frattempo dall’apertura di altri “Da Vittorio” nel mondo, ciascuno insignito di due stelle.

Gli altri nove ristoranti al vertice, tutti stranieri, compongono un mosaico globale di altissima cucina. Per la Francia c’è Guy Savoy, nonostante il recente declassamento Michelin a due stelle. Seguono la Germania con Schwarzwaldstube, Hong Kong – e dunque la Cina – con Lung King Heen, gli Stati Uniti con Le Bernardin a New York, la Svizzera con il Cheval Blanc di Basilea, il Giappone con Matsukawa a Minato-ku, ancora gli USA con la Napa Valley e SingleThread, unico tra questi ad aver ottenuto contemporaneamente la stella verde e le tre Chiavi Michelin per l’hotel. Chiudono la lista la Spagna con Martín Berasategui a Lasarte-Oria e Robuchon au Dôme a Macao, ancora in territorio cinese. Tutti, tranne Savoy, vantano tre stelle Michelin.

Accanto ai dieci attuali, merita un ricordo anche l’undicesimo, Benoît Violier, primo numero uno assoluto nella storia de La Liste, senza ex aequo. Un talento straordinario che oggi non è più tra noi.

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La Liste Italia Ristoranti 2026

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99.5
Da Vittorio Brusaporto (Bg)

99
Atelier Moessmer Norbert Niederkofler Brunico (Bz)
Le Calandre Sarmeola di Rubano (Pd)

98
Dal Pescatore Runate (Mn)
Villa Crespi Orta San Giulio (No)

97.5
Osteria Francescana Modena
Quattro Passi Nerano (Na)
Uliassi Senigallia (An)

96.5
Piazza Duomo Alba (Cn)

96
Casa Perbellini – 12 Apostoli Verona

95.5
La Pergola Roma
Madonnina del Pescatore Senigallia (An)

96
Enrico Bartolini – Mudec Milano
Castel Fine Dining Tirolo (Bz)

94.5
Reale Castel di Sangro (Aq)
Il Pagliaccio Roma

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Gelaterie d’Italia 2027 Gambero Rosso

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new 3 Coni 2027
Papalele Torino
Gelatina Genova
Nano Labo Camalò di Povegliano (Tv)
Gelateria Da Simone Noale (Ve)
Biancamenta Porto Recanati (Mc)
Gelaterie Naturale Demetra Assisi (Pg)
Il Giubileo Riccia (Cb)
Crivella Sapri (Sa)
Gelizioso Sarno (Sa)
Emilio Maratea (Pz)
Liparoti Trapani

Novità dell’Anno The Rag Gian Paolo Capaldo Atripalda (Av)

Gelatiere Emergente Eleonora Prinzi Ele Gelati e Granite di Lucca

Premio Speciale Miglior Gelato Gastronomico
100% Naturale Sestri Levante (Ge) e Chiavari (Ge)
Capodilatte Vicenza
Scilò Gelateria Contemporanea Chieti

Premio Speciale Gelato e Territorio
Lolla Gelato Viterbo e Bolsena (Vt)
Gasparotto Lacco Ameno (Na)
Bar Ettore Locri (Rc)

Premio speciale Inalpi Gambero Rosso 40 anni
Alberto Marchetti, Giancarlo Timballo, Corrado Sanelli, Gianfrancesco Cutelli, Sergio Dondoli, Claudio Torcè e Antonio Cappadonia

La Gelateria dell’Anno Santo Musumeci Randazzo (Ct)

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Questi i nuovi ingressi sulla Guida Michelin 2027 Italia

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Nuovi indirizzi Michelin 2027

Giugno
Casa Serafini Borgo Tossignano (Bo)
Akira Back Firenze
Podere Giglio Empoli (Fi)
Cucina di Sintesi Genova
Lino Bistrot Pavia
Taverna Trilussa Roma
Osteria Saint Martin Zagarolo (Rm)
Acqua Bulle Grottaferrata (Rm)
Avus Marino (Rm)
Tinello Bistrot Castel Gandolfo (Rm)
Deg Busto Arsizio (Va)

Charleston by Giovanni Solofra Palermo
La Nigra Lampedusa (Ag)

Maggio

Zivieri Bologna
Pesceria San Martino Ciriè (To)

Barbagianni Colle Val d’Elsa (Si)
Elementi Latina
Insieme Milano
Patrizia Modena
Ciambra Monreale (Pa)
Sabaudia Nichelino (To)

Nunziadêina Nonantola (Mo)
Mamma Orso Roma
Pirò Roma
San Genesio San Genesio (To)
Ciccio Bistrot Tortona (Al)
Café Carducci Verona

