{"id":1013,"date":"2026-09-18T07:44:59","date_gmt":"2026-09-18T07:44:59","guid":{"rendered":"https:\/\/bongusto.it\/?p=1013"},"modified":"2026-09-18T21:54:10","modified_gmt":"2026-09-18T21:54:10","slug":"10-chef-al-vertice-da-cina-usa-francia-germania-spagna-svizzera-giappone-e-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/bongusto.it\/?p=1013","title":{"rendered":"Il gioco d&#8217;azzardo attira ma con la Michelin SudOvest  americana c&#8217;\u00e8 chi preferisce le zone di Wil E. Coyote"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<p class=\"responsive-video-wrap clr\"><iframe loading=\"lazy\" title=\"MICHELIN Guide Restaurant Ceremony American Southwest 2026\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/m4PrahpTWBk?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo quindici anni di silenzio, Michelin torna a Las Vegas. La guida dedicata alla citt\u00e0 del gioco era apparsa solo nelle edizioni 2008 e 2009, quando l\u2019unico ristorante a ottenere le tre stelle fu quello di Jo\u00ebl Robuchon. Oggi, nella nuova selezione American Southwest 2026 \u2013 che comprende anche Arizona, New Mexico, il resto del Nevada e Utah \u2013 quel tre stelle storico scende a due, segnando simbolicamente la distanza tra la Las Vegas di allora e quella di oggi.<\/p>\n\n\n\n<!--nextpage-->\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come annunciato dalla Guida Rossa, dal 1\u00b0 giugno le stelle verdi non vengono pi\u00f9 assegnate. Al loro posto compaiono due nuove \u201cvoci consapevoli\u201d, entrambe fuori da Las Vegas: Campo at Los Poblanos, a Los Ranchos de Albuquerque (New Mexico), e FnB a Scottsdale (Arizona), che conquista anche il Bib Gourmand.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Las Vegas: com\u2019era e com\u2019\u00e8<br>Nella Las Vegas di fine anni Zero, oltre al tre stelle Robuchon, brillavano tre ristoranti con due stelle: Alex, Guy Savoy e Picasso. Era una guida costruita attorno alla quindicina di mega\u2011alberghi frequentati dai giocatori e dalle loro famiglie: basti pensare che l\u2019MGM Grand conta cinquemila sistemazioni, un numero tale che chiamarle semplicemente \u201ccamere\u201d sarebbe riduttivo. In quell\u2019universo gastronomico sterminato, una dozzina di ristoranti ottenne la segnalazione Michelin, compreso l\u2019Atelier di Robuchon, che conserva ancora oggi la sua stella.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al Bellagio, meno capiente (quattromila camere), il protagonista era il bistellato Picasso, guidato dallo chef Julian Serrano, di scuola francese ma nato a Madrid. Il ristorante \u00e8 celebre anche per aver esposto undici quadri originali del pittore, venduti poi per renderli pi\u00f9 accessibili al pubblico. Nello stesso albergo si trovavano lo stellato Le Cirque di Sirio Maccioni e il ristorante di Michael Mina, che allora deteneva una stella grazie alla sua cucina pan\u2011asian, ma che non l\u2019ha riconquistata nella guida 2026.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al Caesars Palace, con capienza simile, brillava il due stelle Guy Savoy, che nel frattempo ha perso una stella anche negli Stati Uniti, allineandosi alla valutazione di Parigi. Con una stella c\u2019era Bradley Ogden, chiuso nel 2012. E con due stelle figurava anche il ristorante di Alex Stratta, non situato in un albergo, che chiuse nel gennaio 2011.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La nuova selezione Southwest 2026<br>La guida rinnovata assegna a Las Vegas un nuovo due stelle e tre ristoranti con una stella. Fuori dalla citt\u00e0, nelle restanti aree del Southwest, compare un solo stellato: Monte, a South Salt Lake, nello Utah.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra le novit\u00e0 pi\u00f9 attese a Las Vegas c\u2019\u00e8 \u00e9 by Jos\u00e9 Andr\u00e9s, al terzo piano del Cosmopolitan, un colosso da tremila abitazioni che conferma quanto la citt\u00e0 continui a investire in progetti gastronomici di alto profilo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il capitolo Hotels: dove brilla davvero il Southwest<br>Sul fronte dell\u2019h\u00f4tellerie, i nuovi standard del lusso e dello charme premiano soprattutto le aree naturali del Southwest. In Utah, sul Lago Powell, il resort Amangiri conquista le tre Chiavi Michelin, affiancato dall\u2019altro tre Chiavi della regione: Canyon Ranch, a Tucson (Arizona).