Come annunciato dalla Guida Rossa, dal 1° giugno le stelle verdi non vengono più assegnate. Al loro posto compaiono due nuove “voci consapevoli”, entrambe fuori da Las Vegas: Campo at Los Poblanos, a Los Ranchos de Albuquerque (New Mexico), e FnB a Scottsdale (Arizona), che conquista anche il Bib Gourmand.
Las Vegas: com’era e com’è
Nella Las Vegas di fine anni Zero, oltre al tre stelle Robuchon, brillavano tre ristoranti con due stelle: Alex, Guy Savoy e Picasso. Era una guida costruita attorno alla quindicina di mega‑alberghi frequentati dai giocatori e dalle loro famiglie: basti pensare che l’MGM Grand conta cinquemila sistemazioni, un numero tale che chiamarle semplicemente “camere” sarebbe riduttivo. In quell’universo gastronomico sterminato, una dozzina di ristoranti ottenne la segnalazione Michelin, compreso l’Atelier di Robuchon, che conserva ancora oggi la sua stella.
Al Bellagio, meno capiente (quattromila camere), il protagonista era il bistellato Picasso, guidato dallo chef Julian Serrano, di scuola francese ma nato a Madrid. Il ristorante è celebre anche per aver esposto undici quadri originali del pittore, venduti poi per renderli più accessibili al pubblico. Nello stesso albergo si trovavano lo stellato Le Cirque di Sirio Maccioni e il ristorante di Michael Mina, che allora deteneva una stella grazie alla sua cucina pan‑asian, ma che non l’ha riconquistata nella guida 2026.
Al Caesars Palace, con capienza simile, brillava il due stelle Guy Savoy, che nel frattempo ha perso una stella anche negli Stati Uniti, allineandosi alla valutazione di Parigi. Con una stella c’era Bradley Ogden, chiuso nel 2012. E con due stelle figurava anche il ristorante di Alex Stratta, non situato in un albergo, che chiuse nel gennaio 2011.
La nuova selezione Southwest 2026
La guida rinnovata assegna a Las Vegas un nuovo due stelle e tre ristoranti con una stella. Fuori dalla città, nelle restanti aree del Southwest, compare un solo stellato: Monte, a South Salt Lake, nello Utah.
Tra le novità più attese a Las Vegas c’è é by José Andrés, al terzo piano del Cosmopolitan, un colosso da tremila abitazioni che conferma quanto la città continui a investire in progetti gastronomici di alto profilo.
Il capitolo Hotels: dove brilla davvero il Southwest
Sul fronte dell’hôtellerie, i nuovi standard del lusso e dello charme premiano soprattutto le aree naturali del Southwest. In Utah, sul Lago Powell, il resort Amangiri conquista le tre Chiavi Michelin, affiancato dall’altro tre Chiavi della regione: Canyon Ranch, a Tucson (Arizona).
Las Vegas, invece, appare solo tra gli alberghi con una Chiave: Fontainebleau, Four Seasons e Waldorf Astoria.
Le due Chiavi si distribuiscono altrove:
Los Poblanos Historic Inn & Organic Farm ad Albuquerque (New Mexico)
Washington School House Hotel a Park City (Utah)
Ambiente – A Landscape Hotel a Sedona (Arizona)
Si aggiungono inoltre, sempre con due Chiavi con la nuova edizione 2026 Hotels:
The Ritz‑Carlton, Dove Mountain a Marana (Arizona)
The Lodge at Blue Sky – Auberge Collection a Park City (Utah)
Dubai, San Paolo e San Francisco sono le città con i tre stelle Michelin in forte salita
La nuova stagione delle Guide Gastronomiche 2027 si avvicina, e mentre attendiamo le nuove assegnazioni, vale la pena guardare indietro e osservare “come sono andate le cose” nel mondo, concentrandoci sui nuovi tre stelle Michelin.
In Italia, la tradizione si è confermata: ogni anno un nuovo Trois Macarons senza alcun declassamento. Il 2026 è stato l’anno di Michelangelo Mammoliti, che a Serralunga d’Alba (CN), con La Rei Natura, ha conquistato il vertice. Resta aperta la domanda su cosa accadrà a Quattro Passi di Nerano, che non avrebbe riaperto quest’anno, pur comparendo ancora nella directory Michelin tra i quindici tre stelle nazionali.