Darì Verona

Aprile
Il Cigno Mantova

Sant’Agostino Piacenza
Orso Grigio Cavalese (Tn)
Nomos Ante Roma
Enoteca Cavour 313 Roma
Sakeya Milano
Osteria dell’Unione Treiso (Cn)
Insieme dal Clandestino Torino
Q.B.Bistrò Cuneo
Marchese Torino

marzo
Cura Cucina Contemporanea Marina di Davoli (Cz)
Gustificio Carmignano di Brenta (Pd)
Inka Verona
Sushi Matsu Omakase Milano
Le Fucine Gourmet Buttrio (Ud)
Olio Fishbar Saronno (Va)
Casa Marconi Crodo (Vb)
Blanco Osteria da Fabio Siderno

Casa Celesia Oleggio (No)
Altatto Milano

Febbraio
Casa Romano Alzano Lombardo
Nero&Oro Napoli

Coro Orvieto

The Tasting Room by Marcello Corrado Merano

La Piazzetta Lake Como Cernobbio
Deschevaliers Napoli
Trattoria del Bollito Alba

Il Frate Urgnano

Gasthaus Lamm San Martino in Passiria
Bottega del Re Genova

Gennaio

I Mori Concesio (Bs)
Terracotta Belluno

Castel Flavon Haselburg Bolzano

Osteria Erbaluce Cesenatico (Fc)
Barlèsh Montevarchi (Ar)
Peculiare Restaurant Aversa (Ce)
Cinque Foglie Battipaglia (Sa)
Dabbanna Modica (Rg)
CR21 Palermo
Badalamenti Cucina e Bottega Palermo

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Petrin ci lascia, resta Slow Food che prosegue a tutta Birra

The Show Must Go On, verrebbe proprio da dirlo. Perché nulla ha fermato la presentazione della Guida alle Birre d’Italia 2026 di Slow Food, andata in scena a Brescia a pochi giorni dalla scomparsa del suo Fondatore, Carlo Petrini.
E mentre scorrevano le pagine della nuova edizione, era impossibile non pensare a cosa avrebbe detto lui, Carlin, se fosse stato ancora lì.

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Meno Gold e nuovi 3Ombrelloni nella Guida più estiva 2026

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L’uscita della terza edizione della Guida ai Beach Club d’Italia 2026 conferma una tendenza ormai chiara: il settore è in movimento continuo, tra nuove aperture, promozioni, flessioni e qualche uscita di scena. Dopo l’anteprima con le prime indiscrezioni, ora che il volume è finalmente in mano si può leggere il quadro completo, fatto di conferme e piccoli scossoni.

Tra le note più interessanti c’è l’upgrade del Sarabi di Cervia, entrato solo lo scorso anno e già premiato con due Ombrelloni.

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Dolcetto o scherzetto? Michelin si prepara al dopo Halloween

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Cominciamo dalla buona notizia, quella che accompagna l’attesa per la presentazione della Guida Michelin a Piacenza il prossimo novembre: dall’inizio dell’anno i nuovi ristoranti segnalati salgono a 55, grazie ai quindici ingressi del mese di maggio. Un ritmo sostenuto, che vede già quattro nuovi indirizzi in Emilia-Romagna, la regione che ospiterà l’evento più atteso dal mondo della ristorazione.

Dopo la sola Romagna premiata a gennaio, si aggiunge ora l’Emilia con un nome pesante: Zivieri a Bologna, nuova apertura negli spazi che furono del Pappagallo, nella Torre degli Alberici oggi della famiglia Vacchi. Siamo nel cuore della città, dove la celebre macelleria di Sasso Marconi firma il suo secondo ristorante dopo la Fattoria di Zola Predosa, affiancata dall’agriturismo con camere, Lagune. Qui Igles Corelli colloca alcuni suoi signature vegetariani e di selvaggina ben eseguiti da Lorenzo Biagioni.

Modena risponde con una doppietta: Patrizia, ristorante serale, e Nunziadêina a Nonantola, già noto e apprezzato nelle altre guide. La specialità è il Gnocco Fritto fatto utilizzando il burro piuttosto che lo strutto o l’olio.

Doppietta anche a Verona, con Café Carducci, aperto dall’alba fino a notte fonda, e Darì, considerato il miglior ristorante di cucina veneziana dopo l’Harry’s Bar – ma a Verona.

Si raddoppia pure a Roma, con Mamma Orso e Pirò.

La Toscana, finora assente dalle novità mensili della 2027, rompe il silenzio con Barbagianni a Colle Val d’Elsa, dove lo chef Rossi ora “ci mette la faccia” dopo aver lasciato il Gabbiano a Grosseto Mare, lo stellato che lo aveva reso riconoscibile.