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Las Vegas, invece, appare solo tra gli alberghi con una Chiave: Fontainebleau, Four Seasons e Waldorf Astoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le due Chiavi si distribuiscono altrove:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">Los Poblanos Historic Inn &amp; Organic Farm ad Albuquerque (New Mexico)<br>Washington School House Hotel a Park City (Utah)<br>Ambiente \u2013 A Landscape Hotel a Sedona (Arizona)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">Si aggiungono inoltre, sempre con due Chiavi con la nuova edizione 2026 Hotels:<br>The Ritz\u2011Carlton, Dove Mountain a Marana (Arizona)<br>The Lodge at Blue Sky \u2013 Auberge Collection a Park City (Utah)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">Dubai, San Paolo e San Francisco sono le citt\u00e0 con i tre stelle Michelin in forte salita<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La nuova stagione delle Guide Gastronomiche 2027 si avvicina, e mentre attendiamo le nuove assegnazioni, vale la pena guardare indietro e osservare \u201ccome sono andate le cose\u201d nel mondo, concentrandoci sui nuovi tre stelle Michelin.<br>In Italia, la tradizione si \u00e8 confermata: ogni anno un nuovo Trois Macarons senza alcun declassamento. Il 2026 \u00e8 stato l\u2019anno di Michelangelo Mammoliti, che a Serralunga d\u2019Alba (CN), con La Rei Natura, ha conquistato il vertice. Resta aperta la domanda su cosa accadr\u00e0 a Quattro Passi di Nerano, che non avrebbe riaperto quest\u2019anno, pur comparendo ancora nella directory Michelin tra i quindici tre stelle nazionali.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<p class=\"responsive-video-wrap clr\"><iframe loading=\"lazy\" title=\"Elio Crociani intervista Chef Fabrizio Mellino new 3 Stelle Michelin 2024 Quattro Passi Nerano (Na)\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/OXxrDta09mI?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<!--nextpage-->\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Intanto, un evento storico ha attraversato il Sud America: le prime tre stelle del sub continente sono arrivate in Brasile, precisamente a San Paolo, con una doppietta che ha sorpreso tutti. Evvai e Tuju, entrambi ex due stelle, hanno scalato la vetta, riducendo il numero dei bistellati brasiliani a soli tre, senza ulteriori novit\u00e0 fra questi.<br>Lo Chef Ivan Ralston di Tuju, gi\u00e0 insignito della stella Verde e unico stellato con il Green nel paese, supera di poco le quotazioni di Luis Felipe Souza all\u2019Evvai. Non \u00e8 la prima volta che la lingua portoghese risuona tra le tre stelle: nel 2009 fu Robuchon au D\u00f4me a Macao ad aprire la strada, seguito nel 2014 da The Eight al Grand Lisboa Hotel. Nel 2019 arriv\u00f2 anche Jade Dragon, portando a tre i tristellati di Macao fino al 2023. Nel 2024 The Eight \u00e8 sceso a due stelle, dove si trova tuttora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Portogallo, invece, resta ancora da scrivere la pagina della prima terza stella nazionale: sono nove i due stelle pi\u00f9 accreditati a compiere il salto.<br>Guardando alle stelle Verdi nei territori lusofoni, il Brasile concentra tutto a San Paolo: Tuju ha ricevuto il Green nel 2024, mentre i Bib Gourmand A Casa do Porco e Corrutela completano il quadro. A Macao, l\u2019unico Green \u00e8 il Bib Gourmand IFTM Educational Restaurant. In Portogallo, tutti i sei ristoranti con stella Verde sono anche stellati in rosso; tra loro spicca Il Gallo d\u2019Oro a Madeira, unico due stelle e con due Chiavi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Affacciato sull&#8217; altro Oceano, anche la California ha vissuto una doppietta nell\u2019ultima edizione della sua Guida Michelin, che dal 2019 riunisce Los Angeles e San Francisco.<br>La storia californiana dei tre stelle parte nel 2007 con French Laundry di Thomas Keller, subito insignito del \u201ctrittico\u201d. L\u2019anno seguente entr\u00f2 anche L.A. nella selezione, ma per vedere un tre stelle nella citt\u00e0 degli Angeli si \u00e8 dovuto attendere il 2025, con Providence e Somni.