Stiamo parlando ovviamente di Gaja che, nonostante i “libroni” indichino un vino per azienda, riesce a piazzare almeno quattro 2022 nei primi cento, compresa la numero uno. Lo stesso vale per Sassicaia e altri nomi di peso, viste le quotazioni in borsa che arrivano a mille euro per una 0,75 (i singoli vini costano meno, ma poi non si trovano).
Un grande assente? Soldera Case Basse, Sangiovese 100%, fuori dal Consorzio del Brunello. Anzi, diciamo pure: fuori.
Il Veneto porta a casa sei vini, di cui cinque Amarone; presente anche una Corvina Veronese in purezza. Tre etichette per l’Alto Adige, che resta sul classico: Pinot, Lagrein, Cabernet.
Vera novità la Romagna, con due Sangiovesi diversissimi; idem la Sicilia, soprattutto con il Nerello Mascalese dallo Stretto e dall’Etna. Unico Nero d’Avola in lista quello da Caltanissetta: il D’Enrico 2021 del Duca di Salaputra. In Campania compare un solo Aglianico, quello di Montevetrano.
Il primo Sangiovese classificato è il Torgiano Rosso Rubesco Riserva 2020, che arriva — sorprendentemente — dall’Umbria, regione che piazza anche un Ciliegiolo di Sangemini tra i 100, oltre a Caprai e Antonelli con il Sagrantino. La Famiglia Cotarella entra con il Merlot Montiano 2022, ottavo in classifica.
Il primo Brunello dei nove presenti è quello di Poggio di Sotto… ma a batterlo, in sesta posizione nazionale, è un Chianti che è anche un Super Tuscan: I Sodi di San Niccolò, quest’anno dedicato a Gino Veronelli, colui che fece togliere il puntino sulla “i” del nome. Accade nel centenario della nascita del vate.
Il vino di Castellare in questione è un assemblaggio di Sangioveto e Malvasia Nera, come ammesso dal disciplinare del Vin Santo quando si tratta dell’Occhio di Pernice, anche se qui il nettare è decisamente da tavola e non da meditazione o fine pasto.
Piccola parentesi sull’area del Chianti Classico: in classifica compaiono prima i Super Tuscan, poi — dalla posizione 23 con Rocca delle Macie — i cinque con il Gallo Nero in bella vista: Volpaia, Ricasoli, Istine, Querceto. Gli altri cinque mancanti sono Sangiovesi in purezza (Flaccianello, Cepparello) oppure con un 20% di altri vitigni; nel caso più drastico, Solaia, che al contrario del Tignanello è 80% Cabernet Sauvignon. Siepi di Fonterutoli, invece, è 50% Merlot.
Sul fronte bolgherese, da Castagneto a Suvereto, sei sono DOC e i restanti nove: Cabernet Franc per Duemani 2022, Syrah per Suisassi 2022, 20% Sangiovese e Cabernet per Grattamacco, Merlot nel Masseto e 5% Franc nel Massetino, un tocco di Petit Verdot per Lupicaia, 30% Merlot nel Petra 2022, mentre nel Castello del Terriccio si arriva al 50%.
Nella Top Ten troviamo anche il Lazio con Habemus Etichetta Bianca 2023 di San Giovenale, un blend di grandi vitigni internazionali: Grenache, Syrah, Carignan e Tempranillo. È uno dei due vini laziali in classifica, insieme a Fiorano 2022 (23°), che unisce due terzi di Sauvignon al restante Merlot.
Proseguendo, compaiono vitigni meno noti o poco presenti così in alto: la Barbera dietro al Nizza Riserva Bauda 2020, il Grignolino d’Asti Monferace 2020, e addirittura due Negroamaro — uno di Gianfranco Fino, che così piazza un secondo vino oltre al suo ES, e quello di Cosimo Taurino, Patrignone 2020. Restando in Puglia, doppietta dalla primordiale Gioia del Colle per Polvanera col Primitivo.
Sono pochi i produttori con più di un vino nei cento: tra questi Vietti, con quattro Barolo 2021 (Ravera, Lazzarito, Bussia Dardi le Rose e Cerequio).
Ecco le altre “accoppiate”, oltre a quella pugliese:
- Antinori in Top Ten con Solaia (3°) e Tignanello (22°)
- Frescobaldi con Masseto (7°) e Massetino (25°)
- Famiglia Cotarella con Montiano 2022 (Umbria) e Brunello Riserva 2019 (Toscana)
- Vittorio Contini Bonaccorsi con Carmignano 2021 e Il Ghiaie della Furba
- Bruno Giacosa con Barbaresco Riserva Asili 2020 e Barolo Falletto 2021
- Castello del Terriccio e Lupicaia, entrambi 2020
Il vitigno più sconosciuto? Sicuramente quello che si cela dietro il nome “Il Caberlot” de Il Carnasciale. Di Nebbiolo ce n’è parecchio, mentre il Sangiovese, nelle zone vocate, si confronta con tagli bordolesi o Côtes du Rhône: Merlot, Cabernet (sempre più Franc), Syrah, Petit Verdot.
Il Montepulciano non è profeta in patria: l’Abruzzo è assente dalla chart. Lo troviamo però a Numana, nelle Marche, con Sassi Neri Riserva 2021 di Fattoria Le Terrazze.
Anche il Cannonau sembra piacere di più quando cresce a picco sul mare, sull’Adriatico marchigiano, più a sud del Conero, a Cupra: qui Oasi degli Angeli piazza Kupra 2022, unico 100% Grenache della lista, e più caro di parecchi Châteauneuf-du-Pape.
Viceversa, in Sardegna è piaciuto solo un Cabernet: il Marchese di Villa Marina Riserva 2021 di Sella & Mosca.
Dulcis in fundo, l’etichetta più presente — considerando il numero doppio di guide, nove — è anche l’unico vino dal Trentino: San Leonardo 2020, sesto nella hit parade, prodotto con Carmenère.
Guidate con prudenza.
Elio Crociani Jounalist
Bongusto.it