Una sola novità per Milano, Insieme, mentre il Piemonte aggiunge Pesceria San Martino a Ciriè, Sabaudia a Nichelino, San Genesio e Ciccio Bistrot. Al Sud entra Ciambra a Monreale, in Sicilia.

La notizia meno piacevole riguarda invece la fine della Stella Verde, che verrà sostituita da una nuova iniziativa chiamata Mindfull Voices. Una scelta che qualcuno ha già commentato con ironia, parlando di una Michelin “sempre più rossa… dalla vergogna”.

Fra le novità Michelin 2027 si intravedono già nuove Stelle e qualcuna torna

Per capire davvero cosa cambierà, non resta che attendere il primo giugno, quando verranno svelati ulteriori dettagli.

Con l’arrivo di marzo salgono a trenta i ristoranti che conquistano la nuova entrata nella prossima guida cartacea 2027. Le recensioni sono già disponibili in anteprima online: un assaggio che, in vista della presentazione di novembre, lascia intravedere possibili upgrade — dalla Stella Verde al Bib Gourmand, fino alla più ambita Stella Michelin.

A gennaio 2026 le prime dieci novità si distribuivano tra Romagna, Sicilia, Campania, Toscana, Alto Adige, Veneto e Lombardia. Con febbraio si sono aggiunte Liguria, Piemonte e Umbria, mentre negli ultimi giorni hanno fatto il loro ingresso anche Calabria e Friuli. Un mosaico che si compone lentamente, regione dopo regione.

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Quando il Ticino Svizzero rientrava nella Guida Michelin Italia

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1993 Canton Ticino (CH)

* (6)
Al Portone Lugano Roberto Galizzi
Ascolago Ascona Walter Klose
Centenario Locarno Gerard Perriard -1
Giardino Ascona Bruno Keist
Motto del Gallo Taverne Nico e Josè De La Jglesia new
Santabbondio Lugano Frazione Sorengo Martin Dalsass

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Quattro Passi e il nodo Michelin: cosa accadrà a Piacenza il 12 novembre

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La domanda che circola con insistenza tra addetti ai lavori e appassionati è semplice solo in apparenza: come si comporterà la Guida Michelin nei confronti di Quattro Passi il prossimo novembre a Piacenza?
Il ristorante della famiglia Mellino è ancora ufficialmente uno dei 15 tre stelle italiani, almeno secondo la guida online, ma quest’anno non ha aperto come da tradizione a metà maggio. Un’anomalia che pesa.

La risposta arriverà – oltre che “vivendo” – giovedì 12 novembre al Teatro Lirico di Piacenza, quando verrà presentata l’edizione 2027 della Rossa. E il precedente non è incoraggiante: Marco Sacco fu declassato improvvisamente di due stelle per una situazione simile. È dunque lecito aspettarsi un ridimensionamento, anche se in questo caso la speranza è che la Michelin scelga una via più morbida.

A complicare il quadro c’è la chiusura del locale per l’intera stagione 2026, in attesa della sentenza della Corte d’Appello prevista per ottobre. E non è escluso che, prima ancora della cerimonia, la scheda online del ristorante possa sparire, come talvolta accade in situazioni delicate.

Una storia che conosciamo bene
Di Quattro Passi, di Toni Mellino e della sua famiglia avevamo già scritto nella ricostruzione storica dei circa venti ristoranti italiani che hanno ottenuto le tre stelle dal 1986 a oggi. Avevamo persino azzardato qualche previsione, ma non questa.

Il nostro primo incontro con i Mellino risale alla loro partecipazione a Divincibo a Ravenna, quando il ristorante non aveva ancora alcuna stella. Da lì partì un percorso che ci portò a visitarli a Massa Lubrense e a Sant’Agata sui Due Golfi, quell’epicentro gastronomico dove due e tre stelle convivono da decenni. Dormimmo persino nell’albergo oggi al centro della vicenda giudiziaria.

Poi arrivò la prima stella, mentre altri colleghi della zona iniziavano il loro declino: quello fu il secondo passo. Toni era sempre presente, in cucina e in sala, affiancato da maître e sommelier. E come dimenticare quello Spaghettone, un piatto che da solo raccontava un territorio.

La seconda stella arrivò mentre erano già in corso i lavori di ammodernamento del locale, che riaprì puntuale la Pasqua successiva.
Il terzo passo fu la scelta di Toni di lasciare la guida al figlio Francesco, rientrato dopo esperienze pluristellate all’estero.
Il quarto passo, infine, fu la conquista della terza stella Michelin, assegnata al giovanissimo erede.

Ora il futuro è sospeso
Oggi, però, la storia dei Mellino si trova davanti a un bivio inatteso. La Michelin dovrà decidere se confermare la fiducia o se applicare la sua regola più severa: un tre stelle deve essere aperto, operativo e verificabile.
La chiusura forzata e la sentenza in arrivo rendono tutto più fragile.