<br>Michael Cimarusti, gi\u00e0 forte della stella Verde e di due stelle rosse dal 2009, ha ottenuto la terza come un segno di Provvidenza. Contemporaneamente, Aitor Zabala ha conquistato la terza stella come fosse un Oscar, senza passaggi intermedi: il suo primo locale, aperto nel 2018 con Jos\u00e9 Andr\u00e9s, aveva ottenuto due stelle prima di chiudere durante il Covid.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2026 la scena \u00e8 tornata nell\u2019area di San Francisco, con Enclos a Sonoma e Californios in citt\u00e0. Questa volta l\u2019influenza spagnola arriva dal vicino Messico, pi\u00f9 che dalla Catalogna di Ferran Adri\u00e0 come visto l\u2019anno precedente.<br>Alle novit\u00e0 degli ultimi due anni si aggiungono altri cinque ristoranti gi\u00e0 consolidati: Addison a San Diego (2022), Single Thread a Healdsburg (2019, con stella Verde e tre Chiavi), Quince con la cucina italiana di Michael Tusk (2017), Manresa a Los Gatos (2016) e Benu a San Francisco (2015).<br>Sparito invece Meadowood nell\u2019edizione 2021, tristellato dal 2011 con Christopher Kostow. Resta Joshua Skenes del Saison, sceso a due stelle nel 2019 dopo aver raggiunto la terza nel 2015. Diverso il percorso di Coi dello Chef Matthew Kirkley: terza stella nel 2018, persa l\u2019anno dopo, poi uscita dalla guida nel 2022.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La California \u00e8 anche la culla delle stelle Verdi: cinque dei dieci tristellati le possiedono \u2014 Atelier Crenn, Providence, Quince, Single Thread e French Laundry. Completano la mappa Green quattro due stelle, altrettanti monostellati e cinque indirizzi celebri, tra cui Chez Panisse di Alice Waters a Berkeley.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il fenomeno delle doppiette continua: anche Dubai ha conquistato due nuovi tre stelle nell\u2019edizione 2025. Tr\u00e8sind Studio \u00e8 salito da due, mentre FZN by Bj\u00f6rn Frantz\u00e9n \u00e8 entrato direttamente al vertice, seguendo la scia della casa madre di Stoccolma.<br>Himanshu Saini, gi\u00e0 stellato nella prima edizione 2022 della guida emiratina, ha iniziato a farsi notare anche rispetto ai grandi Chef occidentali. Lo Chef indiano di New Delhi eel 2023 ha raggiunto le due stelle, affiancando Niko Romito e Yannick All\u00e9no, entrambi in prestigiosi hotel. Nel 2024 si \u00e8 aggiunto Row on 45 presso Grosvenor House Hotel.<br>Sul fronte Green, Dubai cambia registro: Lowe ha ottenuto il primo pentafoglio nel 2022, seguito nel 2023 dai Bib Gourmand Teible e Boca, gli unici tre Green in attesa di nuove mindful voices.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Intanto, Kyoto Miyamaso sale a tre stelle, portando a sei il totale della citt\u00e0 nipponica.<br>In Thailandia, S\u00fchring raggiunge le tre stelle, diventando il secondo tristellato di Bangkok.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Francia, l\u2019unico nuovo tre stelle \u00e8 Les Moraini\u00e8res, mentre L\u2019Ambroisie scende a due. Il totale resta a trentuno.<br>La Spagna mantiene sedici tre stelle.<br>La Germania resta a dodici, con una new entry e un\u2019uscita.<br>A Tokyo, nonostante l\u2019ingresso di Myojaku e il declassamento di Kohaku, il totale resta a dodici, ma con l\u2019uscita di S\u00e9zanne dal vertice dopo la partenza di Daniel Calvert, la citt\u00e0 scende virtualmente a undici in attesa della valutazione del nuovo Chef Stephen Lancaster.<br>Nel Regno Unito restano dieci.<br>In Danimarca, esce Noma ed entra una novit\u00e0 sempre a Copenaghen.<br>A New York restano cinque: Masa scende a due stelle, sostituito da Sushi Sho di Keiji Nakazawa che passa a tre.<br>A Shanghai, Ultraviolet perde la terza stella, restando solo Taian Table nella metropoli cinese.<br>A Chicago, Alinea scende a due, lasciando Smyth da solo al vertice.<br>Infine, negli Stati Uniti orientali, The Inn at Little Washington perde la terza stella, scendendo a due ma mantenendo la stella Verde presa nel 2022.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono 161 i tre stelle nel mondo. La Francia resta il paese con pi\u00f9 tristellati, mentre la citt\u00e0 pi\u00f9 numerosa \u00e8 Tokyo, che proprio in queste ore ha perso online il suo dodicesimo per cambio Chef, restando a undici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La supremazia nipponica nel firmamento gastronomico internazionale esplode con forza nel 2008, quando la guida Michelin \u2014 dopo l\u2019esperimento americano di New York ben riuscito del 2005 \u2014 decide per la prima volta di assegnare le sue stelle ancora fuori dall\u2019Europa, scegliendo il Giappone come ulteriore palcoscenico. \u00c8 una svolta epocale: basti pensare che Maurice Greenfield, storico esperto delle guide e assiduo frequentatore di tutti i tre stelle del mondo Michelin di allora, si rifiut\u00f2 di visitarli, nonostante molti di quei ristoranti praticassero cucina francese a lui cara.