Per il Gambero Rosso i 97 sono tre, un 96, un 95, fra i 94 (i protagonisti sono già stati menzionati sopra) si aggiunge Il Pagliaccio. Restano a bocca asciutta Enrico Bartolini e l’ultimo arrivato dei tre stelle, La Rei Natura, non ancora tre Forchette. Si conferma così Mammoliti il peggiore dei quindici tristellati, con valori più bassi di Cedroni, Sultano e Vivalda, che di stelle ne hanno solo due. Michelangelo avrà tempo per crescere, visto il nome che si ritrova. Quanti sono i tre Forchette 2026? Bella domanda, oltre 50.
Ammettiamo alla Guida delle Guide anche i 18,5 de l’Espresso che sono 16, di cui Norbert fa parte.
Via libera anche ai 93 del Gambero, che sarebbero in tutto 10, comunque già coinvolti. Avanti con tutti i 2 stelle Michelin restanti.
Arriviamo così a 60 locali.
Aggiungiamo i restanti 10 tre Forchette, ci avviciniamo ai cento che faranno parte della Guida delle Guide. Siamo a 71, non ci resta che aggiungere i 18/20 mancanti, risultano essere 11.
Passiamo ai 17,5/2O (per par condicio) e guardiamo cosa è venuto fuori.
Partiamo dalla posizione 51, occupata addirittura dai “sapientoni” del Mistral, uno dei due ristoranti che riesce ad arrivare così in alto pur non avendo più l’unica stella Michelin che ha brillato a lungo su Bellagio, dopo periodi all’insegna del vegetale e poi della cucina molecolare, fino alla parentesi Covid con un unico tavolo. Lo chef Ettore Bocchia, con 3 Cappelli, 2 Forchette e un semplice indirizzo con recensione, riesce a superare i restanti 400 stellati Michelin. Speriamo sia di buon auspicio anche per l’hotel Villa Serbelloni, appena entrato nella directory Relais & Châteaux.
Dopo una vecchia conoscenza che “fa ancora buon brodo”, al numero 50 troviamo una nuova stella 2026: Trucco, nell’entroterra di Ventimiglia, quasi in Francia, con Antonio Buono. Altra recente stella Michelin al 49: Acqua, a Olgiate Olona, a pochi metri dall’altro storico Ma.Ri.Na. della famiglia Possoni.
Tutti stellati con un unico macaron, compreso Ducasse a Napoli, fino alla posizione 47, dove l’altro ristorante senza stella – perché non l’ha ancora ricevuta – Dina, risulta a pari merito con un colosso della ristorazione: Silvio Salmoiraghi, lo chef stellato di Acquerello a Fagnano Olona, che per tanto tempo ha affiancato Gualtiero Marchesi. Stiamo parlando di Alberto Gipponi a Gussago (BS), località a sua volta stellata in passato con Davide Botta de L’Artigliere.
Il primo due stelle più in basso lo incontriamo alla n. 41: George, anche questo recente Relais & Châteaux, nonostante si tratti dello storico Parker’s di Napoli, con lo chef Domenico Candela. Dispiace dirlo, ma sarebbe l’ultimo dei due stelle presenti e coinvolti in questa shortlist. Alla stessa posizione troviamo anche lo stellato Atto di Vito Mollica a Firenze, all’interno di un due Chiavi Michelin di dantesca memoria.
Va detto che anche alla numero 30 ci sarebbe un altro bistellato dell’area napoletana che non sarebbe stato visitato dall’Espresso nell’ultimo anno: l’Olivo ad Anacapri.
Si passa poi a Magnolia, nell’entroterra di Cesenatico, nel bel relais di proprietà della Conad Forlì, Villa Margherita, alla posizione 35. Questi sono gli appena sufficienti alla seconda stella.
Il ristorante con una singola stella che si piazza più in alto è invece un nuovo arrivato in Romagna ma di stanza a Milano: Cracco, al n. 19. Al “Carlo nazionale” si avvicinano solo quelli – anche stellati Green – come Al Gatto Verde (22), Dalla Gioconda (23), Villa Maiella (27), Oasis Sapori Antichi a Vallesaccarda (Av) (31). Solo al numero 30 spunta l’unica stella rossa (di vergogna, qualcuno direbbe): Lido 84 a Gardone (Bs) con i Camanini.
Facciamo notare che anche ai piani alti della Guida delle Guide alcuni locali non risultano visitati dalla Guida Espresso 2026. Fra questi: Seta a Milano, già 3 Cappelli nel 2025, che si troverebbe fra la 18 e la 17; mentre per quanto riguarda il due stelle più Green, Terra a Sarentino (Bz), vale lo stesso discorso. Ci siamo quindi permessi di utilizzare d’ufficio i Cappelli della guida GaultMillau, che giudica solo l’Alto Adige in Italia, collocandolo così alla 17.
Non visitati dall’Espresso da oltre due anni anche Santa Elisabetta a Firenze e St. George a Taormina, preceduti dagli hotel in cui risiedono.
Se da una parte ci sono semplici indirizzi sulla Guida Michelin che giganteggiano fra i primi 100 ristoranti in Italia, dall’altra abbiamo l’ultimo tre stelle Michelin che sembra essere inferiore a D’O (10), Xbe e Cedroni (11), La Peca (12), Ciccio (13), Mudec, Antica Corona Reale, La Madia, trovandosi alla 17, senza fare il nome.