Il 12 novembre, a Piacenza, capiremo quale sarà il quinto passo di questa vicenda: un nuovo inizio, una sospensione o un doloroso arretramento.

40 Anni di Tre Stelle Michelin italiane

Quattro decenni che raccontano una storia fatta di costanza, rivoluzioni silenziose e famiglie che hanno trasformato la cucina in un’eredità culturale. Tra tutte, una brilla più a lungo: Dal Pescatore, a Canneto sull’Oglio, in provincia di Mantova. Sono trentuno anni che il ristorante della famiglia Santini difende senza interruzioni il massimo riconoscimento. Era il 1996 quando Nadia Santini entrò nell’Olimpo delle Tre Stelle, affiancando Gualtiero Marchesi ed Ezio Santin, che poi si sarebbero fermati rispettivamente a undici e sette anni. Oggi Nadia è affiancata dal figlio Giovanni, e insieme rappresentano l’unico caso italiano di continuità assoluta, ulteriormente rafforzata dalla stella verde.

Subito dopo, un’altra donna segna la storia: Annie Féolde, originaria di Villeneuve-Loubet, la città natale di Escoffier. Ottenne la terza stella nel 1993, la perse nel 1995 e la riconquistò solo dopo una profonda ristrutturazione dell’edificio storico che ospita Enoteca Pinchiorri a Firenze. Da vent’anni, dal 2004, la sua terza stella non è più in discussione.

Il primo uomo tra gli attuali Tre Stelle arriva nel 2003: Massimiliano Alajmo, allievo di Marc Veyrat, allora considerato il miglior chef del mondo. Tornato a casa, vicino Padova, Alajmo prende in mano la cucina de Le Calandre, già stellata grazie al lavoro della madre Rita Chimetto tra il 1992 e il 1995. Da allora, la sua terza stella resiste da ventitré anni.

Nel 2006 è la volta di un altro straniero d’adozione: Heinz Beck. Il tedesco, ormai figura centrale della gastronomia italiana, arriva dalle cucine del primo italiano a ottenere tre stelle all’estero: Heinz Winkler, altoatesino trionfatore nel 1981 al Tantris di Monaco, allora il più giovane Tre Stelle al mondo con i suoi 31 anni. Beck, invece, mantiene da ventuno anni le sue tre stelle a La Pergola del Waldorf Cavalieri Hilton di Roma.

Una storia a parte è quella della famiglia Cerea. Dopo una lunga permanenza a due stelle nel centro di Bergamo, raggiungono la terza nel 2010 nella nuova sede di Brusaporto, dove il riconoscimento viene confermato da diciassette anni. Il loro percorso è un crescendo: prima stella nel 1978, seconda dopo diciotto anni, poi quattordici anni di attesa prima del salto nell’élite.

Tra le donne, spicca anche Luisa Valazza, che con Il Sorriso in provincia di Novara ha mantenuto le tre stelle per quindici anni. Il ristorante raggiunse il vertice nel 1998, rimanendovi fino al 2012, quando cedette il passo a una nuova figura piemontese: Enrico Crippa.

Con Piazza Duomo ad Alba, sostenuto dalla famiglia Ceretto, Crippa ha collezionato quattordici edizioni di Tre Stelle, a cui si è aggiunta di recente anche la stella verde. La sua ascesa fu rapidissima: due stelle, poi tre, in un percorso quasi fulmineo.

Nel 2012 arriva anche il traguardo di Massimo Bottura, che con l’Osteria Francescana non solo conquista le Tre Stelle, ma raggiunge per due volte il vertice dei 50 Best Restaurants. Anche qui la Stella Verde in più, mentre nel B&B Casa Maria Luigia siamo a 5 Luxury, l’unico Tre Chiavi del Nord Italia esclusa Venezia.

Infine, Niko Romito: dodici anni di Tre Stelle che hanno portato l’Abruzzo nell’élite mondiale, creando un divario enorme tra il suo ristorante e il resto della scena regionale dal 2014 in poi.

2018: l’inizio della stagione dei “nuovi Tre Stelle”

Il 2018 è l’anno in cui tutti si chiedono se finalmente arriverà un nuovo Tre Stelle. Alcuni chef vengono invitati a cucinare alla presentazione ufficiale, tra cui Norbert Niederkofler, già celebrato come miglior chef mitteleuropeo dai 19/20 del GaultMillau. Quando la Michelin lo promuove anche alla terza stella, rimane sinceramente esterrefatto. Da quel momento si apre una stagione irripetibile: un nuovo Tre Stelle ogni anno, con l’ingresso di nuove regioni. Una corsa che solo il Covid riuscirà a interrompere nel 2021 e 2022.

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