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019esordio del 2009 \u00e8 clamoroso: otto tre stelle a Tokyo, di cui solo tre dedicati alla cucina francese. Parigi, fino ad allora regina incontrastata con i suoi dieci tre stelle oscillanti, vede incrinarsi il proprio primato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2010 la crescita continua: i tre stelle diventano nove, e l\u2019ascesa appare inarrestabile. L\u2019anno successivo, grazie a nuove promozioni dalla fascia delle due stelle, Tokyo arriva a undici tre stelle, otto dei quali dedicati al sushi. \u00c8 anche il primo anno in cui un locale scende di categoria: Hamadaya perde una stella, mentre scompare temporaneamente uno dei tre francesi, L\u2019Osier dello chef Olivier Chaignon.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 2011 segna un nuovo record: quattordici tre stelle, con l\u2019ingresso di una cucina fugu, Yamadaya.<br>Nel 2012 la scalata zen prosegue: sedici tre stelle, mentre Quintessence e Robuchon restano gli unici alfieri della cucina francese. E i due stelle? Ben 52, un numero che racconta da solo la densit\u00e0 gastronomica della capitale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 2013 \u00e8 un anno di assestamento: nessuna nuova entrata, Hamadaya scende a due stelle e Araki viene estromesso.<br>Nel 2014 anche 7 Chome Kyoboshi retrocede, e la triade dei tre stelle non resta immobile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Michelin sembra voler riequilibrare il quadro: nel 2015 declassa Koju e riporta L\u2019Osier \u2014 scomparso nel 2011 \u2014 tra i due stelle.<br>Nel 2016 Tokyo torna a quota tredici tre stelle grazie alla promozione di Kohaku. L\u2019anno seguente sparisce Esaki dello chef Shintaro, ma nel 2019 si ritorna a tredici con il rientro di L\u2019Osier nel gotha gastronomico: i francesi tornano cos\u00ec a essere tre al vertice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 2020 \u00e8 un anno duro per il sushi: Sukiyabashi Jiro Honten e Sushi Saito vengono esclusi dal firmamento, e i tre stelle scendono a undici. Ma la cucina francese festeggia: L\u2019Effervescence sale da due a tre stelle, portando a quattro i ristoranti francesi al vertice. Lo chef Shinobu Namae conquista anche la stella verde.<br>\u00c8 un anno memorabile anche per la cucina cinese: Sazenka ottiene le tre stelle, mentre Azabu Yukimura scende a due.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 2021 \u00e8 l\u2019anno delle stelle verdi: vengono assegnate alla cucina francese e innovativa di Quintessence, ai due stelle Floril\u00e8ge e Narisawa, e ai semplici stellati Lature e Sinc\u00e8re, entrambi guidati da chef di Shibuya-ku.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2022 arriva una novit\u00e0 italiana: Faro ottiene la stella verde dopo la rossa dell\u2019anno precedente. Le stelle verdi passano da sei a quattordici, per poi essere ridimensionate l\u2019anno successivo, quando due tre stelle \u2014 L\u2019Osier e Sazenka \u2014 perdono il riconoscimento sostenibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2024 un altro tre stelle, L\u2019Effervescence, perde la stella verde, cos\u00ec come l\u2019unico Bib Gourmand Ma Cuisine. I tre stelle restano dodici, con un ricambio generazionale: Harutaku sale al vertice, mentre Sushi Yoshitake scende a due.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 2025 replica la stabilit\u00e0 dell\u2019anno precedente, ma con un cambio importante: scompare Makimura e al suo posto entra S\u00e8zanne, nuovo tre stelle.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, nel 2026, l\u2019unica novit\u00e0 \u00e8 la stella verde assegnata a Trois Visages. I tre stelle restano dodici, nonostante la retrocessione di Kohaku: la stella \u201cperduta\u201d viene immediatamente raccolta da Myojaku dello chef Hidetoshi Nakamura, che entra cos\u00ec nell\u2019\u00e9lite gastronomica di Tokyo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Segue Parigi, sorprendentemente ferma a nove. Ricordiamo che Paris ha ottenuto le prime tre stelle solo nell&#8217;edizione 1933 con sei: La Tour d&#8217;Argent, Le Caf\u00e9 de Paris, Lap\u00e9rouse, Carton, Larue, Foyot. Poi solo Fouquet&#8217;s nel 38. Nel 34 si aggiunsero L&#8217;Ane Rouge, Plaza Athen\u00e9e e Les Princes del George V. Dopodich\u00e9 i tre stelle si fermarono fino all&#8217;edizione 1951 con solo quattro a Parigi rientrati. Nel 53 i primi nuovi: Maxim&#8217;s e Le Grand Vefour. Nel 62 Laserre, nel 73 Taillevent e Vivarois, nel 78 L&#8217;Archestrate, Jamin nell&#8217;84, Lucas Carton 86, L&#8217;ambroisie 88, Joel Robuchon 1994, L&#8217;Arp\u00e8ge 96, Alain Ducasse 97, Pierre Gagnaire 98, Ledoyen e Guy Savoy nel 2002, Le Cinq 2003, Astrance, Le Pr\u00e9 Catelan, Le Meurice 2007, Epicure 2009, dopo un periodo di avvicendamenti fra i soliti noti, Kei 2020, Plenitude 2022, Le Gabriel 2024, Les Moraini\u00e8res 2026. Dal 1931 invece, per incentivare il consumo di pneumatici, ci furono parecchi tre stelle &#8220;en province&#8221; sparsi nell&#8217;esagono.<br>Sul podio urbano, accanto a Parigi, si conferma anche Hong Kong, con sette tre stelle.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">10 Chef al vertice da Cina, Usa, Francia, Germania, Spagna, Svizzera, Giappone e Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono dieci gli chef migliori al mondo \u2013 con i rispettivi ristoranti \u2013 secondo La Liste, la classifica globale che quest\u2019anno celebra la sua decima edizione. Era il 2016 quando chi scrive scopr\u00ec per la prima volta quella lunga graduatoria di mille ristoranti sparsi per il pianeta, nata quasi come contraltare all\u2019elenco, molto pi\u00f9 snello, dei 50 Best, che gi\u00e0 da anni dominavano la scena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Del resto, quando i Fifty Best debuttarono nel 2002, in redazione accadde qualcosa di simile: a rappresentare l\u2019Italia non c\u2019erano i soliti blasonati tre stelle, ma Checchino a Roma e Alle Testiere a Venezia, un ristorante talmente piccolo che, per servire Acqua Panna e San Pellegrino, avrebbe dovuto rinunciare a due tavoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche per La Liste la storia si ripete. Dieci anni fa, Da Vittorio \u2013 quando i Cerea avevano gi\u00e0 conquistato le tre stelle Michelin nel 2010 ma erano ancora un po\u2019 pi\u00f9 defilati \u2013 risultava l\u2019italiano pi\u00f9 in alto in classifica. La notizia, in diretta radiofonica, venne comunicata proprio a Chicco Cerea. Quel primato non solo resiste, ma oggi si consolida con un punteggio massimo arrivato a 99,5, rafforzato nel frattempo dall\u2019apertura di altri \u201cDa Vittorio\u201d nel mondo, ciascuno insignito di due stelle.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli altri nove ristoranti al vertice, tutti stranieri, compongono un mosaico globale di altissima cucina. Per la Francia c\u2019\u00e8 Guy Savoy, nonostante il recente declassamento Michelin a due stelle. Seguono la Germania con Schwarzwaldstube, Hong Kong \u2013 e dunque la Cina \u2013 con Lung King Heen, gli Stati Uniti con Le Bernardin a New York, la Svizzera con il Cheval Blanc di Basilea, il Giappone con Matsukawa a Minato-ku, ancora gli USA con la Napa Valley e SingleThread, unico tra questi ad aver ottenuto contemporaneamente la stella verde e le tre Chiavi Michelin per l\u2019hotel. Chiudono la lista la Spagna con Mart\u00edn Berasategui a Lasarte-Oria e Robuchon au D\u00f4me a Macao, ancora in territorio cinese. Tutti, tranne Savoy, vantano tre stelle Michelin.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accanto ai dieci attuali, merita un ricordo anche l\u2019undicesimo, Beno\u00eet Violier, primo numero uno assoluto nella storia de La Liste, senza ex aequo. Un talento straordinario che oggi non \u00e8 pi\u00f9 tra noi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<p class=\"responsive-video-wrap clr\"><iframe loading=\"lazy\" title=\"Elio Crociani interviste Chef Benoit Violier &amp; Caimotto Michele Sommelier Hotel de Ville (CH)\" width=\"1200\" height=\"675\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Ih44InTFNOM?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo quindici anni di silenzio, Michelin torna a Las Vegas. 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